Diritto Commerciale, disomogeneo il carico didattico tra le cattedre

“Oggi è l’ultima seduta presieduta da Massimo Marrelli. Credo che dovremmo ringraziarlo per il lavoro svolto, con signorilità ed equilibrio, in questi sei anni e per tutto il tempo sottratto alla sua attività scientifica”: il prof. Francesco Lucarelli, apre con questa frase dedicata al Preside Massimo Marrelli, la seduta del Consiglio di Facoltà di Economia del 6 ottobre. “Effettivamente in questi anni siamo riusciti ad ottenere, con l’aiuto dei colleghi, risultati importanti –ad esempio richiamare in facoltà figure di rilievo internazionale- ma abbiamo molto peccato nei confronti degli studenti”, ammette il Preside Marrelli. Sul tavolo, però, gli argomenti di discussione sono molti e il tempo delle riflessioni finisce in fretta per lasciare spazio a quello dello scontro e delle incomprensioni, in primo luogo per quanto riguarda l’attribuzione degli incarichi didattici. Le ore di esercitazione di diversi insegnamenti, ad una settimana dall’inizio delle lezioni, sono ancora scoperte. “Dal punto di vista didattico, quest’anno, stanno nascendo strani scompensi – dice la prof.ssa Liliana Costabile, docente di Macroeconomia, che sottopone all’aula il proprio caso: “la mia cattedra è stata presa d’assalto da un numero molto elevato di studenti e non si sa se ci sarà o meno una collaborazione didattica per prove ed esercitazioni”. Le decisioni in materia di incarichi di docenza vengono assunte in seguito a delibere dei Consigli di Corso di Laurea. “C’è un problema serio di carico didattico e anche con dei contratti integrativi la questione non si risolve–risponde Marrelli- Chiedo alla Facoltà e ai Consigli di Corso di Laurea di comunicarmi, entro una settimana, le attribuzioni dei compiti didattici perché non ho ancora ricevuto nulla in proposito”. La situazione organizzativa, nel suo complesso, non è ottimale. Molti posti sono ancora sguarniti e diversi incarichi didattici vengono assegnati nel corso della seduta. In altri casi, invece, il Consiglio attua dei provvedimenti a lungo rinviati. E’ il caso degli insegnamenti di Statistica Sociale e Diritto del Mercato Finanziario, che godono di un finanziamento regionale e solo dopo due rinvii, il Consiglio delibera per l’istituzione di un posto da ricercatore, attribuito al Corso di Scienze del Turismo. Tra i corsi uno in particolare ha suscitato le proteste degli studenti, si tratta di Diritto Commerciale, il cui carico didattico, tra le diverse cattedre, non è omogeneo. Per liberalizzare l’insegnamento, nelle scorse settimane, i rappresentanti studenteschi del GEF (Giovani Economisti Federiciani), hanno indetto una raccolta di firme. “Non sapevo che questo argomento fosse all’ordine del giorno, finora è stato trattato più come un pettegolezzo che altro” afferma il Direttore del Dipartimento di Diritto dell’Economia Amedeo Bassi, e rivolto ai numerosi studenti presenti in aula: “non so se si potrà attuare la liberalizzazione, bisogna evitare la massificazione e tener conto della libertà scientifica e didattica dei docenti”.
Calendarizzazione
degli esami
Il tema scottante all’ordine del giorno viene affrontato solo alla fine della seduta: il voto sulla proposta di calendarizzazione degli esami. Il progetto del neo eletto Preside, il prof. Achille Basile istituisce ufficialmente le sedute d’esame di novembre e aprile (per poter registrare l’esame in queste date bisognerà chiedere il parere del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione, perché si tratta di una modifica del regolamento) e prevede la possibilità di ripetere l’esame il mese successivo solo nel caso in cui tra le due sessioni siano passati almeno ventuno giorni. Sul banco ci sono anche altre proposte, come quella del Dipartimento di Teoria e Storia dell’Economia Pubblica che prevede solo tre sedute d’esame l’anno e quella della prof.ssa Maria Rosaria Ansalone, che suggerisce due sedute d’esame a scelta nelle pause tra i corsi. “I dieci crediti di inglese sono stati spostati tutti al secondo semestre ma, se vogliamo rispettare i principi della linguistica e i tempi di apprendimento di una lingua straniera, il corso deve essere annualizzato” dice il prof.Gennaro Marino. “Con i vincoli vigenti, non so dove trovare altre ore per l’inglese così come per altre materie” risponde il prof.Basile. “Sulla ripetibilità degli esami sono davvero contraria, così si invogliano gli studenti a tentare l’esame” sostiene la prof.ssa Liliana Basile. “Non so se questo sia il vero problema. Il punto è che c’è una distonia tra ciò che si insegna e i tempi a disposizione per l’apprendimento” l’opinione del prof.Riccardo Viganò. “Per le riforme serve tempo, non possiamo cambiare le regole ogni anno” interviene la prof.ssa Stroffolini. “L’esperienza insegna che i tempi lunghi tra una seduta e l’altra favoriscono l’aumento dei tentativi. A volte i ragazzi capiscono solo all’esame di non essere adeguatamente preparati e non possiamo dire loro di tornare a sostenere l’esame dopo sei mesi” afferma il prof.Guido Cella. “Sono d’accordo con la ripetibilità, perché è più vantaggiosa per gli studenti. Perché non consentire loro di recuperare?” dice nel suo intervento il prof.Francesco Balletta. “C’è un errore di prospettiva. Il numero degli esami non è l’unica soluzione per aumentare la percentuale di persone che termina gli studi nei tempi previsti. Occorre una riflessione seria sui percorsi di studio altrimenti ad un problema strutturale e serio si risponde con delle chiacchiere” dice il prof.Riccardo Martina. Nel corso della lunga seduta molti docenti vanno via e, inaspettatamente, proprio al momento della votazione, Marrelli scioglie la riunione perché “si tratta di un argomento serio che richiede una votazione a maggioranza”. 
Simona Pasquale
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