19 esami in un anno per rabbia!

“Sfogliando Ateneapoli ho letto della sfida cui andranno incontro gli studenti di Giurisprudenza alla Federico II in quest’anno accademico: ventidue esami in tre anni, idoneità incluse. È uno scherzo? Dov’è la sfida? Guardate il mio storico: diciannove esami in dodici mesi, idoneità escluse”. Si sfoga così Alessandro, un nome di fantasia, laureando in Medicina alla Federico II, meno quattro esami alla laurea con una media del 26, una tesi in Chirurgia d’urgenza. Per essere in regola con i tempi, Alessandro dovrebbe laurearsi entro marzo 2006. “Sono sicuro che ce la farò – dichiara deciso – perché continuerò a studiare con costanza e impegno così come ho fatto sino ad ora”. 
Studente pendolare della provincia di Napoli, Alessandro va in Facoltà dalle otto del mattino alle sei di sera tutti i giorni, incluso il sabato. Sin dai primi tempi di università ha avuto un buon ritmo di studio – cinque, sei esami all’anno – ma tra il quarto e quinto anno di corso è accaduto qualcosa. “Mi sono reso conto di essere depresso. Avevo dimenticato il motivo per il quale mi ero iscritto a Medicina”. Alessandro attribuisce il suo malessere ad “un piano di studi costruito – a livello nazionale – senza alcuna ratio e ad un ambiente – quello della mia Facoltà – troppo corrotto”. 
Secondo Alessandro, “nei primi due anni ci fanno studiare materie che si ripetono o che servono a ben poco. Succede quindi che, per dare spazio a certi esami, si riduce il tempo da dedicare a discipline maggiormente caratterizzanti la professione medica”. Qualche esempio: “Esami come Matematica, Statistica e Fisica potrebbero essere trasformati in semplici verifiche; Biologia, Chimica e Biochimica potrebbero essere suddivisi in uno, al massimo due esami; di contro, si potrebbe procedere ad uno scorporo delle cliniche, perché così come unificate non consentono uno studio approfondito della singola materia”. Un disagio, quello piombato su Alessandro, dovuto anche ad una lucida, autonoma constatazione di alcuni fatti. “Ad occhio e croce, su trecento iscritti annualmente un buon settanta per cento passa gli esami perché raccomandato. Insomma, non è confortante assistere alla promozione dei soliti noti, bravi a superare agilmente esami tosti del triennio, ai quali invece noi comuni mortali dobbiamo riservare tanto tempo”:
Poi quella molla, con Alessandro che ingrana la quarta e procede spedito verso il traguardo della laurea. “Frequentando il Pronto Soccorso e la Croce Rossa ho capito che volevo fare il medico e mi sono buttato a capofitto sui libri”. Alessandro, infatti, per un anno non ha seguito i corsi; in compenso si è unito ad altri due colleghi “ed insieme abbiamo studiato tutti i giorni, sostenendoci psicologicamente a vicenda nei momenti più difficili e spronandoci quando si avvicinava la data dell’esame”. Il risultato? Diciannove esami Alessandro, diciotto l’amico, dodici l’altro, e con voti a partire dal 25 sino al 30. A questi, vanno aggiunte le verifiche, tre per Alessandro. Totale: ventidue tra esami e Ade. Il tutto in un anno appena.
“Per questo motivo – spiega Alessandro – resto basito quando gli studenti di Giurisprudenza parlano di sfida per superare ventidue esami, idoneità comprese, in tre anni”. Ecco, allora, qualche consiglio per affrontare fruttuosamente il percorso universitario: “Primo, studiate in gruppo, perché il gruppo dà una marcia in più. Secondo, selezionate i corsi da seguire: non tutti sono importanti ai fini degli esami e frequentarli tutti potrebbe rappresentare solo un’inutile perdita di tempo. Terzo, vivete la Facoltà, perché il confronto con i colleghi è stimolante e produttivo; infine, salvaguardate la vostra vita privata: amici, fidanzati, lavoretti part-time sono tutti elementi fondamentali per interrompere lo stress da studio”. 
Paola Mantovano 
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