“La nostra Facoltà valorizza gli studi comparatistici”

“Curiosità, attenzione per i problemi del mondo, capacità di comprendere le culture altre”: è il profilo del tutto particolare di uno studente che voglia iscriversi a Lettere de L’Orientale. Lo tratteggia la Preside Amneris Roselli.
A differenza di altre, infatti, quella dell’Orientale è una Facoltà di Lettere dove lo studio delle lingue orientali e africane, oltre a quelle europee, rappresenta l’elemento caratterizzante. “La nostra è sicuramente una Facoltà che valorizza gli studi comparatistici e l’analisi delle specificità delle diverse aree geografiche, attraverso lo sviluppo delle competenze linguistiche su storia, cultura, letteratura, economia di vari paesi orientali ed occidentali. Ad esempio, anche per un curriculum come quello di Filosofia, presente nel Corso di studi comparatistici, c’è una forte pertinenza con gli studi areali e una presenza di esami legati al mondo orientale”.
Le lingue, quindi, sono la caratteristica dominante dei quattro Corsi di Laurea triennali attivati. Ma tra tante lingue, quale scegliere? “Ci sono lingue come l’Indonesiano che, fatta eccezione per una cattedra in Olanda, si studia solo da noi. Scegliere una lingua di nicchia, allora, può offrire opportunità in più perché non ci sono altri esperti nel settore”, spiega la Preside la quale aggiunge che nell’operare la propria scelta “bisogna distinguere tra le grandi lingue di comunicazione, come l’inglese che è una base dalla quale tutti devono partire, e le lingue di specializzazione, del cui Paese va analizzato il contesto economico, storico, culturale. Gli studenti, quindi, devono saper unire bene i propri interessi con la nostra offerta didattica, mantenendo alla base un discorso di apertura verso il mondo”.
In tal senso sono diverse le convenzioni e gli accordi che la Facoltà ha stretto con numerosissime università straniere – “non si possono neanche elencare”, afferma la Preside – e che consentono ai ragazzi di fare esperienze di studio in Paesi come il Tibet, la Cina o l’Indonesia, oltre che nelle università europee dell’Erasmus.
Altro elemento da considerare per chi si immatricola al primo anno è che una Laurea Triennale non sempre può bastare per trovare lavoro, quindi è bene guardare anche alle Magistrali: Lingue e Civiltà orientali, Filosofia e Politica, Letterature comparate, Archeologia: oriente e occidente, Cultura e Filologia antica e moderna, Lingue e Comunicazione interculturale in area euro-mediterranea.
“Per completare lo studio di alcune lingue come il Cinese o il Giapponese, o per il settore antichistico, – conferma la prof.ssa Roselli – il triennio non basta. Inoltre, se si vuole intraprendere la strada dell’insegnamento, bisogna acquisire il titolo quinquennale per poter poi accedere alle procedure per l’abilitazione”
 
Gli studenti: troppa severità agli scritti di lingua
“Dal punto di vista organizzativo la Facoltà lascia molto a desiderare, come l’intero Ateneo del resto. Arrivi dalle superiori con la necessità di avere informazioni e invece vieni sballottato in maniera caotica da un ufficio all’altro, e non riesci a capire come risolvere i tuoi problemi”, racconta Matilde Cioppa, al secondo anno di Lingue, Culture e Istituzioni dei Paesi del Mediterraneo.
“Bisogna essere molto svegli per superare le prime difficoltà. Prendere la situazione di petto e cercarsi le informazioni da soli – le fa eco Carmen Scialò, anche lei al secondo anno di Lingue, Culture e Istituzioni dei Paesi del Mediterraneo – Chi si iscrive in questa Facoltà deve munirsi di tanta buona volontà”.
Altra difficoltà con la quale ci si scontra è l’accavallamento dei corsi, problema senza rimedio: “Molti corsi sono in calendario proprio nello stesso giorno e allo stesso orario, e quindi bisogna decidere di seguirne uno piuttosto che un altro, ma non sempre è facile, soprattutto al primo anno, quando non si conoscono bene le materie e non si capisce quale lezione è più importante frequentare”, spiega  Matilde.
Problemi anche per le aule, infatti, denuncia Carmela D’Angelo, laureanda in Lingue, Culture e Istituzioni dei Paesi del Mediterraneo: “non ci sono aule studio decenti. Le uniche aule a disposizione degli studenti sono quelle occupate, dove se non ti interessi di politica e non fai parte del ‘gruppo’ non puoi andare”. Anche la normale attività didattica quest’anno è stata teatro di spettacoli, come quando, racconta Scialò: “per la lezione di Cinema l’aula era così piena che non solo c’erano ragazzi seduti a terra, e altri vicino la cattedra, ma c’erano così tante persone in piedi che non si riusciva neanche ad entrare nell’aula. Finché si segue seduti a terra può anche andar bene, ma non riuscire proprio ad entrare è troppo!”.
Nonostante tutto, però, sembra valere la pena iscriversi perché “è una delle Facoltà migliori per l’insegnamento delle lingue e i docenti sono molto disponibili”- afferma Cioppa, anche se al primo anno si incontrano esami come Geografia, Storia e Critica del cinema o Inglese scritto che possono davvero scoraggiare. “Geografia e Cinema vengono spesso sottovalutati dai ragazzi e presi sottogamba, – spiega- invece sono esami molto lunghi e con molte cose da ricordare. Per quanto riguarda l’Inglese, bisogna considerare che i docenti pretendono una buona preparazione iniziale senza la quale non si possono proprio intraprendere questi studi”. “Gli scritti delle lingue sono tutti abbastanza difficili – aggiunge Scialò – Lo scorso anno, per Inglese,  avevamo una docente di grammatica che ci ha seguito molto bene, assegnandoci anche dei compiti a casa. Ma quest’anno non è stato così”.
Anche D’Angelo racconta la sua difficoltà nelle lingue, in questo caso con lo Spagnolo: “Ci sono ragazzi che, dopo aver avuto tutti 30 nelle altre materie, si trovano a dover ripetere anche 13 volte un esame di lingue. Io ho perso un anno per Spagnolo III e credo che andrò a frequentare la Magistrale in un altro Ateneo perché non mi piace il sistema di valutazione dell’Orientale. Il punto è – spiega la studentessa – che per la maggior parte degli esami c’è molta leggerezza, si prendono 28 e 30 con troppa facilità, mentre poi sulle lingue c’è una severità estrema: questo disorienta molto, perché non c’è un unico parametro di riferimento per valutare la preparazione”.
 
 
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