Come prevenire il cancro al seno

Gli studenti federiciani del S.I.S.M. (Segretariato Italiano Studenti di Medicina) hanno deciso di festeggiare l’8 marzo nell’Aula Magna con una conferenza dedicata ad una patologia femminile: il cancro al seno. “Negli ultimi anni la prevenzione ha fatto miracoli nel ridurre la mortalità. Nonostante ciò, sono tantissime le donne che non si controllano per timore o per ignoranza”, afferma Alessia Frascogna, studentessa del secondo anno, che ha ideato e organizzato l’evento assieme ai colleghi Mario Paracuollo, Barbara Savarese e Roberto Ascione. “Le iniziative realizzate dai giovani per i giovani mi danno sempre grande soddisfazione”, afferma il Preside Persico, il quale sottolinea l’operato degli specialisti del Policlinico che si occupano di chirurgia del seno (“siamo secondi solo al Pascale. La nostra struttura è molto efficiente nella diagnostica ma nel campo della prevenzione dobbiamo fare ancora tanto. Per avere buoni risultati occorre una équipe che non solo curi ma che si prenda cura delle donne col tumore alla mammella”). Ai giovani che sognano di diventare chirurghi, il Preside avverte: “Sappiate sin da subito che non potete essere egoisti pensando di risolvere tutto con il vostro intervento. Dovete capire che prevenire è meglio che curare”.
I casi di cancro alla mammella costituiscono il 25 per cento di tutti i tumori femminili.  I dati dell’oncologa Grazia Arpino sono allarmanti: “E’ la seconda causa di morte per neoplasia maligna dopo il tumore al polmone. Nel mondo occidentale una donna su 10 nel corso della sua vita svilupperà il tumore”. Un’arma efficace per ridurre significativamente la mortalità è lo screening di massa. La docente individua tra i fattori di rischio: la presenza di casi tra i familiari, il menarca precoce, la menopausa tardiva, l’assenza di gravidanze. Per cercare di allontanare la malattia bisogna fare attività fisica, essere normopeso, fare figli prima dei 30 anni, non fumare, non bere ed evitare terapie ormonali. “Il cancro alla mammella è una patologia di cui ci si ammala tanto ma da cui si guarisce spesso”, rassicura il Preside. Per combattere la patologia è necessario un team di specialisti che vanno dalla chirurgia all’endocrinologia, dalla diagnostica all’oncologia. L’endocrinologa Annamaria Colao afferma che l’aspettativa di vita delle donne in Campania dal 1989 ad oggi è aumentata da 72 a 83 anni. Tuttavia  il 40% delle donne soffre di scompensi del metabolismo che rendono più probabile la comparsa del cancro: “La sindrome metabolica comprende obesità addominale, abbassamento del colesterolo buono, ipertensione e iperglicemia. La dieta e lo sport sono ottimi strumenti per prevenire i tumori ed evitare le recidive. Dunque, al  bando grassi saturi e dolci, pochi carboidrati e molte fibre vegetali. E poi per stare in buona salute dobbiamo camminare tanto”. La senologa Leda Di Pietro consiglia gli esami per effettuare una corretta prevenzione: “Dai 30 anni in su autopalpazione ed ecografia annuale. Dai 38 anni mammografia ogni due anni. E se ci fosse bisogno, risonanza magnetica e prelievo di cellule”. Gli interventi chirurgici sono, però, molto meno invasivi di un tempo. “L’asportazione di un quadrante o del solo tumore ha sempre più spesso sostituito la mastectomia radicale”, afferma il prof. Gennaro Limite. Tuttavia è ancora da capire quanto l’intervento sui noduli ascellari impatti sulla sopravvivenza: “Non possiamo ottenere informazioni sullo stato dei linfonodi senza asportare il nodo sentinella. Se questa operazione non viene eseguita, c’è grande rischio di recidive. Solo se è positivo si procede allo svuotamento dell’ascella. Con questa tecnica possiamo affrancare il 75% delle pazienti dalla chirurgia demolitiva”. La chirurgia conservativa va sempre accompagnata alla radioterapia. “Lo scopo dell’oncologo radioterapista è di erogare la minima dose di radiazioni colpendo un bersaglio preciso, ossia limitare la tossicità del trattamento”, sostiene il radiologo Roberto Pacelli. Dalla platea uno studente fa notare che nei paesi occidentali l’incidenza del tumore sta aumentando. “E’ un problema legato alle disfunzioni del metabolismo ma anche al baby boom del dopoguerra: il numero dei sessantenni oggi è maggiore rispetto ad altri momenti della storia”, spiega il prof. Pacelli. Qualcun altro chiede se, data l’efficienza del Policlinico, non ci sia più bisogno di andare a Milano per farsi operare dalla celebre scuola di Veronesi. “Siamo all’avanguardia per qualità dell’assistenza e della ricerca per cui ci meravigliamo quando sentiamo di persone che decidono di andare a curarsi al nord – risponde il prof. Limite – I tempi di attesa della nostra azienda non sono superiori alle tre settimane”. Gli studenti dichiarano di aver trovato stimolante soprattutto la parte della conferenza relativa all’illustrazione delle tecniche per intervenire sulla patologia. Alessandro Lupo, per esempio, commenta: “E’ stata estremamente interessante, abbastanza tecnica, forse non sufficientemente divulgativa, ma adatta ad un pubblico di iscritti a Medicina”.
Manuela Pitterà
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