A lezione si parla inglese

Partiti un po’ in sordina i moduli seminariali integrativi in lingua inglese. Solo alcuni insegnamenti complementari degli otto previsti hanno dato il via alla fase sperimentale. Se da un lato l’iniziativa incuriosisce, dall’altro il dover conferire una parte del programma in lingua inglese spaventa. Una decina gli studenti al modulo seminariale di Tutela internazionale dei diritti umani. “E’ una materia complementare e quindi non si registrano alti numeri di frequentanti. Ciò che, invece, colpisce è la scarsa conoscenza dell’inglese da parte dei ragazzi. Così il dover seguire una parte del corso in una lingua diversa sconcerta”, spiega il prof. Pasquale De Sena. Segnali non incoraggianti ma “per una valutazione complessiva dell’esperienza occorrerà aspettare la fine del corso e gli esami”. Il docente evidenzia come sia prassi della cattedra utilizzare l’inglese: “attraverso sentenze, sul sito, proprio per incoraggiarne lo studio, ma quello che manca è la continuità. Dal prossimo anno bisognerà organizzare il tutto in anticipo, per abituare i ragazzi”. Non si può prescindere anche da un altro aspetto: “ai concorsi pubblici si evince la difficoltà dei giovani laureati di scrivere in lingua italiana. Una Facoltà importante come la nostra, dunque, deve battere anche su questo punto”. Il professore, attraverso una pagina su Facebook, invita gli studenti del corso a redigere dei riassunti che corregge personalmente.
Pochi studenti anche alla lezione d’inglese introduttiva del corso di Diritto Comunitario del lavoro tenuto dal dott. Massimiliano Delfino. “E’ la prima lezione sperimentale e quindi dobbiamo ancora definire un metodo – afferma il docente – Questi approfondimenti riguardano aspetti specifici della materia, sono lezioni un po’ particolari. Per ora mi accerterò della conoscenza linguistica di base, dopodiché spiegherò l’argomento del giorno e apriremo un dibattito in inglese. D’altronde chi si avvicina ad una materia come il diritto comunitario ha già di base una curiosità per le lingue in generale”. Un po’ spaventate le studentesse presenti. “Siamo solo in 7 e quindi saremo molto seguiti – commenta Marcella – Affrontare una parte del corso in inglese comunque destabilizza. Gli argomenti sono stati decisi ma non sappiamo ancora come si svolgerà la prova in sede d’esame”. E’ proprio il giorno del giudizio a preoccupare. “Non vorremmo fare una brutta figura – dice Elia, iscritta al IV anno – La nostra conoscenza della lingua è liceale. Però non potevamo sottrarci ad un’esperienza così interessante, saremo forse i pionieri di un nuovo metodo di studio”. Più tranquilla Natalia, studentessa Erasmus: “sarà un’esperienza diversa ed entusiasmante. Permetterà di esercitarmi non solo con l’italiano ma anche con l’inglese. Questa era una pecca della vostra Università, una delle poche in Europa che non contempla dei corsi in lingua straniera”. 
Ha deciso di prolungare le lezioni, su richiesta degli studenti, il dott. Fulvio Maria Palombino di Diritto del Commercio Internazionale. Più che seminari tradizionali, nel corso si sono affrontate simulazioni processuali in inglese. “All’interno dei moduli, proietto delle slide con un caso giudiziario, suddivido gli studenti in due gruppi e affido loro il compito di redigere e dibattere memorie scritte in lingua straniera. Nel mio corso ci sono molti studenti Erasmus, specialmente polacchi, che fanno da traino a quelli italiani, coinvolgendoli in dialoghi in inglese”. Metodo che sembra aver dato buoni frutti. “L’esperimento è del tutto nuovo, dal mio canto posso dire che la simulazione ha incoraggiato i ragazzi, aiutandoli nella partecipazione. Quando abbiamo iniziato, nessuno di noi sapeva bene come sarebbero andate le cose, per fortuna l’esperienza è stata positiva. Il dover parlare in inglese ha consentito ai ragazzi, privi dei mezzi di comunicazione della lingua italiana, di imparare a riassumere, esprimendo il concetto in modo essenziale”. Commenti positivi arrivano da chi ha seguito le lezioni. “All’inizio ero un po’ titubante – confessa Emma – Ho partecipato solo perché spinta dalla curiosità e dalle mie amiche di corso. Avevo un po’ paura perché non parlo bene inglese, poi il dott. Palombino mi ha convinto. E’ impensabile che insegnamenti con specificità internazionali non comprendano lo studio della lingua straniera. Devo dire che, grazie all’aiuto dei miei compagni, è stato più facile del previsto”. Occorre una conoscenza base della lingua, sottolinea Francesco, perché “se si è completamente a digiuno ci si trova in difficoltà, specie con gli studenti Erasmus che, in questo campo, sono molto più avanti di noi”. Esperienza da ripetere per Gemma anche se teme la prova d’esame: “l’emozione gioca brutti scherzi e parlare in una lingua che non è la nostra non mi è del tutto congeniale. Spero solo di non essermi complicata ulteriormente il percorso universitario”. Dubbi condivisi anche da Roberta: “Non è stato facile seguire quando i monologhi erano in inglese e non è facile esporre categorie giuridiche in un’altra lingua. Però il professore ci ha tranquillizzato incoraggiandoci ad assaporare il gusto di questa nuova e gratificante iniziativa”. 
Susy Lubrano
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