Economia, esami alle porte: i consigli dei docenti

Sessione d’esame alle porte per gli studenti di Economia del Parthenope. I ragazzi raccolgono i frutti del loro lavoro o, quanto meno, verificano la preparazione acquisita durante il primo semestre. Indispensabile la frequenza per la buona riuscita delle prove. “Purtroppo, oggi sono ancora tanti gli studenti che pensano all’Università come un esamificio e si recano in Facoltà solo per sostenere gli esami – spiega il prof. Renato Santagata, delegato all’orientamento e docente di Diritto commerciale – Per ottemperare a questo deficit, pubblico le slides delle lezioni sulla mia pagina web in modo che i ragazzi possano scaricarle gratuitamente”. Diritto commerciale, si sa, è uno degli esami più temuti sia per la complessità che per la quantità di nozioni da imparare: il manuale comprende lo studio dell’impresa, delle società, del fallimento, dei contratti e dei titoli di credito. “Senza dubbio, è una disciplina molto tecnica che presuppone la conoscenza del Diritto privato, già studiato in precedenza ma che i ragazzi dimostrano di non ricordare. Per preparare l’esame occorrono, a mio avviso, almeno due mesi di studio intenso, e con questo intendo un impegno costante di otto ore al giorno”. In definitiva, “non è certo un esame che si può tentare ma, allo stesso tempo, non deve essere definito un blocco”. Può essere d’aiuto anche “recarsi periodicamente in Dipartimento per verificare il livello della propria preparazione man mano che si procede con lo studio”. La disciplina torna utile anche per la preparazione all’esame di abilitazione alla professione di dottore commercialista. “Da studente di Giurisprudenza, – ricorda Santagata, laureato al Federico II – ho impiegato sei mesi per studiare Diritto commerciale, sostenuto, poi, col prof. Campobasso, un osso durissimo. Era una materia che già, allora, mi appassionava molto”. Agli esami orali è richiesto un buon livello di esposizione. Secondo la prof.ssa Daniela Mancini, docente di Economia Aziendale, “è bene ripetere gli argomenti di studio a voce alta”. Capita, invece, che gli studenti cerchino di imparare tutto a memoria “addirittura dalle slides utilizzate a lezione, piuttosto che dai libri di testo!”. L’esame si basa su una prova scritta: “una parte dedicata agli esercizi (analisi di operazioni d’azienda, scritture in partita doppia) a cui si aggiungono alcune domande a risposta aperta per fare in modo che gli studenti imparino a sintetizzare”. Il consiglio della Mancini: “Fate uno schema con parole chiave legate tra loro per macro-argomenti e ripetete a voce alta”. Tra gli errori dei ragazzi, quello di pensare che lo studio sia finalizzato al superamento di ogni singolo esame o anche non rendersi conto del nesso tra le discipline studiate e la realtà che ci circonda. Ad esempio, qual è l’importanza dello studio della Matematica in un percorso di studi economico? Lo abbiamo chiesto al prof. Luigi D’Onofrio, docente di Metodi di Matematica applicata al Corso di Laurea in Management delle imprese internazionali. “La Matematica – dice D’Onofrio – è una disciplina formativa che insegna come affrontare e risolvere problematiche nuove e, poi, entra nella vita di ogni giorno: basti pensare, ad esempio, al calcolo delle probabilità di vincere al lotto o al gioco del poker”. I concetti alla base della Matematica generale sono tutti collegati tra loro ed “il linguaggio è molto stringato”. Per queste ragioni, “è importante studiare parallelamente al corso, passo dopo passo, anche perché occorre il tempo necessario per comprendere appieno ogni argomento”. Esercitarsi in gruppo può risultare utile. “Gli studenti hanno creato un gruppo di studi su Facebook, tramite il quale si scambiano le informazioni relative all’esame ed al corso di Matematica”.  Collegato a Metodi di Matematica applicata c’è, al secondo anno, Statistica d’impresa, anche se non pochi studenti decidono di lasciare per ultimi entrambi gli esami. “Il corso – afferma il prof. Andrea Regoli – ha l’obiettivo di far comprendere i metodi statistici applicati alle realtà aziendali, per esempio spiego la produttività marginale per poi calcolare la variazione del valore aggiunto di un nuovo dipendente”. Oltre alla teoria, la Statistica include anche tante esercitazioni. “Gli studenti si concentrano fin troppo sugli esercizi, senza, però, studiare adeguatamente la teoria, dunque fanno calcoli in successione ma non comprendono il ragionamento che è dietro le metodologie applicate. A lezione, cerco di far capire il modo di pensare statistico ma non è un’impresa semplice anche perché, dopo le prime due settimane di affollamento, il numero di persone che decide di continuare a seguire le lezioni diminuisce parecchio”. Dunque, c’è una difficoltà di approccio che “va superata proprio con la presenza”. Un altro esame del secondo anno grazie al quale i futuri dottori in Economia cominciano a masticare il linguaggio aziendale è quello di Organizzazione aziendale. “Durante il corso, – spiega la prof.ssa Paola Briganti – studiamo, a livello micro, i meccanismi e le strategie decisionali nelle industrie e, a livello macro, il coordinamento delle unità organizzative”. L’esame prevede una prova scritta e una orale, la prima delle quali consiste in cinque quesiti a risposta aperta. “Sono domande molto mirate – continua la Briganti – a cui, talvolta, i ragazzi rispondono in maniera errata perché escono fuori traccia, sono generici o non ricordano in modo preciso gli argomenti”. E’ necessaria “una buona capacità di schematizzare ma, allo stesso tempo, occorre essere anche analitici per spiegare i singoli elementi che compongono il quadro”. Ecco, allora, le indicazioni per una giusta metodologia di studio: “Leggete e riassumete capitolo per capitolo, evidenziando, nelle vostre sintesi, specifici punti chiave. Vi aiuteranno a costruire una mappa mentale per ogni argomento”.
Maddalena Esposito
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