“E’ un’esperienza che ti cambia la vita”

Soddisfazione ed entusiasmo nei racconti degli studenti sui loro soggiorni studio all’estero. Una scelta, quella di arricchire il proprio curriculum con un’esperienza Erasmus, che non sempre raccoglie consensi tra gli stessi studenti, convinti, in certi casi, che si tratti esclusivamente di una perdita di tempo. Al contrario, secondo quanto affermano coloro che hanno avuto la possibilità di studiare presso università europee, “è qualcosa che ti cambia la vita, responsabilizza e rende più forti e aperti”. Luca Saetta, 25 anni, studente di Economia e Management a Capua, racconta dei suoi cinque mesi (da febbraio a giugno dello scorso anno) presso la Corvinus University di Budapest come “uno dei periodi più belli” della sua vita. “Sono stato catapultato in un altro mondo – dice – dove, senza dubbio, c’è uno stile di vita diverso, meno stressante che in Italia, il costo della vita è più basso e l’Università mi è sembrata molto più avanti”. Prima di partire qualche timore, poi rivelatosi infondato. “Andando in una capitale dell’est europeo, non sapevo quale situazione economico-politica avrei trovato. Mi sono dovuto ricredere subito: la vita a Budapest mi è apparsa tranquilla e si avverte un certo sviluppo economico”. Punto critico, gli esami in inglese: “all’inizio ho avuto difficoltà. Dopo poco mi sono abituato e ho superato con facilità le prove di Sviluppo dell’est europeo ed Inglese economico”. Al campus, tanta tecnologia e un’organizzazione a cui Luca non era abituato. “Seguivo i corsi insieme ad una ventina di studenti, riuscendo così a mantenere un’attenzione costante, facevamo tante esercitazioni e presentazioni in pubblico (una volta, ho dovuto esporre, in inglese, una relazione sull’occupazione in Italia), tanto che l’esame è semplicemente la prova finale di un percorso formativo costruito di settimana in settimana”. La quasi totale mancanza di applicazioni pratiche della sua Facoltà ha fatto riflettere Luca: “non facciamo mai stage. Personalmente, non ho compreso appieno l’applicazione dei concetti che studiamo”. Anche i contributi economici erogati dall’Ateneo sono stati soddisfacenti: “ai 230 euro dell’Agenzia Nazionale Erasmus si sono aggiunti altri 460 dell’Adisu del Secondo Ateneo, per un totale di 690 euro mensili. Mi sono bastati”. 
Sembra che gli studenti di alcune Facoltà siano particolarmente riluttanti a partecipare al bando. A Scienze, per esempio, lo scorso anno, è partito solo Marco Papale, 26enne neo-dottore in Matematica. “Nonostante i timori iniziali, – afferma la prof.ssa Paola D’Aquino, delegata Erasmus di Facoltà e docente di Logica matematica e Algebra – non c’è mai stato nessuno che sia ritornato deluso o insoddisfatto”. “Avevo voglia di fare un’esperienza internazionale – dice Marco, originario di Casagiove, attualmente impegnato in un Master in Risk Management – e sono partito per Siviglia con l’obiettivo di concludere la mia tesi di laurea in Analisi matematica”. E così è stato. “Mi sono ritrovato in un ambiente internazionale, ho studiato insieme ad arabi, tedeschi, francesi con i quali comunicavo sia in inglese che in spagnolo, anche se lo spagnolo l’ho praticamente imparato sul posto”. Per terminare il lavoro di tesi, Marco ha chiesto un prolungamento di due mesi e “non mi è affatto dispiaciuto”. La casa, le spese, le bollette, lo studio: sono tante le responsabilità quando si è da soli. “Bisogna far quadrare i conti, ma non mi sono mai abbattuto. Già prima di partire, ho trovato un alloggio, sul web, e sono stato benissimo con i miei coinquilini italiani e brasiliani. E poi Erasmus non è solo questo: ci sono i divertimenti, le uscite, le amicizie internazionali che ti fanno crescere e aprire mentalmente!”. Anche Marco Gentile, laureando in Giurisprudenza, ha studiato in Spagna, ma per un periodo più lungo. “Sono stato presso il campus de L’Universidad de Castilla-La Manche di Ciudad Real – dice – quasi per un anno (da settembre del 2009 al luglio del 2010), perché gli esami sono divisi in moduli e si affrontano nei due semestri, e poi mi sono trovato benissimo”. Riguardo la preparazione acquisita, “noi italiani abbiamo una base teorica molto più solida, in Spagna schematizzano molto, sintetizzano con tante slides e la maggior parte degli esami sono scritti. Forse, si studia anche di meno”. Un periodo che Marco ricorda soprattutto per i rapporti umani: “condividevo un appartamento con altri due italiani, ma al campus ho avuto modo di conoscere ragazzi provenienti dai più svariati Paesi”. Un consiglio agli studenti in dubbio se partecipare al bando o meno: “non siate timorosi, è un’esperienza che forma molto e responsabilizza. Oggi, sono molto più forte, mi rendo conto di riuscire ad affrontare meglio le situazioni”.
Tanti anche gli studenti stranieri ospiti. Emre Sodali, al quinto anno di Medicina e Chirurgia, di nazionalità turca, è a Napoli da quattro mesi. “Per noi turchi è molto complicato studiare in italiano – ammette Emre che, dopo la laurea, vuole specializzarsi in Oculistica – quindi seguiamo le lezioni in inglese”. Oltre agli stage in reparto. “Sto seguendo il corso di Urologia, ma ho chiesto al prof. Minucci di poter fare uno stage in reparto. Ho notato che alla Selcuk University, in Turchia, sono previste molte più ore di pratica che in Italia”. Dice di essersi ambientato bene a Napoli – “la gente è molto socievole” – anche se “non è la bella città che mi aspettavo di trovare, è troppo sporca…”.
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