Dubbi e speranze nelle parole degli studenti

Arrivano a flotte, da piazza Castello su via Acton, dalla Marina, scendono dai tram e si dirigono verso la Parthenope, per tre giorni affollata da migliaia di giovani delle scuole superiori. Gli universitari, quelli già iscritti, insomma i padroni di casa, li guardano passare distratti: arrivano in gruppi, divisi per classi o da soli. Una folla colorata e rumorosa in cerca di risposte o semplicemente di saltare le lezioni per un giorno. “Siamo ancora molto indecise”,  spiegano Anna e Maria, quinto anno dell’Itis di Somma Vesuviana.  “Mi interessano le facoltà scientifiche: come sono articolati i corsi, quali materie si studiano e gli sbocchi occupazionali”, racconta Alfonso, al quinto anno dello Scientifico. Confessano Pasquale e Sara, quarto anno di ragioneria a Ponticelli: “è ancora presto e non abbiamo nessuna propensione per una materia in particolare. Ci interessa avere informazioni in generale”. Ha invece le idee molto precise Danilo, ultimo anno del liceo classico: “vorrei conoscere gli sbocchi occupazionali per un laureato in Giurisprudenza. Io vorrei fare l’avvocato ma tutti mi dicono che qui a Napoli, se non hai già un nome, è impossibile lavorare”. Difficoltà degli studi, lavoro, durata del Corso: le notizie che occorrono ai ragazzi per compiere la loro scelta. “Sono interessato ad Ingegneria Informatica – dice Raffaele, quinto anno dello scientifico di San Giorgio a Cremano– vorrei conoscere gli esami, la difficoltà. Ho già una vaga idea di cosa sia ma vorrei informazioni più precise”. 
Non sembra facile per nessuno decidere fra questa o quella facoltà: a volte di un corso di laurea piace il nome ma non si conoscono le materie da affrontare o di altri piace il risultato, la professione -il medico, l’astronauta o il ricercatore- ma tra il dire e il fare…..“Mi piacerebbe molto entrare nell’Accademia Aeronautica – racconta con innocenza Filippo, al quinto scientifico – ma ancora non ho capito bene come fare. La mia passione sono gli aerei e vorrei pilotarne uno”. C’è chi decide di seguire le orme del padre o del nonno: “sono indeciso fra Medicina e Ingegneria – parla Andrea, quinto dello Scientifico di Fuorigrotta – dei miei due nonni uno è ingegnere e l’altro medico. Medicina è interessante, vorrei lavorare alla ricerca contro il cancro, ma so che è molto difficile entrare. Ingegneria, poi, ha tante specializzazioni e non saprei proprio quale scegliere: Ingegneria elettrotecnica, quella di mio nonno, non esiste più”.
Sembra chiaro che per molti giovani la scelta dell’università è più legata a quel famoso “che cosa vuoi fare da grande?”, piuttosto che alle reali possibilità offerte da un corso di laurea anziché un altro. Infatti se la maggior parte delle domande verte sui programmi o sugli sbocchi occupazionali, al primo posto c’è sempre il desiderio di fare o diventare qualcuno in particolare.
E’ dunque una passione o un sogno ad animare le scelte degli studenti. Passano, quindi, in secondo piano la storia dell’ateneo, i docenti eccellenti o la struttura all’ultima moda.
“Scienze politiche perché vogliamo fare la rivoluzione! – dicono scherzando Mariano e Alessandro, del liceo classico di Nocera- Siamo venuti per capirne di più però già frequentiamo l’ambiente universitario e quindi ci siamo già fatti un’idea di cosa scegliere”. L’amore per le lettere, per il disegno o per la matematica sono fattori altrettanto importanti: “sono venuto per assistere alla presentazione di Ingegneria – sottolinea Arbace, quinto liceo scientifico di Portici – perché mi piace la matematica. Voglio prima ascoltare quello che diranno e poi decidere se iscrivermi o meno”. Anche per Arturo, quinto ragioneria, la matematica è una passione. E’ predisposto verso le facoltà tecnico-scientifiche però ha anche paura di non farcela: “amo molto la matematica però non sono sicuro che con la mia preparazione potrei affrontare lo studio universitario. Vorrei capire che grado di difficoltà c’è ad Ingegneria e per questo sono qui”.
La paura di non essere all’altezza
La paura di non essere all’altezza di affrontare gli esami o addirittura di non superare i test d’ammissione, sembra affliggere parecchi ragazzi che molto spesso, per glissare il problema, si dirigono direttamente su facoltà a numero aperto. “Vorremmo sapere se Scienze della Formazione Primaria è a numero chiuso – chiedono Rosa, Angela ed Elisa, del liceo sociopsicopedagogico – ed eventualmente come si svolgono i test d’ammissione perché siamo ancora indecise”. “Vorrei iscrivermi a Psicologia – confessa Chiara, ultimo anno del Classico – ma non so se scegliere la Federico II o la Seconda Università: dipende dai test d’ingresso”. “Medicina è il mio sogno – confessa Giusi, quinto dello Scientifico – ma sono molto scoraggiata dal test. Molte mie amiche l’hanno tentato e non sono state ammesse. Voglio provare ma non credo che ce la farò. In quel caso potrei tentare anche il test per Biotecnologie”. “Scienze della nutrizione è a numero chiuso? – chiede anche Antonietta, del geometra – La prova d’ammissione mi spaventa molto. Cosa bisogna studiare per prepararsi?”.
Tante incertezze, tante paure e tante domande per una scelta che durerà tutta la vita: ancora giovani e lontani dalle dinamiche lavorative, i ragazzi si trovano, così, catapultati nel variegato mondo universitario, fra nomi di atenei che si confondono con i nomi dei corsi di laurea, fra i consigli di amici e genitori, fra i sentito dire e i ‘dovrebbe essere’ alla ricerca delle preziose informazioni che arrivano come caramelle.
“Sono già orientata verso Scienze Politiche – racconta Ilenia, al quinto scientifico – però vorrei avere informazioni su tutte le facoltà scientifiche. Non so ancora in che consiste quest’orientamento perché è la prima volta che vengo, spero ci daranno degli opuscoli o dei depliant con informazioni specifiche”. “Io vorrei conoscere la differenza tra Ingegneria Informatica e Informatica – sottolinea Danilo, della ragioneria di Sorrento – Che lavoro fa un ingegnere e cosa un informatico?”. “Vorrei avere le idee più chiare sulle facoltà di Giurisprudenza ed Economia – spiega Lorenzo, al quinto anno della ragioneria di Ercolano – Quali sono le differenze nei programmi e dopo quale lavoro si può svolgere?”. “Scienze della comunicazione è utile per diventare giornalista? – domanda Sissi, ultimo anno dello scientifico – Io amo scrivere ma non so da dove cominciare. Non so com’è articolato questo incontro, ma spero di poter parlare con qualche docente che mi possa spiegare quale percorso seguire”.
Fra la pioggia che cade piano e i professori delle scuole superiori che cercano di indirizzare i ragazzi verso uno stand piuttosto che un altro, sembra di vedere già questa stessa marea di giovani quando il prossimo anno varcherà per la prima volta la soglia di un’aula per una lezione universitaria. Si spera con le idee un po’ più chiare e con meno paura per il domani. 
Valentina Orellana
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