Dalle aule universitarie un nuovo dialogo nel Mediterraneo

La Seconda Università di Napoli e l’Università di Malta, insieme ad altri atenei e fondazioni italiane e maltesi, hanno dato vita, nella giornata dell’8 novembre scorso, alla nuova fase dei “Colloqui Mediterranei”, già realizzati a Firenze, dal 1958 al 1964, da Giorgio la Pira. Da questa iniziativa, deriveranno concrete aperture alla cooperazione sociale e culturale, avendo posto, al centro dei “Colloqui”, l’incontro tra le varie società civili, attraverso i principali enti che le rappresentano, in primis, le Università. “Senza politica, non si può costruire nulla, ma senza le radici sociali solide, che possono venire dall’università, la politica non potrà mai costruire”. A parlare è il senatore Giulio Andreotti, una delle massime cariche presenti al convegno, che, assieme al Presidente emerito della Repubblica di Malta, Guido De Marco, ha costituito un comitato promotore dei nuovi “colloqui”, volti a divenire un concreto apporto alla pace, al dialogo e alla cooperazione economica e politica tra le due sponde del Mediterraneo. Molti gli illustri ospiti presenti al convegno, ringraziati, oltre che dai vertici della Facoltà di Studi Politici e per l’Alta Formazione Europea e Mediterranea, “Jean Monnet”, anche dal primo cittadino della città di Caserta, Luigi Falco. “Molti Sindaci, si ispirano ad una celebre frase del maestro La Pira, che diceva, una città è matura, quando può attirare ospiti di fama internazionale, nella sua periferia e non nel centro cittadino. Noi, oggi, ci siamo riusciti, e ne siamo orgogliosi”.
“Rispetto e 
tolleranza”
Ad aprire il simposio, il Rettore della Seconda Università prof. Antonio Grella. “Non posso non ricordare che questa giornata, costituisce uno dei risultati più importanti per un nuovo dialogo nel Mediterraneo, alla luce anche del Decennale dello storico vertice di Barcellona del 1995, e dell’istituzione del Partenariato Euro-Mediterraneo (PEM), che si terrà il prossimo 27-28 novembre a Barcellona. Noi, assieme ad altri istituti universitari, ci stiamo impegnando a fondo per dare il nostro contributo di dialogo e di cooperazione. Le università, infatti, sono direttamente coinvolte nel Pem, con il chiaro intento di promuovere nuovi orizzonti formativi e nuove professionalità”. Subito dopo, è stata la volta del prof. Gian Maria Piccinelli, Preside della Facoltà di Studi Politici. Un intervento importante, che va dritto al cuore del problema. Denuncia i tanti conflitti ancora presenti nell’area del Mediterraneo, da quelli inerenti le popolazioni del Nord Africa, al conflitto arabo-palestinese, esaltando, anch’egli, la figura del prof. La Pira. “Questi colloqui Mediterranei, devono avere la capacità di riprendere i temi più volte affrontati da Giorgio La Pira. Dobbiamo riappropriarci delle nostre radici, della nostra storia e, soprattutto, della nostra cultura. Una cultura che vuol dire rispetto, tolleranza e che sappia abbattere quei muri, quella falsa utopia di dialogo. Una cultura, che, proprio attraverso le Università, possa aprire le porte ad iniziative concrete, ad una cooperazione sociale ed economica che sappia realmente risollevare e potenziare le risorse del Mediterraneo”. A dare ancor più lustro alla figura di La Pira, e al valore di questo convegno, è stato il dott. Giorgio Giovannoni, presidente della Fondazione “LaPira”. “Siamo in una profonda fase di disorientamento, di perdita di molti valori umani. Proprio per questo motivo, c’è bisogno di una svolta, di un ritorno a quel dialogo, tanto prezioso per il Mediterraneo, instaurato tempo fa da Giorgio La Pira. Fu uno dei primi a credere ad una visione globale di tutti i popoli del Mediterraneo. Popoli uniti dall’incontro delle tre religioni monoteiste, quella ebraica, cristiana e musulmana. I primi incontri furono organizzati a Firenze, città adottiva del professore. Per la prima volta si incontrarono, francesi e algerini, arabi e israeliani, ed ognuno portava la propria cultura, cercando di farla convivere con le altre. Si instaurò un modello universale, frutto della pace e della giustizia. Un modello che ora non c’è più, ma che dobbiamo fare in modo di riavere”. Un modello più volte richiamato anche dal presidente della Repubblica di Malta, Guido De Marco. Il suo, è stato uno dei momenti più emozionanti del simposio, in cui sono stati narrati gli storici giorni del convegno di Barcellona, dagli incontri con Arafat a quelli con le più alte cariche dei Governi Europei. “Dieci anni fa, partecipammo ad una fase importante della nostra storia. Un convegno che avrebbe dovuto ristrutturare i rapporti nel Bacino del Mediterraneo, e che veniva dopo due momenti altrettanto storici, anche se con alterne fortune, la caduta del muro di Berlino e la prima guerra del Golfo del 1991. Eravamo tutti euforici, nonostante il tragico evento, avvenuto pochi giorni prima, la morte di Jsac Rabin. Devo dire, però che si è fatto poco nel dopo Barcellona. Troppe sono ancora le questioni da risolvere, specie in Medio Oriente. Non si possono più accettare soluzioni di ripiego, né soluzioni ottenute con la forza. La democrazia non si ottiene e non avanza con la forza, ma con la ragione. Senza ragione e cultura, senza l’apporto dei giovani, delle università, i principali luoghi di cultura, non andremo lontano, ma continueremo ad avere solo degli inutili soliloqui tra sordi”. La platea applaude. Una platea ricca di studiosi, professori (presenti tra l’altro, i Presidi di Architettura Cettina Lenza, di Scienze Nicola Melone, di Scienze Ambientali Benedetto Di Blasio), ricercatori e studenti. 
Dopo l’intervento del prof. De Marco, è stata la volta della tavola rotonda, presieduta dal senatore Andreotti. “Le cose nel Mediterraneo, sono molto cambiate, ma c’è ancora molto da fare, per arrivare ad una pace definitiva e duratura. Se prendiamo i libri di storia, sembra che nel mondo ci siano state solo guerre, ma non è così. Molte sono state anche le iniziative e le epoche contrassegnate dalla pace e del dialogo. Questo è uno di quei momenti. Se mi permettete, mi piacerebbe aggiungere un’altra parola al nostro vocabolario. Parliamo sempre di equidistanza, mentre, specie per il Mediterraneo, dovremmo parlare di equivicinanza”. Si rivolge poi alle università e agli studenti, dicendo: “abbiate speranza, trasformandola in possibilità concrete, dando fiducia ed il vostro apporto alle istituzioni”. Subito dopo, la parola è passata agli altri ospiti che hanno presenziato alla tavola rotonda.  Il primo a parlare è stato il prof. Vincenzo Scotti, presidente del Link Campus University di Malta. “L’apporto delle università è fondamentale, non a caso stiamo progettando la nascita di un Istituto Universitario Superiore, sul modello dell’Istituto Europeo di Firenze, proprio per contribuire alla formazione post-universitaria. Molte sono le iniziative in cantiere, come il Master in gestione delle società multietniche, nato con il chiaro intento di formare figure idonee a gestire i problemi tra i cittadini e far rispettare le diverse culture ed etnie. Gli scontri di questi giorni in Francia, sono l’esempio che qualcosa deve cambiare, ed in fretta”. Parole di elogio, sono giunte anche dal prof. Mohammed Aziza, Direttore dell’Osservatorio sul Mediterraneo. “La Pira ha rappresentato il nuovo rinascimento di speranza nel Mediterraneo. Noi, non dobbiamo solo commemorare la sua figura, ma riflettere su come inserirsi sulla scia del suo messaggio e continuare la sua opera”. Molto applauditi, sono stati anche gli interventi finali del Generale dell’esercito, Fabio Mini, che ha esortato il mondo universitario a gettare le basi, affinché quello che oggi divide, un domani possa unire, e dell’assessore M. Srour, di origine siriana da tempo trapiantato in Italia, che ha invitato le nuove leve a non farsi schiacciare dalla trappola di vedere tutti contro tutti. I Nuovi Colloqui Mediterranei, intendono divenire uno strumento concreto e operativo, per rafforzare il collegamento tra le società civili e dire basta agli integralismi e alle violenze. Il prossimo appuntamento è previsto nel 2006 a Malta o a Roma. 
Gianluca Tantillo
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