Biomedica piace per l’interdisciplinarietà

“Fino a qualche tempo fa si pensava che ad attirare tanti studenti fosse la novità del Corso. Adesso però sono passati otto anni dalla sua nascita e continua a riscuotere un indubbio interesse, credo per la trasversalità dei suoi insegnamenti. Ingegneria Biomedica non è orientata ad un solo settore, ma a diversi settori disciplinari a cavallo tra medicina, informatica e ingegneria”, spiega il prof. Marcello Bracale, Presidente del Corso di Laurea. 
Con i suoi circa 250 immatricolati l’anno, il Corso si rivolge quindi a ragazzi ‘open mind’, con la mente aperta e pronta a cogliere le novità. “Chi si iscrive deve essere interessato a seguire insegnamenti che all’inizio possono anche sembrare non ingegneristici, – evidenzia Bracale – ma che risultano integrati fra loro grazie alla capacità dei docenti che nell’illustrare i processi fisiologici ne fanno comprendere gli aspetti meccanici: ad esempio nello studio delle problematiche della emodinamica, nella trasmissione degli impulsi elettrici nervosi, nelle problematiche di tipo fisico quale la legge di Hom generalizzata, o nella fluidodinamica, problema caro anche agli aeronautici”. Ad Ingegneria Biomedica non bisogna dimenticare che si trovano insegnamenti come ‘Tecnica della struttura’ per la progettazione di protesi o strumentazioni sanitarie per i quali è richiesta una forte conoscenza di base, come per gli altri rami più tradizionali dell’ingegneria. “I concetti sono gli stessi se si progettano un pilastro o una trave o un femore e un’anca: ci sono quindi degli elementi dell’Ingegneria civile utilizzati nel nostro settore; così come per i segnali bioelettrici si usano materiali e tecniche dell’elettronica, dell’informatica o delle telecomunicazioni”, sottolinea il prof. Bracale. 
Al primo anno, le matricole troveranno gli stessi esami degli altri Corsi dell’area dell’Informazione, “per consentire il passaggio degli studenti da un Corso all’altro nel caso cambiassero idea dopo i primi mesi”, spiega il professore. Si dovranno, quindi, scontrare subito con Analisi e Fisica, insegnamenti nei quali la maggior parte degli studenti incontra difficoltà, “questo avviene perché i ragazzi arrivano con una scadente preparazione dalle superiori”. E poi cambia la metodologia di studio rispetto al liceo “oggi più di ieri, l’organizzazione in semestri stringe molto i tempi sugli esami e sulle lezioni. C’è chi riesce ad adattarsi subito a questi ritmi e chi no. Io posso solo consigliare di seguire i corsi fin dall’inizio, anche perché da parte nostra c’è stato un grosso sforzo per venire incontro a queste prime fasi dell’apprendimento attraverso anche l’utilizzo di supporti audio-video o cartacei esemplificativi”, dice il prof. Bracale.
Più avanti nel percorso, gli studenti incontreranno esami legati alla sfera economica e del management – ‘Organizzazione ed automazione sanitaria’ o ‘Organizzazione e automazione dei sistemi sanitari’ – “Governare un’azienda sanitaria è qualcosa di molto complesso. Basta chiedersi: qual è il prodotto che esce da un’azienda sanitaria? La salute. Dunque, chi affronta questo tipo di studi deve essere consapevole delle responsabilità che il suo ruolo comporta”.
Pensando sempre in un’ottica quinquennale, cioè sul 3 + 2, i laureati in Ingegneria Biomedica sono molto apprezzati nel mondo del lavoro, sia nelle società di gestione sanitaria che nel campo dell’informatica sanitaria, senza contare i tanti settori di ricerca altamente innovativi. “I nostri laureandi magistrali – sottolinea Bracale – hanno la possibilità di svolgere tirocini presso centri di eccellenza nello studio dell’Ingegneria biomedica a Madrid, o per la Telemedicina a Patrasso, o, ancora, a Maastricht dove c’è un importante centro di ricerca sull’analisi di immagini radiologica e risonanza magnetica funzionale”, conclude Bracale. 
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