Dal pub alla camicia in pile: le idee di impresa degli studenti

Idee e competenze: sono le caratteristiche dell’imprenditore. Peculiarità che hanno mostrato di possedere anche gli studenti di Economia protagonisti, il 3 febbraio, nell’Aula Magna della Facoltà, della Open Class “Student Entrepreneurship: A Land of Opportunities”. Gli studenti hanno presentato i quattro lavori vincitori del Progetto Knowledge On the Road sviluppato nel corso di Strategie d’Impresa con il supporto dei professori Vincenzo Maggioni e Manlio Del Giudice. Ospiti della Preside Clelia Mazzoni, che ha aperto l’incontro, Paolo Graziano e Luca Meschini, Presidente e Consigliere Affari Amministrativi dell’Unione degli Industriali di Napoli, e Donald L. Moore, Console Generale degli Stati Uniti d’America.
I relatori hanno stimolato i ragazzi a mettersi in gioco pur sottolineando le difficoltà della carriera imprenditoriale. “Fare l’imprenditore è la cosa più bella del mondo – afferma il dott. Meschini – E’ un mestiere complesso, coinvolgente, che non lascia spazi propri, ma con il lavoro, l’impegno e le idee consente di sviluppare percorsi entusiasmanti”. Meschini, muovendo alcuni appunti ai quattro progetti presentati, asserisce che “il modo per sviluppare le idee è dotarle di un metodo”. Per il Console Moore “la vita è tutta nella mente. In Italia avete tante risorse e strumenti da utilizzare per mettere in pratica le vostre idee. Io sono qui per incoraggiarvi e dirvi che con la curiosità e la volontà qualunque cosa è realizzabile”. Una spinta propositiva viene dal dott. Graziano: “una delle mission di Confindustria è quella di diffondere la cultura dell’impresa nel territorio campano. Ai concorsi per vigili urbani si presentano 100mila persone, vorrei altrettanti aspiranti in Confindustria. I lavori che avete presentato sono idee che vale la pena cercare di realizzare. Se credete nelle vostre idee venite a proporle; se siete fortunati potrete trovare imprenditori interessati ai vostri progetti”. Per Graziano diventare imprenditori è “trovare una formula di avvicinamento al mondo dell’industria. Bisogna assolutamente provarci”.
A sottolineare l’importanza di stimolare gli studenti, il prof. Del Giudice: “sono loro il terreno fertile su cui fondare lo sviluppo del nostro territorio”. L’Open Class “è stata una bella iniezione di fiducia, una spinta per i ragazzi ad andare avanti. Avere gli studenti come protagonisti è stato il modo più bello di concludere il corso prima di rivederci all’esame”, ha detto il prof. Maggioni.
I quattro business plan vincitori
Digla s.r.l. è il nome della società proposta da Immacolata Vassallo, Carmina Vitale, Giovanna Ragazzino, Giusy e Diana Fichele e Armando Spinosa. Si tratta di un’impresa di riciclaggio di rifiuti (carta, legno, cibo, plastica e vetro) da realizzare a Vitulazio, Comune del casertano che ospita diverse industrie. Un’idea dall’alto valore ambientale, come spiega Carmina: “il riciclaggio dei rifiuti avverrebbe attraverso il riutilizzo di materiali, il che consente una grande riduzione di tonnellate di anidride carbonica dispersa nell’ambiente”. I ragazzi guardano anche all’impatto sociale del progetto pensando ad una campagna di sensibilizzazione del consumatore affinché “modifichi il proprio stile di vita per aiutare l’ambiente”, informa Diana. Per Armando il progetto consente “un’esternalizzazione positiva nei confronti della collettività. In una società in crisi e attanagliata dal problema dei rifiuti, l’attività della s.r.l. offre un apporto positivo sia dal punto di vista economico che ambientale”.
Un pub dove oltre a consumare si può osservare il processo di lavorazione della birra. E’ il progetto Brewpub presentato da Alessio Manzo, Carmine D’Orta, Luigi Lavino, Raffaele Bonavita, Serena Ingannato e Paola Schiavo. L’idea nasce dall’esperienza sul campo di Alessio: “mio padre produce birra a livello artigianale. Ho pensato che l’idea di un pub che venda birra prodotta in loco possa essere vincente”. Lo scopo del progetto è quello di “arrivare nel corso degli anni ad un livello di specializzazione sempre più alto attraverso il miglioramento della qualità del servizio offerto”, spiega Alessio. I ragazzi prevedono una clientela di età compresa tra i 20 e i 35 anni da fidelizzare attraverso varie iniziative. “Abbiamo pensato innanzitutto ad una discriminazione dei prezzi, consistente nell’abbassamento del costo del coperto nei giorni infrasettimanali e la domenica dalle 18 alle 20”, dice Raffaele. Il pub offrirà un “happy hour giornaliero” nonché “una raccolta punti: 10 euro di spesa o un litro di birra consumata corrispondono ad un punto”, continua lo studente che ipotizza anche “estrazioni a premio: in palio un viaggio per due persone a Salisburgo, sede della torre di birra più alta del mondo”. Il quartiere napoletano di Santa Lucia, il luogo individuato come sede dell’attività.
Una società di servizi è “Info Quanto Costa?”, realizzata da Letizia Castiello, Elisabetta Corvino, Maria Grazia De Donato e Maria Campomaggiore. “Lo scopo del servizio è quello di fornire informazioni telefoniche sul prezzo più conveniente di alcune categorie di prodotti”, dice Letizia. Le ragazze hanno condotto un sondaggio sia per definire il target di riferimento che per comprendere l’effettiva utilità del servizio. Il riscontro è stato altamente positivo; a gradire l’idea sono stati soprattutto gli over 40, individuati così come potenziali clienti. Tra i punti di forza del servizio “abbiamo individuato la comodità, l’affidabilità, la semplicità di consultazione e la completezza dell’informazione”, spiega Elena che annovera, invece, tra i punti deboli “il fatto che il servizio sia a pagamento, la difficoltà dell’elaborazione dei dati e della penetrazione nel mercato”. Necessarie alla realizzazione del progetto sono “le competenze tecnologiche, di marketing e organizzative”, afferma Maria che tra i canali di promozione del servizio ha individuato “la radio, dove mandare in onda gli spot, i banner di siti d’informazione e i motori di ricerca”.
Il mercato dell’abbigliamento è quello in cui hanno intenzione di inserirsi Antonella Migliacco, Adriana Mozzillo, Paola Nugnes, Maria Francesca Schiavone e Teresa Spina. Fatap è il nome dell’azienda produttrice di camicie rivestite in pile. “Abbiamo svolto uno studio sull’ambiente e un’analisi finanziaria per avere la misura della fattibilità del progetto”, spiega Antonella. Per lei “la centralità va data all’impresa che deve inserirsi nell’ambiente che la circonda”. Il target di riferimento è costituito da uomini e donne di età compresa tra i 16 e i 60 anni con un reddito medio-alto, attento alla qualità del “Made in Italy”. L’idea è “una camicia cotone fuori e pile dentro, che concili l’utilità di un capo invernale con la caratteristica di essere alla moda”, aggiunge Adriana. Il capo – sostengono le studentesse – è molto semplice da realizzare e comporta una spesa minima di produzione. Per quanto riguarda, invece, il lancio sul mercato, si è pensato “al prezzo più alto possibile, una scelta a breve termine, con un abbassamento graduale nel lungo termine”, conclude Adriana.
Barbara Leone
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