Boom di presenze al corso sul fumetto con il docente e vignettista Giacomo Ricci

Non capita spesso che un corso universitario tra quelli non obbligatori, ma a scelta – nella Università pre-riforma erano i complementari, oggi si definiscono a crediti liberi – debba essere interrotto a causa della folla di studenti intenzionati a seguirlo. Merita, dunque, di essere raccontata la vicenda che ha avuto come protagonista l’architetto napoletano Giacomo Ricci, settantunenne ex vignettista del quotidiano l’Unità, dalle colonne del quale dedicava vignette e satira al sindaco Achille Lauro, fumettista e romanziere. È accaduto, dunque, che al corso a crediti liberi “La pratica del fumetto, dal disegno a mano libera agli strumenti informatici” si siano presentati, alla prima lezione, 370 ragazze e ragazzi. “Non c’era letteralmente dove farli entrare – racconta il docente – perché non esiste aula, in tutta Architettura, capace di ospitare una simile folla. Al secondo appuntamento, in un’aula laboratorio più grande di quella della prima lezione, sempre nella sede di via Forno Vecchio, la folla era più o meno la stessa. Ho visto studenti a terra, addossati al muro, sull’uscio. Mi sono dispiaciuto, davvero, perché in queste condizioni non aveva senso continuare il corso. Non c’era la possibilità di farli disegnare, di coinvolgerli nelle attività, di impegnarli in maniera utile e costruttiva”. Ricci ha informato del problema il Dipartimento. Le lezioni sono state interrotte, anche perché erano evidenti le problematiche di sicurezza legate al fatto di stipare tanti studenti in uno spazio inadeguato. “Abbiamo ricominciato a fine aprile – prosegue – ma su basi differenti. È stata introdotta una sorta di numero chiuso, per cui seguono il corso i primi settanta che si sono prenotati. Gli altri, la maggior parte, dovranno rinunciare. Una sconfitta per l’Ateneo, che non garantisce i servizi adeguati a tutti gli studenti, e per me che, da vecchio militante del Pci, resto affezionato all’idea che escludere non è mai una bella cosa. Purtroppo, in questo caso, non c’era altro da fare”.
Il corso che tanto entusiasmo ha suscitato e che proseguirà fino a giugno inoltrato, perché si prevedono complessivamente otto incontri, verte sulle modalità di realizzazione di un fumetto, sia dal punto di vista dell’intreccio, sia per quanto concerne il disegno. Il fumetto è tratto dal giallo “Le pietre di Napoli”, del quale Ricci è autore. “Sostanzialmente – spiega – mostro agli studenti il processo di nascita di una graphic novel e quali strumenti, anche tecnici, siano alla base di questo processo”. C’è una relazione piuttosto stretta, assicura, tra il fumetto e l’architettura: “In entrambi la componente del disegno a mano svolge, o almeno dovrebbe svolgere, un ruolo fondamentale. Da architetto, resto fermamente convinto che il disegno a mano rappresenti un primo momento fondamentale del processo creativo. Certamente non nego l’importanza delle tecniche, e non a caso ho insegnato per molti anni Progettazione Assistita, ma la capacità di disegnare a mano resta elemento costitutivo di un buon architetto. Naturalmente, per un fumettista questa capacità è altrettanto importante e, se unita all’intuizione nell’elaborare storie che tengano, che appassionino, che divertano o che incuriosiscano è alla base di un buon fumetto”. Sottolinea: “Un Corso di Laurea in Architettura dove nessuno più disegna a mano e nel quale non si accompagnino gli studenti nell’affinamento di tale abilità è un Corso di Laurea fallito”.
Il corso ricomincia, dunque, ed i 70 fortunati che potranno seguirlo non hanno abbandonato l’entusiasmo della prima lezione, nonostante le difficoltà, sia pure per un gruppo contingentato, non siano del tutto superate. “Per svolgere il mio lavoro nel migliore dei modi – dice infatti Ricci – servirebbero molti più tavoli. Occorrerebbero inoltre computer adeguati, tavolette grafiche ed altre attrezzature. Non ci sono, purtroppo, ma non per questo i miei studenti ed io ci lasciamo scoraggiare. In fondo, se ripenso ai miei anni di vignettista che prendeva di mira Lauro sulle pagine dell’Unità, non è che, all’epoca, i mezzi fossero più abbondanti di quanto siano adesso”.
Fabrizio Geremicca
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