Concorso Gravina, vincono le studentesse

Un gran giorno di festa, quello del 27 settembre scorso, celebrato presso l’Aula Magna Storica della Federico II. Cerimonia di premiazione della III Edizione del Concorso Gravina, riservato agli studenti di Architettura. Una manifestazione che, anno dopo anno, suscita sempre più consensi, offrendo non solo un saggio delle potenzialità degli studenti nel campo della progettazione architettonica, ma anche un’importante opera di riqualificazione del territorio. Quest’anno, infatti, dopo la brillante idea della passata stagione di occuparsi del recupero e della ristrutturazione dei serbatoi del gas, nell’area di Fuorigrotta, il tema della manifestazione si è accentrato sulla rifunzionalizzazione della ex-palazzina Rispoli, da trasformare in Aula Magna per la Facoltà, con la costruzione, tra l’altro, dell’antica sala convegni e della sistemazione delle aree a margine di Via Forno Vecchio e via F.Pignatelli. 
Dinanzi ad una commissione giudicatrice composta da professionisti e docenti – mancava solo il Rettore Trombetti, impegnato a Roma, al Ministero, per il varo della legge sulla riforma universitaria- si sono alternati ben 27 gruppi di ragazzi, tutti con progetti validi, magari un po’ bizzarri, ma di sicuro interesse. “Prima di iniziare, vorrei ringraziare non solo tutta l’équipe che ci ha accompagnato in questa nuova ed emozionante avventura, ma anche il Preside Gravagnuolo, che in tutti questi anni ha contribuito e garantito il costante miglioramento della facoltà e, soprattutto, tutti i ragazzi che con estrema professionalità hanno partecipato al concorso e la Napoletanagas, che si è dimostrata, per l’ennesima volta, un validissimo partner, specie nello sviluppo di quei progetti per l’energia eco-sostenibile”. Con queste parole, pronunciate dal Presidente del Polo delle Scienze e Tecnologie, prof. Filippo Vinale, (per l’occasione, anche presidente della manifestazione), si è dato inizio alla cerimonia di premiazione, dinanzi ad un’aula gremita di studenti, fotografi e TV locali, pronti ad immortalare il vincitore, anzi la vincitrice di turno. Un concorso atipico, quello promosso dalla Facoltà di Architettura. Un concorso che, in tutte e tre le edizioni, ha voluto tirar fuori il meglio dagli studenti, al di là del vincitore, cercando di mettere in mostra le loro capacità e competenze, così come affermato dallo stesso Preside Benedetto Gravagnuolo. “Il tema fondamentale di tutte queste iniziative, non è mai stata la competizione, ma il confronto. Tutti i lavori selezionati sono stati validi ed estremamente interessanti, ed il progetto che ha vinto è stato scelto dalla nostra giuria per il modo originale ed innovativo con cui ha saputo valorizzare gli spazi”. Subito dopo, anche il Preside chiama in causa “lo sponsor”, la Napoletanagas: “dopo il protocollo di Kyoto, il tema dell’energia eco-sostenibile è diventato, più che mai, di grande attualità, ed il potersi avvalere di una collaborazione così prestigiosa ed importante per la nostra regione, per noi è solo motivo di orgoglio”. Parole che testimoniano un rapporto che in tutti questi anni si è sempre più “cementificato” (mai termine fu più appropriato…) tra la Facoltà ed il gruppo energetico, come ha testimoniato l’avv. Vittorio Brun, amministratore del gruppo: “siamo lieti di aver collaborato a questa iniziativa, anche perché lo spirito della nostra azienda è sempre stato quello di operare, ma soprattutto di cooperare con e nella città. Una cooperazione che, specie con la parte sana e attiva della città, come quella universitaria, può garantire grossi benefici per tutti”. 
Dopo la fase di presentazione e di ringraziamenti, finalmente la cerimonia entra nel vivo, con la classica suspense per la nomina dei vincitori. Una suspense che, per la verità, era stata messa a rischio dallo stesso Preside Gravagnuolo il quale, durante il suo discorso, si era lasciato sfuggire: “vorrei complimentarmi soprattutto con le donne, che hanno completamente monopolizzato il concorso, piazzandosi in tutti e tre i premi”. Una mezza confessione che di li a poco sarebbe diventata certezza, quando il prof. Francesco Bruno, coordinatore della Consulta della sede, microfono alla mano, ha annunciato i vincitori, punzecchiandoli, con qualche minima vena polemica, in un clima che era tutto baci e abbracci. “Mi complimento con tutti i ragazzi, perché i progetti erano tutti molto interessanti, ma – ha  affermato il docente- ho notato, ancora una volta, una tendenza ad affidarsi più ai grandi effetti tridimensionali dei sistemi informatici, che non alla vera originalità delle idee”. Detto questo, si è passati prima alla nomina delle menzioni speciali, scelte dalla giuria. Menzioni che hanno riguardato ben tre gruppi di lavori: Compenetrazione, Percezione e Deform(azione), ognuno con un preciso nome, come previsto dall’art.7 del regolamento, che rappresentasse il progetto realizzato. Subito dopo, la giuria ha comunicato i tre vincitori, uno al primo posto e gli altri due, ex-aequo al secondo. Si tratta del gruppo di lavoro Moebius – composto da Maria Duello, Laura Mariniello, Maria Giuseppina Nappo, Raffaele Nappo (unico maschio superstite), Noemi Verdeoliva- e del gruppo Contatti – composto da Francesca Faraone, Valeria Marra e Flavia Punzo, premiati entrambi con una targa ed un assegno di 2 mila euro. Il primo premio, invece, è andato al progetto Archislave, formato dalla sola Ilaria Alfani, per razionalità, economicità e capienza. Un progetto che, stando ai giudizi della commissione, si è distinto per la sobrietà del linguaggio, grazie anche alla soluzione “poetica” dell’acqua, come complemento di arredo, che crea una qualità dello spazio nella complessità urbana. Un riconoscimento, premiato con un assegno di 3 mila euro, che ha colto di sorpresa la stessa Alfani: “sono confusa, ci lavoravo da poco più di un mese, e ne ero soddisfatta, ma non mi aspettavo di vincere. Ringrazio tutti”. Complimenti.
(G.T.)
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