Da assegnista a borsista dopo un dottorato al Max Plank di Berlino!

Ricercatore di Fisica Teorica, Alberto Imparato, poteva godere, fino a quattro mesi fa, di assegno di ricerca. Ora ha una borsa di studio che scade in primavera e che, a differenza dell’assegno, non prevede versamenti contributivi. “Al momento non ho altro, mi sto guardando intorno in Italia e all’estero, ma sono in un momento di buio”, dichiara. Laureato in Fisica a 24 anni con il massimo dei voti, Alberto ha prima vinto una borsa di studio al CNR e poi presso l’Istituto Nazionale di Fisica della Materia (che la Moratti ha trasformato da istituto generalista in istituto tematico), “perché il dipartimento di Fisica non mi ha dato il dottorato che ho poi svolto all’Istituto Max Plank di Berlino”. Poi è ritornato in Italia grazie ad un assegno di ricerca dell’INFM, denominato “giovani valenti”, che ha contribuito al rientro di molti cervelli emigrati all’estero. “Dal momento in cui  ho avuto l’assegno, non mi sono più guardato in giro, anche se varcare la frontiera per un post-doc è la cosa più semplice del mondo”. Perché non andare allora? “In questa fase della vita, a 33 anni, un post-doc sta un po’ stretto, cominci a guardare ad altre prospettive, a tipi di contratti di più lungo termine”. Accanto alle scelte di vita fatte per passione ci sono spesso anche aspirazioni e desideri infranti. “Il lavoro di studio e di ricerca mi è sempre piaciuto. Avevo l’illusione che, facendo le cose per bene e con passione, avrei avuto la possibilità di approdare a un posto di lavoro all’interno nel campo della ricerca. Così non è. L’Università è come il mondo esterno: se non hai un capitale e una traiettoria sociale ben definite la strada da percorrere è difficilissima, piena di ostacoli e di persone che vengono prima di te”. Il lavoro di ricerca del quale si occupa è un’applicazione dei metodi della Fisica Subnucleare, alla Biologia. “Lavoro su modelli teorici che si possono applicare allo studio di molecole di interesse biologico, quali DNA, RNA e proteine, che hanno una struttura tridimensionale molto complessa e vengono studiati in laboratorio attraverso esperimenti di tiraggio”. Accade come nella fisica subnucleare, si rompe il sistema per comprendere l’entità dei legami molecolari e la struttura tridimensionale, “si fa un tiraggio, si afferrano i capi di queste molecole e si tirano con tecniche di nanomanipolazione”. Si osserva con che modalità si rompono i legami e si cerca di risalire al tipo di legame che tiene insieme queste molecole risalendo allo stato di partenza. “Io, in particolare, collaboro con un gruppo di Firenze che sta lavorando su una molecola muscolare che si chiama Titina ed è responsabile del movimento muscolare. Loro fanno in laboratorio gli esperimenti di tiraggio e noi analizziamo i dati”. 
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