A lezione con il Procuratore Antimafia Piero Grasso

Non capita tutti i giorni di poter scambiare qualche parola con Piero Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia, e ne hanno in effetti approfittato in tanti, grazie all’incontro del 4 aprile, tenutosi nell’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola Benincasa. L’evento, intitolato “La scelta del diritto”, è stato organizzato nell’ambito delle attività di orientamento per gli studenti medi, alle prese con la decisiva scelta riguardante il cammino universitario da intraprendere. Il procuratore, peraltro, si è soffermato all’inizio dell’incontro proprio su questo aspetto, parlando agli studenti anche delle proprie attitudini e dei propri desideri di giovane studente: “Parlo con voi, sapendo che parliamo la stessa lingua, anche perché Napoli e Palermo sono due luoghi ahinoi accomunati anche dalla forte presenza della criminalità organizzata, che influisce su tante, troppe sfere della vita della città e dei suoi abitanti. Per quanto riguarda me, già da piccolo avevo il grande desiderio di diventare un magistrato, mosso forse da un altro ancora più importante, quello di voler fare qualcosa di utile per gli altri. Ed è questo che chiedo anche a voi: qualunque sia la vostra scelta, intervenite, partecipate, contribuite alla costruzione del vostro futuro”.
Visibilmente soddisfatto di avere al suo fianco il procuratore, il Preside della Facoltà di Giurisprudenza, il prof. Franco Fichera: “Piero Grasso costituisce la dimostrazione vivente di quello che dovrebbe essere la figura del giurista: mai chiuso su se stesso e, anzi, particolarmente disponibile al rapporto con i giovani e al confronto con le loro richieste e i loro problemi. Una persona che rifiuta la concezione di distanza e onnipotenza della legge, a discapito di una visione umana e razionale”.
Il Procuratore ha avuto davanti per più di un’ora una platea rimasta letteralmente affascinata dai suoi discorsi, che hanno toccato tanti argomenti legati alla legge e a quella che appunto è una vera scelta, la scelta del diritto: “Io non sono uno di quelli che parla sempre di giovani e futuro, perché è ovvio che i giovani prendono in eredità la società che gli lascia chi l’ha costruita prima di loro. Ma loro possono contribuire a migliorarlo, il futuro, anche facendo tesoro di quello che è stato il passato. In questi ultimi anni, ad esempio, si parla tanto della nostra Costituzione, ma io dico che la Costituzione, se fossimo pronti a rispettare davvero gli intenti e gli ideali che hanno mosso i nostri padri costituenti, potrebbe essere la prima, efficacissima legge antimafia”. Proprio di mafia si è parlato tanto, delle dinamiche che legano e che hanno legato negli anni le associazioni criminali, come la mafia e la camorra. Oppure del ruolo delle regole, “che sono necessarie per qualsiasi tipo di società e che infatti sono fondamentali anche per le organizzazioni criminali, seppure in questo caso ne si abbia una visione completamente distorta, come nel caso dei concetti di omertà e rispetto”. Ancora, della questione del consenso sociale, elemento che le organizzazioni criminali erano riuscite a polarizzare a livelli importantissimi verso la fine del secolo scorso, ma anche grazie al sacrificio di uomini dello Stato, come i giudici Falcone e Borsellino, oggi si può dire meno forte: “Soprattutto in Sicilia, infatti, il consenso sociale della mafia non è più lo stesso rispetto a qualche anno fa, anche per quanto riguarda alcune false percezioni che la gente aveva di Cosa Nostra. Penso al fatto, per esempio, che per moltissimi anni l’idea di una mafia rispettosa nei confronti delle donne e dei bambini, o come baluardo che potesse salvaguardare i deboli, è stata assolutamente radicata nelle società del sud Italia. Oggi, per fortuna, dopo anni di dura battaglia anche culturale, non è più così, o lo è in maniera molto minore”.
Al termine dell’incontro gli studenti hanno letteralmente sommerso il procuratore di domande. Si riuscirà a sconfiggere mai la mafia – hanno chiesto – o dovremmo rassegnarci ad arginarla, come ha detto qualcuno negli ultimi tempi? La risposta, ovviamente, è stata decisa: “È una lotta difficile, difficilissima, tanto più che la mafia ha un radicamento totale in tutti i settori della società. Ma noi dobbiamo crederci, perché si può riuscire, e altrimenti non potremmo mai uscirne vincenti”. Tanti sono stati anche i riferimenti alle questioni di attualità, dall’utilizzo delle intercettazioni telefoniche in ambito giudiziario (per le quali, ha detto il procuratore, “occorre trovare un equilibrio tra rispetto della privacy, libertà di stampa e segreto giudiziario”) fino alle questioni riguardanti la città di Napoli e il rapporto tra degrado sociale e criminalità. “Il disagio sociale – ha risposto il procuratore Grasso – è ovviamente un fattore criminogeno, ma è anche vero che le mafie agiscono a trecentosessanta gradi, e non solo dove c’è povertà. Per esempio, fanno di tutto per inserirsi negli apparati di potere economici e politici per poi confondersi all’interno di quel sistema. Anche provando a capire per bene certe dinamiche, però, e i rapporti di causa-effetto, dobbiamo stare attenti a non incorrere nella tentazione di giustificare determinati comportamenti con il problema del disagio sociale, altrimenti si farebbe proprio il gioco della camorra”.
Riccardo Rosa
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