All’Ansaldo contano le idee

“Non è semplice organizzare un lavoro del genere nel poco tempo che i ritmi universitari lasciano libero” dice il prof. Riccardo Mercurio, presentando con i professori Massimo Franco e Luigi Maria Sicca giovedì 9 giugno, nell’Aula Rossa a Monte Sant’Angelo, la chiusura del corso di Organizzazione Aziendale e l’indagine che gli studenti hanno svolto del caso aziendale Ansaldo Segnalamento Ferroviario, alla presenza della dirigenza della società.
L’Ansaldo è una grande azienda con quattro sedi Genova, Torino, Napoli e Tito, in provincia di Potenza. Lo studio ha riguardato l’analisi del processo di trasformazione organizzativa apportato dall’azienda negli stabilimenti meridionali e, in particolare, nella sua sede lucana. Da una organizzazione di tipo funzionale, concentrata esclusivamente sulla produzione e sul prodotto, si è passati ad un nuovo modello, di tipo matriciale, che pone al centro il cliente e le sue esigenze. Intorno a questo soggetto, si costruisce una struttura produttiva e si implementa un modello organizzativo il cui obiettivo principale è quello di garantire l’elevata produttività, costituendo un distretto industriale estremamente gerarchizzato con una rete fitta di società consorziate con l’azienda principale e fornitori sempre più integrati tra loro. Il modello di riferimento è quello giapponese detto Kaisen, ispirato ad una continua e quotidiana ricerca del miglioramento, che si attua costituendo dei circoli di qualità in continuo confronto. Il fattore umano in questo tipo di organizzazione è fondamentale e il senso di appartenenza all’azienda, va curato in ogni minimo dettaglio, anche con attività ricreative, per spronare il lavoratore a fare sempre meglio e a condividere sempre più gli obiettivi aziendali. “La domanda che assilla chi dirige una grande azienda è: quanto vale quest’azienda?”, dice nel suo intervento l’amministratore delegato dell’Ansaldo Segnalamento Ferroviario, l’ingegner Sergio De Luca. Racconta: “un giorno, nel corso di una riunione, un giovane mi disse che il valore di un’azienda, coincide con la somma del valore dei suoi componenti”, per sottolineare l’importanza che le risorse umane rivestono. Il valore delle singole competenze va implementato con un fattore determinante: l’organizzazione. Non si tratta di una scienza esatta, non esiste la possibilità di inserire una serie di dati e sperare che, attraverso calcoli e formule, sia possibile ottenere il risultato. “Trovarsi davanti a problemi complessi che non possono essere ridotti ad un sistema deterministico, è angosciante”, afferma De Luca. Un’azienda non è isolata dal mondo circostante e, dare un contributo alla crescita formativa dei giovani è, al tempo stesso, un dovere e un vantaggio. Aiuta ad avere un altro punto di vista sulle cose che si fanno in azienda le quali sembrano assolutamente legittime viste dall’interno ma, ad un occhio esterno, potrebbero apparire del tutto illogiche. Sottoporre al mondo accademico e, in particolare agli studenti, le metodologie che si applicano all’interno di una grande industria, rappresenta un modo per verificare se quello che si fa è contemplato anche dalla teoria economica. 
Nel corso dell’analisi, gli studenti hanno colto l’essenza del cambiamento, che è stata determinata dall’impostazione dell’organizzazione che da funzionale e omogenea, è stata modificata, snellendone la struttura e orientandola di più verso le esigenze del cliente. “Uno degli obiettivi è stato deluso: sono mancate le critiche. Le poche che abbiamo ricevuto, ci sono state rivolte in termini così educati, che non le considero nemmeno tali – dice l’amministratore punzecchiando l’aula – In passato uno come me sarebbe stato ricoperto di fischi e insulti, si tratta sicuramente di eccessi, ma testimoniano lo spirito critico. Ora voi siete tutti educati e studiosi”. Per apportare un contributo all’avanzamento, occorre esercitare lo spirito critico, sostiene De Luca, perché è da questo che le aziende possono trarre vantaggio. “Ci occorre la vostra libertà. Il nostro problema non è ridurre i costi, ma avere idee. Se non avete idee, non ci servite”. 
“Nel dischetto che le consegnerò, vedrà che di critiche ne troverà molte e, con un po’ di tempo in più a disposizione, sarebbero emerse. Oggi i ragazzi non sono più legati alle ideologie e non sono abituati a parlare se sanno di conoscere tutti gli elementi” replica il prof. Mercurio, che difende i suoi studenti e dedica loro, al termine dell’incontro, un saluto speciale: “sono molto contento di essere stato il vostro docente”. Entusiasta il commento degli studenti: “è stato un lavoro interessante, abbiamo avuto modo di confrontarci con la realtà e di lavorare in gruppi scambiandoci le informazioni sui documenti forniti dall’azienda”, dice Antonella Grammegna. “E’ stata un’esperienza bellissima, breve e difficile ma abbiamo avuto la fortuna di essere appoggiati da un gruppo di docenti, compresi gli assistenti, il dott. Pezzillo e la dottoressa Esposito, sempre presenti e disponibili” commenta Leonardo Giuzzio.
Simona Pasquale
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