Concetto sfuggito? Si ricorre anche ai social network

È un corridoio molto vivace quello che accoglie le aule T7 e T10 a Monte Sant’Angelo: qui, il lunedì mattina, seguono le lezioni i ragazzi del I anno dei vari Corsi di Laurea in Ingegneria. Sui loro volti si legge ancora la spensieratezza degli anni del liceo e, apparentemente, sembrano affrontare la giornata senza problemi. Eppure per loro ha preso il via un nuovo percorso: aumenta la difficoltà delle materie, il numero dei “compagni di classe”, la grandezza delle aule e con essa anche la distanza dai professori. Ora che tutto è “più grande”, in che modo ci si relaziona con i docenti?
Per Paola, studentessa di Ingegneria dei Materiali, i problemi non sono molti: “Se penso al liceo, i professori avevano molta più considerazione per noi studenti. Tutto sommato, però, sono abbastanza comprensivi. C’è, ad esempio, la professoressa di Analisi Matematica che, durante la lezione, ci invita continuamente a porre domande nel caso qualcosa non fosse chiaro e noi accogliamo questo invito molto positivamente. Per quanto riguarda il ricevimento, invece, vi ricorriamo solo con il professore di Fisica, per farci spiegare gli esercizi”. Paola racconta che lei, così come la maggior parte dei “colleghi”, non prova nessun imbarazzo ad alzare la mano e chiedere chiarimenti sull’argomento trattato. 
Non ha vita così facile, invece, Gianluca, studente di Ingegneria Navale. Alzare la mano e chiedere spiegazioni durante la lezione? Per lui è un vero tabù. “La consapevolezza di essere in un’aula che ospita più di 100 studenti, di cui una gran parte ti è sconosciuta, mi mette in soggezione”, afferma il ragazzo. La causa più grande di questa ‘timidezza’, però, Gianluca la vede nel diverso approccio che si ha con i docenti: “Al liceo in una classe potevano esserci al massimo una trentina di ragazzi e, quindi, i professori avevano modo di creare un rapporto quasi confidenziale con ognuno. Di conseguenza era molto più facile manifestare le nostre incertezze. Ora è tutto cambiato: il professore è letteralmente un estraneo e, piuttosto che chiedere chiarimenti ad una persona che sento così distante, preferisco confrontarmi con il compagno di banco”. Di fronte a queste considerazioni è ovvio che un ragazzo come Gianluca rifiuti anche l’idea di ricorrere, per eventuali spiegazioni, agli orari di ricevimento dei professori.
Non la pensa proprio allo stesso modo Marco, studente di Ingegneria Chimica, al quale la possibilità di essere ricevuto da un professore appare l’unica via di fuga. “Sono sempre stato molto introverso – racconta – e per me è molto difficile stringere rapporti di amicizia con gli altri coetanei, figuriamoci se mi metto a fare domande in presenza di tante persone. Molto più semplice rivolgermi in privato ai professori: con loro non ho problemi ad aprirmi”.
Tra le varie tipologie di studente è facile anche imbattersi in chi prova un certo piacere nel navigare nel dubbio e, uscendo dall’aula a fine lezione, si fa scappare un “penso di aver capito tutto, poi non lo so”. Ed è presente all’appello anche chi, per evitare di chiedere al professore di turno di ripetere quel concetto che è sfuggito, registra tutta la lezione con il cellulare per poi riascoltarla a casa.
Un ruolo fondamentale nella comprensione della materie, infine, lo ricopre internet. Filippo, ad esempio, fa notare come molti studenti si rivolgano ai social network per trovare le risposte alle domande che non si osa chiedere ai docenti: “Su Facebook – afferma lo studente di Ingegneria Aerospaziale – ogni Corso di Laurea ha la propria pagina, una sorta di forum, dove i ragazzi posso confrontarsi tra di loro o chiedere chiarimenti a quelli degli anni successivi”.
Fabiana Carcatella
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