“Un’esperienza di altissimo livello” in una prestigiosa università statunitense per i sette studenti del Progetto Mapei

“Grazie alla MAPEI, abbiamo consentito a ragazzi italiani di vivere un’esperienza di altissimo livello”, dice Antonio Nanni, docente presso la Facoltà di Ingegneria, parlando del Mapei Scholarship, un programma di scambio tra le Università di Napoli e Rolla, nel Missouri, finanziato dalla multinazionale italiana. Sette borse di studio da 3000 euro, per dare la possibilità, ad altrettanti giovani laureandi magistrali in Ingegneria, di svolgere la propria tesi di laurea in una prestigiosa università statunitense. “La nostra speranza è quella di poter estendere ulteriormente questo progetto. Uno degli obiettivi che ci siamo prefissi, è quello di dare vita ad accordi volti a sperimentare nuove possibilità di formazione”. Per attivare ulteriori possibilità di crescita comune, a giugno sono stati firmati in Svizzera degli accordi tra l’Italia e gli Stati Uniti allo scopo di realizzare un programma di scambio, equivalente a quello Erasmus, denominato Atlantis. “È il primo passo per iniziare a dare vita a dei percorsi comuni in previsione dell’istituzione di lauree transatlantiche”. Il professor Nanni, esperto di calcestruzzo armato e precompresso e materiali compositi, laureato in Ingegneria Civile a Bologna, nel 1978, ha trascorso quasi tutta la sua carriera all’estero tra Sud Africa, Giappone e, soprattutto, Stati Uniti. Autore di più di 70 articoli apparsi su riviste tecniche, ha ricevuto numerosi premi, per i suoi lavori. Dal 2002 lavora presso il Dipartimento di Analisi e Progettazione Strutturale. “La passione per la progettazione strutturale è nata da ragazzo. Mi appassiona lavorare al recupero del patrimonio esistente e poi mi interessano i materiali innovativi, perché le loro caratteristiche si prestano in maniera straordinaria al recupero edilizio”. Da quindici anni, il professore lavora all’implementazione di sistemi di intervento, ripristino e adeguamento sismico delle strutture, utilizzando dei materiali nuovi, chiamati materiali compositi, applicati soprattutto nel campo del recupero dell’esistente. I ponti autostradali per esempio, vengono rinforzati con delle speciali solette interne realizzate in vetroresina, anziché in metallo. In questo modo si riesce ad allungare la vita di una soletta anche di cinquant’anni. Negli Stati Uniti, le applicazioni in ambito residenziale di questi nuovi materiali, stanno destando grandissimo interesse. “Le vittime che si registrano in seguito a degli eventi sismici, il più delle volte, non sono dovute ad una cattiva gestione dell’emergenza, quanto a problemi strutturali. Le tecnologie acquisite, ci permetteranno di creare strutture in grado di sopportare carichi estremi. Credo che, nei prossimi due o tre anni, nasceranno cose importanti”. Tra le applicazioni in via di sperimentazione di questi materiali, ci sono quelle relative alla sicurezza contro il terrorismo. “È chiaramente un ambito di ricerca che tende ad essere un po’ in ombra, ma in cui c’è grande fermento, specie in America”. Negli ultimi quattro anni, Nanni si è diviso tra Napoli e Miami. “Ho scelto di tornare in Italia perché volevo spostare l’ago della bilancia delle mie attività, da un piano personale ad uno collettivo e la Federico II mi ha dato un’opportunità straordinaria, permettendomi di realizzare quello che  non mi era riuscito nei precedenti vent’anni della mia carriera. È difficile essere in due posti contemporaneamente ma dà grande soddisfazione e credo che comincino a mostrarsi delle potenzialità interessanti”. Nanni spera di diventare una sorta di ambasciatore tecnico, in grado di mettere in contatto tra loro, attraverso il contributo dell’ambasciatore italiano a Miami, una realtà italiana ed una americana, per promuovere la ricerca e l’internazionalizzazione del sistema formativo italiano. “Alcune settimane fa l’Università di Miami ha ospitato l’ex presidente Clinton il quale ha centrato il suo intervento su un concetto fondamentale: l’interdipendenza. Viviamo in una società globale, ma questa definizione non riesce a cogliere l’essenza di quello che sta accadendo. In questo contesto, il ruolo dell’università è fondamentale perché è compito della conoscenza appianare le conseguenze della globalizzazione. Per questo è indispensabile far muovere le persone che lavorano alla conoscenza e la diffondono”. In questo contesto, è importante dare continuità ad un programma come il Mapei Scholarship ed estendere l’iniziativa anche ad altre aziende. “Ci sono aziende americane interessate all’Italia, è importante. Credo che abbiamo sperimentato un modello di successo, costi contenuti, spiccioli per una grande impresa, in cambio di grandi vantaggi”. Un grande progetto che speriamo possa contribuire a fare crescere le nostre università. “Avere l’occasione di lavorare ad un’iniziativa del genere, richiede anche fortuna. Ci sono treni che non si possono perdere. Bisogna essere in stazione con il biglietto quando il treno passa. Il mio treno si chiama Federico II”.
Simona Pasquale
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