Due i Corsi di Laurea in Medicina attivati dalla Facoltà, uno ubicato nella sede napoletana del Primo Policlinico, l’altro a Caserta. Un’organizzazione a blocchi di discipline, mutuata dall’esperienza anglosassone, la peculiarità del Corso di Napoli. Metodo che ha un duplice vantaggio: “da un lato, gli studenti possono seguire i corsi e studiare contemporaneamente la stessa disciplina; dall’altro, riescono a restare in regola con gli esami”. A parlare è Giovanni Delrio, presidente del Corso in questione, accanito sostenitore della nuova modalità didattica. “L’intero percorso – chiarisce – è stato disegnato in maniera tale da unire la teoria alla pratica sin dai primi anni di Università”.
Sei anni la durata del percorso, 350 i crediti che bisogna raggiungere per laurearsi, così distribuiti: 252 derivanti dalle discipline di base ed acquisibili superando quaranta esami in sei anni; 60 relativi alle attività professionalizzanti svolte nei reparti clinici; 18 ricavati dalle altre attività autorizzate dai CdL (conoscenza della lingua straniera, abilità informatiche, tirocini); 15 legati alle Ade, le attività didattiche elettive, quelle cioè a scelta degli studenti, i cui crediti serviranno anche per la successiva specializzazione; infine, altri 15 crediti per la preparazione della tesi di laurea. Se è vero che ogni Cfu vale 25 ore, laddove per “Credito formativo universitario” s’intende il lavoro che ciascuno studente deve svolgere durante il CdL, “tra lezioni da seguire in aula, attività di laboratorio e di reparto e studio a casa, ci vorranno all’incirca novemila ore: insomma, un impegno duro, che sconsiglio a tutti coloro che non intendono dedicarsi anima e corpo a questo tipo di studi”, rimarca il prof. Delrio.
Formare un medico che non sia solo un tecnico, ma anche una persona capace di avere un buon rapporto col paziente, tra gli obiettivi del CdL. “Ecco perché da noi si studiano anche materie come Etica e Psicologia clinica”, spiega Delrio. Che aggiunge: “puntiamo anche su buone conoscenze di Economia sanitaria, novità introdotta dalla riforma universitaria e che noi abbiamo inserito, come disciplina, all’ultimo anno di Corso”. Migliorate, negli ultimi tempi, le strutture, punto dolente sino a qualche anno fa. “Abbiamo allestito una serie di infrastrutture dedicate agli studenti. Tra queste, una sala studio con diverse postazioni dotate di computer collegati in rete, in cui è anche possibile consultare libri di testo e riviste scientifiche. Speriamo, poi, di riuscire a realizzare anche un laboratorio linguistico”.
Discipline di base e pre-cliniche sono le materie che gli iscritti di Medicina devono affrontare nei primi due anni e mezzo di Corso. Per poi approdare, al secondo semestre del terzo anno, alle cosiddette “cliniche”, dove si divideranno tra lezioni frontali e pratica nei diversi reparti, con frequenza obbligatoria. Per riuscire ad organizzare attività di reparto fruttuose per tutti, “abbiamo pensato di suddividere gli studenti in piccoli gruppi, massimo quaranta allievi per volta, ciascuno dei quali seguirà, a rotazione, ognuno dei cinque blocchi in cui sono state ripartite le discipline cliniche. Al termine di ciascun blocco, i ragazzi avranno tre settimane di tempo per sostenere i relativi esami”. Ogni blocco dura, in media, otto-nove settimane e raggruppa due o tre cliniche alla volta, per un totale di sedici insegnamenti.
La sperimentazione dell’organizzazione didattica a blocchi di discipline, cominciata a marzo 2004, sembra dare ottimi risultati. “Secondo i nostri dati – riferisce Delrio – chi accede alle cliniche senza alcun esame in debito (così come imposto dal nuovo regolamento di Facoltà) riesce a superare agevolmente gli esami dei blocchi, anche con voti molto alti. Quest’anno, il 97% degli studenti ha sostenuto tutte le prove d’esame, per giunta nei tempi regolari”. Tra le singolarità di questo Corso, l’attività di tirocinio del quinto anno presso studi medici privati di medicina generale.
Statistiche alla mano, per ambire ad entrare a Medicina della Sun, al test d’ammissione potrebbero bastare 30 punti, “a differenza degli omonimi corsi del Nord d’Italia, dove bisogna raggiungere almeno un punteggio di 35/40”, fa notare Delrio. Che incalza: “insomma, la scuola dell’obbligo meridionale prepara poco i ragazzi. In qualità di docenti universitari del primo anno abbiamo notato che ci arrivano studenti che non sanno neanche costruire una frase in italiano”. Di qui un consiglio: “studiate bene a scuola gli argomenti oggetto del concorso d’ammissione alla Facoltà di Medicina ed evitate di prepararvi sommariamente sui libri di quiz”.
La libera professione e l’impiego nelle Asl e nelle strutture private, gli sbocchi occupazionali più seguiti dai laureati in Medicina. Ma anche ricerca – all’università, nei centri e nei laboratori pubblici e privati – ed insegnamento nelle scuole, “a patto che si studi con costanza e rispettando il percorso tracciato dalla Facoltà”, l’ammonimento del presidente Delrio.
Sei anni la durata del percorso, 350 i crediti che bisogna raggiungere per laurearsi, così distribuiti: 252 derivanti dalle discipline di base ed acquisibili superando quaranta esami in sei anni; 60 relativi alle attività professionalizzanti svolte nei reparti clinici; 18 ricavati dalle altre attività autorizzate dai CdL (conoscenza della lingua straniera, abilità informatiche, tirocini); 15 legati alle Ade, le attività didattiche elettive, quelle cioè a scelta degli studenti, i cui crediti serviranno anche per la successiva specializzazione; infine, altri 15 crediti per la preparazione della tesi di laurea. Se è vero che ogni Cfu vale 25 ore, laddove per “Credito formativo universitario” s’intende il lavoro che ciascuno studente deve svolgere durante il CdL, “tra lezioni da seguire in aula, attività di laboratorio e di reparto e studio a casa, ci vorranno all’incirca novemila ore: insomma, un impegno duro, che sconsiglio a tutti coloro che non intendono dedicarsi anima e corpo a questo tipo di studi”, rimarca il prof. Delrio.
Formare un medico che non sia solo un tecnico, ma anche una persona capace di avere un buon rapporto col paziente, tra gli obiettivi del CdL. “Ecco perché da noi si studiano anche materie come Etica e Psicologia clinica”, spiega Delrio. Che aggiunge: “puntiamo anche su buone conoscenze di Economia sanitaria, novità introdotta dalla riforma universitaria e che noi abbiamo inserito, come disciplina, all’ultimo anno di Corso”. Migliorate, negli ultimi tempi, le strutture, punto dolente sino a qualche anno fa. “Abbiamo allestito una serie di infrastrutture dedicate agli studenti. Tra queste, una sala studio con diverse postazioni dotate di computer collegati in rete, in cui è anche possibile consultare libri di testo e riviste scientifiche. Speriamo, poi, di riuscire a realizzare anche un laboratorio linguistico”.
Discipline di base e pre-cliniche sono le materie che gli iscritti di Medicina devono affrontare nei primi due anni e mezzo di Corso. Per poi approdare, al secondo semestre del terzo anno, alle cosiddette “cliniche”, dove si divideranno tra lezioni frontali e pratica nei diversi reparti, con frequenza obbligatoria. Per riuscire ad organizzare attività di reparto fruttuose per tutti, “abbiamo pensato di suddividere gli studenti in piccoli gruppi, massimo quaranta allievi per volta, ciascuno dei quali seguirà, a rotazione, ognuno dei cinque blocchi in cui sono state ripartite le discipline cliniche. Al termine di ciascun blocco, i ragazzi avranno tre settimane di tempo per sostenere i relativi esami”. Ogni blocco dura, in media, otto-nove settimane e raggruppa due o tre cliniche alla volta, per un totale di sedici insegnamenti.
La sperimentazione dell’organizzazione didattica a blocchi di discipline, cominciata a marzo 2004, sembra dare ottimi risultati. “Secondo i nostri dati – riferisce Delrio – chi accede alle cliniche senza alcun esame in debito (così come imposto dal nuovo regolamento di Facoltà) riesce a superare agevolmente gli esami dei blocchi, anche con voti molto alti. Quest’anno, il 97% degli studenti ha sostenuto tutte le prove d’esame, per giunta nei tempi regolari”. Tra le singolarità di questo Corso, l’attività di tirocinio del quinto anno presso studi medici privati di medicina generale.
Statistiche alla mano, per ambire ad entrare a Medicina della Sun, al test d’ammissione potrebbero bastare 30 punti, “a differenza degli omonimi corsi del Nord d’Italia, dove bisogna raggiungere almeno un punteggio di 35/40”, fa notare Delrio. Che incalza: “insomma, la scuola dell’obbligo meridionale prepara poco i ragazzi. In qualità di docenti universitari del primo anno abbiamo notato che ci arrivano studenti che non sanno neanche costruire una frase in italiano”. Di qui un consiglio: “studiate bene a scuola gli argomenti oggetto del concorso d’ammissione alla Facoltà di Medicina ed evitate di prepararvi sommariamente sui libri di quiz”.
La libera professione e l’impiego nelle Asl e nelle strutture private, gli sbocchi occupazionali più seguiti dai laureati in Medicina. Ma anche ricerca – all’università, nei centri e nei laboratori pubblici e privati – ed insegnamento nelle scuole, “a patto che si studi con costanza e rispettando il percorso tracciato dalla Facoltà”, l’ammonimento del presidente Delrio.








