Aule e libri di testo, è emergenza

INFORMATICA
Mancano i testi e
gli appelli d’esame
sono pochi
Ricco il cahier de doléance per gli iscritti ad Informatica. La didattica, anzitutto. “Mancano i libri di testo su cui studiare”, la protesta di Antonio Caso, neoeletto al CdF di Scienze nelle liste della Sinistra Universitaria. “Il nostro è un Corso nuovo e per questo motivo ancora poco organizzato. Per esempio, per Architettura degli elaboratori non esiste il libro ed i docenti sono costretti a darci degli appunti”. Identica situazione per “quei corsi che impongono l’utilizzo di tanti testi, spesso in inglese, per cui è impossibile acquistarli tutti ed è impensabile che la Biblioteca disponga di centinaia di copie per ciascun libro”. 
Per Antonio Iossa, collega di Antonio Caso in CdF ma eletto nella lista Biologi Domani, è la mancanza di finestre d’esame il vero problema del CdL in Informatica. “Porteremo avanti la battaglia per un numero maggiore di date d’esame fino a quando non l’otterremo”, dice Iossa. Ad Informatica gli studenti possono sostenere esami solo a settembre, febbraio e luglio, due date per ciascun mese: “non possiamo certo pretendere che si faccia come a Fisica, Corso con appena trenta studenti, dove ci sono sedute d’esame tutti i mesi”. Quindi una proposta, un “progetto per gli studenti” elaborato di concerto ai rappresentanti dei vari corsi di laurea: “l’idea è di lasciare invariate le tre sessioni d’esame, e per le materie più difficili – Programmazione, Algebra, ecc. – aggiungere sedute straordinarie al sabato mattina, senza incidere sulla disponibilità delle aule”.
Il progetto sarà portato al vaglio del prossimo Consiglio di CdL e conterrà anche una disegno per il miglioramento della comunicazione interna: “una bacheca virtuale che utilizzi strumenti come, per esempio, l’invio di sms sui cellulari per dare informazioni di ogni tipo: spostamento di corsi ed esami, cambiamento di orari di ricevimento, ecc.”.
I problemi d’Informatica non finiscono qui. Da quest’anno accademico i corsi paralleli sono stati ridotti da quattro a tre, “generando un diffuso affollamento alle lezioni delle materie più impegnative – Algebra, Algoritmi e strutture dati – spesso seguite anche da studenti di anni superiori al primo. E meno male che i corsi si tengono nell’aulario, un locale ampio che ancora riesce a contenere il grande afflusso di studenti”, afferma Antonio Caso. Dalla suddivisione in cattedre, inoltre, sorgono difficoltà più o meno superabili in sede d’esame. “I programmi di uno stesso insegnamento cambiano a seconda del gruppo di riferimento. Per esempio, l’esame di Algebra ha una percentuale di bocciati nettamente superiore a quella degli altri due. Forse perché il prof. Salvatore Rao è più pignolo rispetto ai suoi colleghi”. Ancora, “per quanto riguarda l’esame di Programmazione, alcuni gruppi studiano come linguaggio base quello C, altri il Pascal. Il risultato è una schiera di studenti con una serie di lacune”, dice Caso.
E i laboratori? Un altro ostacolo per gli iscritti ai primi anni: “il numero dei computer è inferiore rispetto agli studenti. Bisogna quindi dare precedenza a quelli che frequentano i laboratori dell’anno in corso – spiega Caso -. Spesso, poi, capita di doversi appoggiare ai laboratori degli altri corsi di laurea (Calcolo usufruisce di quello di Fisica, per esempio). La situazione, tuttavia, migliora negli anni successivi”.
In un mare di disservizi, qualcosa che funziona: “la protesta dei ricercatori non ci ha penalizzati affatto. Il corpo docente ha tenuto regolarmente lezione; un solo corso del primo semestre è slittato a marzo. Ci prepariamo a vivere un secondo semestre alquanto tranquillo”, le parole di Antonio Iossa. 
BIOLOGIA
Pochi spazi
per la didattica
nel centro storico
Aule, aule, aule. Agli studenti di Scienze Biologiche che seguono i corsi al centro storico mancano gli spazi per la didattica. “Veniamo quotidianamente sballottati da una parte all’altra in funzione della disponibilità delle aule”, sbotta Vincenzo Mazzone, rappresentante in Consiglio d’Ateneo proveniente dalla lista Biologi Domani. E, ironico, aggiunge: “per rianimare gli arti a causa degli spazi in cui ci siamo dovuti incastrare, al primo semestre facevamo dieci minuti di aerobica con i professori prima di cominciare la lezione”. Battute a parte, la carenza di aule è un problema da non sottovalutare a Biologia anzitutto alla luce del boom di iscrizioni registrate in questo anno accademico. Precise, pertanto, le richieste che Mazzone avanzerà come consigliere d’Ateneo al Rettore Guido Trombetti: “ci servono urgentemente un paio di aule da trecento posti e una sala convegni da ducento a via Mezzocannone”.
Comunque, “dopo anni di disumanità – prosegue Mazzone – si sta tornando ad una normalità dei servizi. Abbiamo recentemente inaugurato le nuove sale informatiche, anche se abbiamo bisogno di distributori di cibo e bevande da allocare in questi locali ”. Su questo tema, il neo rappresentante di Facoltà Vanni Albanese, anche lui eletto nella lista Biologi Domani, ha riscontrato eccessive precauzioni del personale tecnico per l’uso delle aule informatiche di Mezzocannone 16: “i criteri di selezione sono esagerati. Neanche al Quirinale adottano misure simili! Ci vorrebbe un pizzico di elasticità in più. Anziché complicare le cose, gli studenti andrebbero facilitati e stimolati all’uso dei servizi che l’Università offre loro. Si faccia sentire il Preside Di Donato”.  
A Biologia Generale e Applicata si vivono principalmente problemi legati alla didattica. Al secondo anno, per esempio, c’è stato l’accorpamento di due esami da 12 crediti – Biochimica e Chimica cellulare – che causa non poche difficoltà agli studenti. “Il programma è molto lungo e non sempre i docenti ci agevolano: abbiamo svolto prove intercorso solo per Chimica cellulare”, la denuncia di Vincenzo Volpe, studente del secondo anno e futuro candidato della Sinistra Universitaria al Consiglio di Corso di Laurea. 
Tra gli esami del primo anno, invece, spetta a Chimica organica il primato della complessità. “È se come avessimo un esame in più al secondo anno – dice Vincenzo – perché su un centinaio di studenti che inizialmente hanno seguito il corso, appena sette hanno provato a sostenere l’esame”. Insomma, per gli studenti del terzo gruppo le lezioni di Chimica organica sono poco chiare. Non solo. Il programma è più lungo rispetto a quello delle altre cattedre e l’aggiunta della prova scritta complica notevolmente la situazione. 
Come i colleghi di Informatica, anche gli iscritti a Biologia Generale e Applicata denunciano l’adozione di testi in inglese da parte di alcune cattedre. “L’esame di Tecniche di microscopia va interamente preparato sul libro ‘Culture of animal cell’. Il problema è che in italiano, su questa materia, esiste solo un piccolo sunto (il testo inglese, invece, è di 1.500 pagine), insufficiente per la tesina finale. Morale della favola, ho dovuto pagare per avere una traduzione completa del libro inglese”.
Quanto alla logistica, le cose sembrano migliorare. Con la prossima entrata in funzione – si parla di marzo – del nuovo Dipartimento di Biologia nel complesso di via Cintia potrebbe terminare la spola degli studenti da un punto all’altro di Monte Sant’Angelo: “diciamoci la verità, è massacrante spostarsi dall’aulario B alle aule T tutti i giorni e più volte al giorno in tempi sempre più ristretti”, la critica di Vincenzo.
CHIMICA
Chimica Organica 1,
l’esame scoglio 
Restiamo a Monte Sant’Angelo, ma con lo scenario che cambia di nuovo. A Chimica, infatti, si soffre proprio per la mancanza di aule studio. “La nostra situazione – reclama Nicola Fedele, quinto anno del vecchio ordinamento, neo rappresentante della Sinistra Universitaria in CdF – è aggravata dalla presenza di studenti di altre Facoltà che spesso utilizzano i nostri locali. Abbiamo solo due sale dove poter studiare. Una è quella della biblioteca, una cinquantina di posti, che però è poco affidabile: la biblioteca, infatti, non rispetta mai gli orari di apertura e chiusura (9-16). Grazie all’intervento di Fabio Nardaggio (ex consigliere di facoltà ora membro del Consiglio d’Ateneo, ndr), finalmente siamo riusciti ad ottenere una serie di aulette in Dipartimento. Peccato, però, che queste siano ubicate in un seminterrato: non hanno luce naturale e sono decisamente piccole, in aperta violazione della legge che, invece, impone la presenza di almeno il 30% di luce naturale”.   
Passiamo alla didattica. Chimica organica 1, il muro da abbattere per arrivare alla laurea, tanto da spingere qualche studente a cambiare Corso di Laurea. Esame del primo semestre del secondo anno per gli studenti del nuovo ordinamento (e del primo anno per quelli del vecchio), ha nel suo docente, il prof. Lorenzo Mangoni, il punto nevralgico. “Il prof. Mangoni è un docente vecchio stampo – spiega Fedele – che tiene molto alla sua materia e pretende una preparazione accurata. Rischi di essere bocciato anche dopo un’ora e mezza d’esame ed anche se cadi su un concetto poco importante ”. 
Insomma, un insegnamento con un programma molto lungo e duro da superare al primo tentativo (“c’è anche chi lo ripete otto, nove volte”), i cui voti tendono al basso (“ho preso ventuno e non ho mai conosciuto chi abbia avuto trenta. Diciotto, poi, il docente non lo mette mai; in genere parte da venti perché pensa che lo studente debba avere un minimo di nozioni”). E se come non bastasse, fallire la prova di Chimica organica 1 significa bloccarsi per altri tre esami: Chimica organica 2, Chimica organica 3 e Biochimica. Capita così che molti studenti se lo lascino alla fine, “o che aspettino il pensionamento del prof. Mangoni, prossimo ai 70 anni”, riferisce Nicola Fedele.
Migliore la condizione degli iscritti a Chimica sul piano occupazionale. La laurea, inclusa quella triennale, è infatti un’isola felice in un mare d’incertezze: “i nostri laureati trovano facilmente lavoro sia in azienda che nel settore industriale. Da questo corso – fa sapere Fedele – è uscito il primo laureato triennale in Chimica che, pur avendo deciso di continuare con la Specialistica, ha già avuto diversi contatti, alcuni addirittura da Londra ”.
CHIMICA 
INDUSTRIALE
Corsi ad esaurimento 
per il vecchio
ordinamento
Non se la passano meglio i colleghi di Chimica Industriale, soprattutto quelli iscritti al vecchio ordinamento, per i quali i corsi vanno ad esaurimento. “Si tratta di un problema che questo CdL avverte in maniera particolare, poiché essere fuoricorso a Chimica è la regola”, dichiara Fabio Nardaggio, ex rappresentante di Facoltà, ora consigliere d’Ateneo per la Sinistra Universitaria. I docenti, comunque, provano ad aiutare i vecchi iscritti: “al momento stanno predisponendo attività di laboratorio e garantiscono l’equipollenza delle lezioni. Chissà, però, sino a quando durerà”. Quanto agli studenti del nuovo ordinamento, non ci sono ancora laureati triennali. “Siamo all’inizio, bisogna ancora abituarsi al meccanismo della riforma – spiega Nardaggio -. Tanto è vero che gli iscritti al secondo anno hanno un corso di studi già più regolare rispetto ai colleghi più anziani”. 
Si chiama Chimica Industriale 1 il mattone di Chimica Industriale, da superare al terzo anno. “È duro perché, come si evince dalla sua nomenclatura, è l’esame fondamentale del corso. Nessun problema con il docente, il prof. Elia Santacesaria, presidente di questo CdL. È la materia in sé che dà problemi: ha un programma molto lungo e tante nozioni importanti da imparare”. Il programma è in parte ridotto per gli studenti del nuovo ordinamento, ma la difficoltà resta identica.
Discorso diverso per Chimica organica 2, insegnamento del secondo anno, “dove è il docente la causa dei nostri dolori – ammette Nardaggio – . Il prof. Donato Sica dovrebbe provare a spiegare meglio. L’esame è diventato mnemonico: tante classi di reazioni e per ciascuna il docente pretende che s’imparino a memoria i reagenti, che sono moltissimi. È un peccato, perché la materia è interessante e indispensabile. Data la modalità d’esame, però, dell’argomento alla fine ci resta ben poco”.
Con l’introduzione della riforma universitaria, più che di stage a Chimica bisogna parlare di tirocini. Gli attuali hanno preso il posto dei vecchi internati e durano in media sei, sette mesi: “per il vecchio ordinamento esistevano solo tesi sperimentali. Per cui si restava in laboratorio anche un anno e mezzo. Ora, invece, si dedica meno tempo, ma è sempre valida la possibilità per lo studente di partecipare ad un gruppo di ricerca estraneo alla Facoltà. Spetta a lui, però, trovarlo”.
SCIENZE NATURALI
Occorre un rilancio
 del Corso di Laurea
Risale alla fine dell’Ottocento la prima società dei naturalisti napoletana. A più di un secolo di distanza quella società è ancora lì con la sua sede e le sue iniziative. Peccato, però, che quest’anno il Corso di Laurea in Scienze Naturali abbia raccolto poco più di trenta immatricolati. Una disaffezione per la natura che Enrico Di Maio, ex rappresentante in CdL e ora consigliere di facoltà eletto con la lista Biologi Domani, spiega così: “gli studenti hanno ricevuto notizie errate all’ufficio Orientamento. Da qui è partito un tam tam tra i ragazzi secondo cui non c’è lavoro per un laureato in Scienze Naturali”. Nulla di più falso secondo lo studente, che ha una lettura diversa della questione: “il problema è che da anni molte strutture naturalistiche si affidano a figure professionali non opportunamente specializzate anziché puntare su laureati in Scienze Naturali che, invece, hanno una formazione ad hoc”. 
Di qui l’esigenza, per Di Maio, di rilanciare il Corso: “la mia idea è quella di realizzare una tavola rotonda cui far sedere referenti del CdL, rappresentanti dei parchi naturali e le Sovrintendenze del territorio campano per valutare tutti i contesti lavorativi che hanno l’ambiente e la natura come oggetto di studio e di valorizzazione”. E la Campania ha certamente un humus favorevole all’impiego di un gran numero di laureati, come ribadisce Di Maio: “nella nostra regione ci sono tra i più importanti parchi d’Italia: il parco del Vesuvio, quello del Cilento, il parco regionale del Taburno-Camposauro, il Matese, il parco regionale dei Campi Flegrei, solo per citarne alcuni”.
In ogni caso, il Corso ha bisogno di alcuni correttivi. “Andrebbero rivisti i programmi d’esame, ancora troppo lunghi e non adeguati ai ritmi imposti dalla riforma”. E da un anno persistono i soliti disagi legati all’accettazione dei piani di studio da parte della Segreteria: “la mancata registrazione degli esami blocca il passaggio da un anno all’altro di corso. La riforma è entrata in vigore da tempo, è assurdo che ci siano ancora questi ritardi”.
MATEMATICA
Non ci sono
grossi problemi
Un’unica voce fuori dal coro, quella degli studenti di Matematica. “Ci sentiamo fortunati perché non viviamo grossi problemi. Non abbiamo esami particolarmente difficili, i laboratori funzionano bene, il rapporto con i docenti è buono”, le parole di Marco Natale, neo eletto al CdF nella lista di centro-destra Studenti in Movimento. 
L’augurio è ovvio: che tutti in Facoltà possano vivere la stessa condizione di serenità. Studenti e docenti.
Paola Mantovano
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