Dagli studenti una domanda di qualità

Non nutrono fiducia nelle opportunità di lavoro offerte dalla laurea triennale e perciò proseguiranno con la specialistica, soffrono per la mancanza di spazi, aule, strutture adeguate, specialmente quelli che devono frequentare i laboratori, temono che alla fine degli studi, complici i ritmi forsennati imposti dalla frammentazione dei moduli, la loro cultura personale sarà piuttosto scadente. E’ una domanda di qualità, quella che emerge prepotentemente dal giro di interviste realizzato da Ateneapoli tra gli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia. Qualità che, sostengono, mal si concilia con la frammentarietà dei moduli e con ritmi che non tengono conto dei naturali tempi di apprendimento. Se non una richiesta di tornare al passato, insomma, quella dei ragazzi sembrerebbe essere la domanda di attenuare e smorzare almeno le applicazioni più ortodosse della riforma. Il dibattito in facoltà sull’ipotesi di trasformare i moduli da 4 crediti in 6 crediti, con programmi più corposi, ma meno prove da sostenere, tiene in parte conto di queste esigenze, anche se, come riferisce nell’intervista a parte il professore Gennaro Luongo, vive adesso una fase di stasi e di attesa.
Apre le danze Michele Della Ragione, che frequenta il secondo anno del Corso di Laurea in Psicologia. “Con la laurea di primo livello, mi dicono, potrei fare il vicepsicologo. A parte che non ho ancora capito che cosa significhi, mi chiedo quante possibilità avrei di trovare un lavoro soddisfacente. I laureati in Psicologia che hanno la laurea tradizionale stentano, dove vado, io, con la triennale?”. Michele è perplesso anche sulle opportunità formative offerte dal suo corso di laurea. “In teoria – premette- l’idea di dare molto spazio alla preparazione pratica, ai tirocini, alla formazione sul campo non fa una piega. In pratica, però, bisogna fare i conti con le strutture che abbiamo: poche, inadeguate, insufficienti. Pensiamo al laboratorio di Psicologia dello sviluppo, che prevederebbe un contatto diretto con i bambini. Ebbene, le opportunità di svolgere questa pratica sono davvero poche. Anche negli altri laboratori la situazione è piuttosto critica, perché talvolta non c’è neanche la sedia, figuriamoci le attrezzature più avanzate”. Nel dibattito tra i sostenitori dei moduli da 4 crediti e quelli che invece propendono per i moduli da sei crediti, Michele sta decisamente con i secondi: “troppa frammentazione genera confusione, impone ritmi insostenibili, provoca lo scadimento della preparazione”. Fabrizio Manzo frequenta il nuovo ordinamento nel Corso di Laurea in Filosofia. “Dalle lezioni mi aspetterei maggiori approfondimenti – esordisce- Mi pare che si vada poco in profondità, ci si limiti a concetti più o meno superficiali. Diventa un super liceo, così.  Forse gli approfondimenti sono posticipati all’eventuale specialistica, ma a questo punto io non capisco quale senso abbia costringerci a frequentare cinque anni, invece dei quattro di una volta, per acquisire una preparazione adeguata. Tra l’altro, Filosofia è un corso di laurea che si sceglie soprattutto per passione, perché piace la materia”. Il futuro? “Non so, immagino di continuare dopo la triennale. E’ un problema che ancora non mi sono posto, anche se il professore Lissa ripete spesso quanto sia necessario pensare al futuro più che al presente”. Sara Iacovino e Giovanna Pirozzi frequentano entrambe il Corso di Laurea in Storia. “A lezione i professori spiegano il manuale generale e tralasciano completamente la parte monografica, che poi in genere è quella più ostica”. Condividono l’incertezza per il futuro: “non si è capito ancora se queste Sicsi siano destinate a scomparire oppure no. Non si sa bene neanche quanti esami bisogna sostenere per accedere poi a determinate classi di insegnamento. Noi ne abbiamo sostenuti tre di filosofia, per esempio, perché avevamo sentito che erano indispensabili ad insegnare. Di qui a quando ci laureeremo, però, chissà quante altre normative cambieranno. Certamente andremo avanti con la laurea di secondo livello”. Anche Alessandro Gagliardi, Lettere moderne, è deciso a non fermarsi alla laurea triennale, sebbene sia in ritardo con gli esami. “Impiegherò almeno un altro anno, per concludere. In totale, se va bene, la laurea triennale arriverà in quattro anni. Sarei uno di quelli, insomma, candidati a non proseguire, a cercare di utilizzare il titolo per trovare un lavoro consono alla preparazione che ho conseguito. Ma quale preparazione, se i programmi, drasticamente ridimensionati, assomigliano a  quelli di un liceo? Si studia in fretta, si supera la prova e ci si dimentica tutto. E’ inevitabile che accada così”.
Fabrizio Geremicca
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