Al voto con scarsa convinzione, umori e malumori degli studenti

Un dato che si ripete nel tempo: gli iscritti a L’Orientale non credono nella rappresentanza studentesca e disertano le urne. È successo nelle elezioni invernali ed è accaduto di nuovo in quelle di maggio. 152 votanti appena a febbraio, con un quorum che si aggirava intorno all’1,5% e fiumi di parole su concetti di democrazia, giustizia, ecc. per giustificare un calo di affluenza dovuto alla presenza di un’unica lista. A distanza di pochi mesi – e con la presentazione di ben cinque diversi gruppi elettorali – le cose apparentemente sembrano migliorare: su 11.200 aventi diritto, ha votato il 10% per il Consiglio d’Amministrazione dell’Adisu, l’azienda che dovrebbe tutelare il diritto allo studio, con il quorum che è sceso al 7% per le suppletive negli organi collegiali d’Ateneo. Insomma, la cifra è ancora bassa, bassissima. A dispetto, però, dei variegati problemi che affliggono l’Ateneo e che gli studenti non si risparmiano a denunciare: disorganizzazione su tutti, e poi questioni inerenti alla didattica, come corsi ed esami che si accavallano, mancanza d’informazioni, troppe sedi. Tra le questioni che fanno capo all’Adisu: insufficienza di borse di studio, assenza di residenze universitarie, caro trasporti, caro libri, ecc.
Manca il
collegamento
tra le sedi
Perché, dunque, nei Palazzi de L’Orientale gli studenti votano poco? “Non ho votato perché, da un lato sono disinformata, dall’altro la rappresentanza si fa vedere poco in Facoltà”. A parlare è Chiara, una studentessa fuorisede al secondo anno di Lingue, che prosegue: “certo, cose da migliorare ce ne sarebbero a iosa. Una qualche forma di collegamento tra le varie sedi, per esempio”. E cita un episodio accadutole da poco: “avrei dovuto prenotare l’esame di Tedesco scritto entro una certa data di maggio che personalmente ignoravo. Questo perché l’avviso era affisso nella sede di via Duomo, ma non nel Palazzo del Mediterraneo, dove invece noi di Lingue abbiamo seguito i corsi durante quel mese”.
Come Chiara, anche Giulia, Marco, Alessia e Sandra – tutti iscritti al terzo anno di Lingue – hanno preferito non esercitare il loro diritto: “è ignobile essere assaliti da persone che non conosciamo e che stanno lì ad elemosinare i nostri voti. No, che non abbiamo votato. Per chi poi? E per fare che cosa? Tanto le cose non cambiano”. Già, questo un altro parere diffuso a L’Orientale: qui le cose non cambiano. Lo pensano anche Pina, Denise e Monica, al primo anno di Lingue: “Serve a poco eleggere ragazzi che dicono di voler fare grandi trasformazioni e poi resta tutto tale e quale”. “Come i corsi sovraffollati – commentano le studentesse – i posti a sedere inesistenti, le nostre molteplici sedi. Insomma, una mancanza di organizzazione totale”.  
Quel che è peggio, anche se qualche studente vota, lo fa con poca convinzione. Si vota perché pregati di farlo, per caso, perché un amico lo ha chiesto. Non perché ci sia fiducia. O quanto meno un briciolo di informazione su iniziative e programmi elettorali. “Ce l’hanno domandato all’ingresso, altrimenti neanche avremmo saputo che c’erano le elezioni”, confessano Roberto e Roberta, pendolari di Castel Volturno al terzo anno di Lingue. Tra le priorità da affrontare, la questione delle residenze universitarie: “Napoli e Castel Volturno sono mal collegati: dobbiamo prendere treno e pullman per arrivare all’Università. È chiaro che se ci fosse uno studentato, eviteremmo di fare la spola tutte le mattine e ne guadagneremmo di tempo utile per lo studio”. 
Difetti di 
comunicazione
Antonietta Buonanno e Rossella Ferrigno, iscritte al primo anno della Specialistica in Relazioni e politiche internazionali, hanno votato “giusto per”, dal momento che “in quattro anni di università non abbiamo mai visto i nostri rappresentanti. A differenza del Collettivo, che invece sembra molto più attivo”. Tra le lamentele delle ragazze, la cattiva comunicazione che vige in Ateneo: “come laureate triennali in regola avevamo diritto ad una borsa di studio, vale a dire il rimborso di tutte le tasse del primo anno di Specialistica. Ebbene, l’abbiamo saputo per puro caso, dato che da nessuna parte c’erano avvisi del genere”. Quanto alla didattica, “notiamo che non c’è raccordo tra i docenti: ognuno segue strade parallele, mai che s’incrociassero in qualche punto”. E poi, “non c’è corrispondenza tra crediti e carico di studio. Per esempio, l’esame di World Politcs, che per noi della Specialistica è fondamentale e si basa un cospicuo programma, vale appena quattro crediti”. 
Ancora più incisiva la critica di un gruppetto di quattro ragazzi che studiano Arabo alla Facoltà di Lingue. In tre hanno votato, Lucia no: “Mi scocciavo. Dopo un viaggio da Cava de’ Tirreni non potevo perdere tempo con gente che si fa vedere solo all’appuntamento elettorale”. “E poi – prosegue – a che servirebbe? Tanto continuiamo a pagare le tasse per delle strutture che non abbiamo. Insomma, con i nostri soldi diamo da mangiare ai docenti”. Filomena, Annamaria e Gianluca, invece, hanno dato le loro preferenze nell’urna, “ma perché ci hanno spinto a farlo. La rappresentanza studentesca serve a poco. Sono anni che si denunciano gli stessi problemi che, inevitabilmente, restano irrisolti”. 
Gli studentati, per cominciare. “Paghiamo 250 euro per una stanza singola al Borgo Orefici in un appartamento fatiscente”, si lamentano Annamaria e Gianluca, studenti di Reggio Calabria. A seguire, le prenotazioni on line degli esami, “perché alcuni ancora si riservano manualmente. Ci chiediamo: a pendolari e fuorisede si pensa ogni tanto?”. I quattro ragazzi sono alle prese con l’esame d’arabo. “Più volte – raccontano – abbiamo fatto notare che ci sono pochi lettori di madrelingua e, pertanto, si fa davvero poca conversazione; le ore di lezione con loro sono insufficienti; a due settimane dall’esame, nulla si sa ancora sulla data e luogo del suo svolgimento”.
Più in generale, gli studenti contestano l’inefficienza del loro Ateneo. “Possibile che ci  avvertano dopo tre anni che abbiamo sbagliato a compilare il piano di studi? Errore, tra l’altro, indotto da una guida mal redatta, così come hanno ammesso nella Presidenza di Lingue. Perché non fanno subito questo tipo di controlli, anziché farci perdere tempo seguendo corsi inidonei?”, i loro dubbi. E aggiungono: “Visto che adesso l’Ateneo ha acquisito una nuova sede (il Palazzo del Mediterraneo, ndr), perché non dedicarne una per ogni Facoltà? Fin quando ancora dovremmo spostarci da un punto all’altro della città per rincorrere corsi, esami, docenti ed avvisi?”.
Danila Chiaro, primo anno di Relazioni Internazionali, è una goccia nell’oceano. Danila ha votato. E lo ha fatto consapevolmente, “per senso civico, per il programma di una lista, perché conoscevo il candidato. Spero che i ragazzi si batteranno per aumentare il numero delle borse di studio, per costruire le residenze universitarie, per ottenere agevolazioni nel sistema dei trasporti e per l’acquisto di libri”. I rappresentanti degli studenti resteranno in carica nel CdiA dell’Adisu per due anni, quando sarà finalmente tempo di bilanci. E si avrà modo di capire chi avrà avuto ragione: gli studenti che hanno disertato le urne o quelli come Danila, che credono fermamente che le cose possano, fortunatamente, ancora cambiare.
Paola Mantovano
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