“I tagli danneggiano le Università vere”

“I nostri problemi più seri sono quelli finanziari, stanno provocando la riduzione dell’offerta”, sottolinea il Rettore Massimo Marrelli, intervenuto il primo dicembre al Consiglio di Facoltà di Economia, sul Fondo di Finanziamento Ordinario. “Scriverò un articolo per il Sole 24 Ore, quotidiano che ogni anno stila delle graduatorie sulle migliori Università, nel quale spiegherò come stanno veramente le cose”. In base a queste classifiche, le università peggiori sono quelle che il prof. Marrelli definisce, invece, ‘generose’. “I tagli maggiori danneggiano le università, consentitemi l’espressione, vere, tra le quali ci siamo noi, Bologna, Milano, Roma, Padova, Firenze, che sostengono il carico maggiore e finanziano le piccole università”. In tre anni, in seguito ai pensionamenti, la Federico II perderà circa duemila unità di personale. “In pratica una volta e mezzo il personale dell’Università di Urbino, per menzionare un Ateneo che ha una certa tradizione”. Un meccanismo che toglie premialità ai grandi Atenei, aggravandone il carico economico ed il declassamento. “In base ai criteri vigenti, noi siamo penultimi, prima di Roma che è ultima. Immediatamente sopra di noi, ci sono Bologna e Padova. Il precedente ministro non capiva queste cose, ma Profumo sembra essere più sensibile”. Alla luce di questa situazione, com’è il bilancio di previsione per il prossimo anno? “Abbiamo un disavanzo di soli due milioni di euro dovuto alla mancata vendita, per il momento, di alcuni appartamenti che avevamo dismesso – dice ancora Marrelli – Vista la riduzione del finanziamento di 12 milioni e mezzo che abbiamo subìto nel 2010, abbiamo apportato un taglio alle spese spaventoso”. Tutti questi tagli comportano, però, una riduzione dell’offerta e della capacità di attrarre. “Per questo abbiamo accelerato per effettuare le chiamate degli idonei entro il 31 dicembre”, sottolinea ancora Marrelli. Una decisione della quale si è giovata la Facoltà di Economia che negli ultimi anni aveva sofferto più di altre: “bisogna ringraziare gli altri Presidi che hanno capito la situazione”, sottolinea il Rettore prima di passare al vero cuore del suo intervento sulle prospettive future. 
“Cancellare le 
Facoltà è stata 
una idiozia”
Cosa vogliamo fare e cosa vogliamo diventare? È questa la domanda cruciale alla quale rispondere in vista della riorganizzazione complessiva dell’Università. Il Rettore, rivolto al Consiglio di Economia, parla della sua idea, di un possibile ‘sogno’ per creare nuovi Dipartimenti, immaginati come aggregazioni nate intorno a progetti di ricerca. “Secondo me i Dipartimenti sono centri di ricerca, punto e basta, ma questo non significa che debbano essere necessariamente monoculturali o monotematici. Cancellare le Facoltà è stata un’idiozia, ma ormai la Legge Gelmini è stata approvata”. Per questo lo Statuto, che istituisce quattro grandi Scuole, ha previsto, nelle norme transitorie, le aree didattiche, “per consentire un’unitarietà metodologica, perché è anche in base a questo che saremo valutati”. Dal punto di vista didattico, i Corsi di Laurea Magistrali, primo passo verso l’approfondimento e, perché no, verso la ricerca, saranno incardinati nei Dipartimenti, mentre le Lauree Triennali manterrebbero un carattere interdipartimentale. Alcune Facoltà si stanno già, autonomamente, dalle indicazioni rettoriali, muovendo verso questa direzione, come Scienze che sembra orientata a seguire un modello basato su cinque grandi Dipartimenti – Matematica, Fisica, Chimica, Biologia e Scienze della Terra – ed una gestione dei cicli formativi come quella appena illustrata. 
Anche Architettura e Lettere sembrano orientate a dar vita a due soli Dipartimenti, con qualche problema per gli archeologi che potrebbero afferire tanto ad un Dipartimento di Storia e Filosofia, tanto ad uno di Filologia. Sociologia sembra indirizzata a conservare l’organizzazione con un unico Dipartimento, mentre più complicate per ora appaiono le situazioni di Giurisprudenza, che presenterà dei progetti di ricerca e dottorato che saranno valutati dal Nucleo di Valutazione, e Medicina, al momento “una scatola nera”, come confessa Marrelli il quale sottolinea l’aspetto più importante della sua proposta: “il metodo. Cosa vogliono offrire le aree? Perché in base a questi obiettivi si può pensare di sviluppare filoni di ricerca comuni a cui contribuiscono figure diverse, Economico and Law o Microeconomics Policy, con il contributo degli aziendalisti. Le crisi e schifezze, come la Legge Gemini, servono a crescere. Se decidiamo di fare un unico Dipartimento, come uomo di questa Facoltà, devo dire che non mi piace”. 
Simona Pasquale
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