Elettronica laurea i primi studenti della specialistica

Sono tra i primi della Facoltà di Ingegneria a terminare il percorso del “3+2”. Giovanissimi, tra i 24 e 25 anni, tutti laureati brillanti con tanto di lode e di titolo conseguito nei tempi regolari, Salvatore Cannavacciuolo, Vincenzo Palomba e Vito Trimarco sono tre dei tredici studenti di Ingegneria Elettronica che lo scorso 28 marzo hanno tagliato il traguardo della laurea. Più che compiaciuto il loro presidente di Corso, Giovanni Vitale, che dichiara: “Un risultato che ci soddisfa tanto ma che ci fa anche riflettere”.
Ingegneria Elettronica, Ingegneria Meccanica e Ingegneria delle Telecomunicazioni sono gli unici tre corsi di laurea della Facoltà di piazzale Tecchio che hanno avviato la riforma nel 2000, vale a dire con un anno di anticipo rispetto agli altri. Quanto a Elettronica, “abbiamo laureato ventidue studenti in tre anni e tredici in cinque; gli altri sette – spiega Vitale – ritardano perché impegnati all’estero a fare ricerche per la tesi”. A conti fatti, “se si considera che dei centottanta immatricolati al Corso nel 2000 hanno proseguito gli studi in cento, ciò significa che all’incirca il 18% dei nostri iscritti è riuscito a completare regolarmente il percorso di primo livello. Un bel successo, certo, se si pensa che in Ateneo si laurea appena il 3% dei ragazzi. Tuttavia, si tratta di un campione di studenti limitato a quelli bravissimi. Sospetto infatti che non si raggiungerà lo stesso obiettivo con coloro che si laureeranno più tardi. Un motivo in più per ragionare ancora sulla riorganizzazione della didattica”.
Vitale ha ragione. I laureati di marzo rappresentano un’eccezione. Ad essere bravi, sono bravi. Anzi, bravissimi. Lo confermano il voto ed i tempi di laurea, l’attuale collocazione lavorativa. Comune la loro ricetta per il successo universitario: passione per le materie scientiiche, impegno, organizzazione e, immancabile, un pizzico di fortuna. “Ho sempre seguito i corsi – afferma Vincenzo Palomba – anche per otto ore al giorno. A casa studiavo solo nel periodo degli esami, inclusi i week-end, ma senza rinunciare alle uscite serali con gli amici”. Lo sport no, quello non l’ha potuto continuare, “perché tornavo troppo stanco per la palestra”. Come Salvatore Cannavacciuolo, che ha dovuto appendere gli occhialini del nuotatore al chiodo, preso tra studio e lavoro: “Per mantenermi agli studi ho dato lezioni private e programmato siti internet”. A Vito Trimarco, fuorisede di S. Gregorio Magno (Sa), è pesata più la lontananza a casa che la mole di studio. “Non ho più potuto organizzare eventi di piazza del mio paese, come il Festival internazionale del folklore, che nel 2000 raccolse oltre 10mila partecipanti”. Ai colleghi, pertanto, consiglia: “Non esagerate troppo con lo studio. Bisogna trovare il giusto equilibrio tra libri e svago, altrimenti si rischia di collassare”.
Promuovono
la riforma
Sebbene “cavie” della riforma universitaria, i tredici neolaureati in Ingegneria Elettronica non sembrano aver patito particolari disagi. I dottori, anzi, promuovono a pieni voti la nuova articolazione degli studi. “Il contatto quotidiano per tante ore con lezioni, docenti e colleghi è stato molto proficuo”, dice Vincenzo. In ogni caso, “è stata dura sedersi per cinquanta volte innanzi ai docenti”, commenta Vito. Salvatore osserva: “La nostra forza è stata quella dei piccoli numeri. Alla Specialistica eravamo una ventina, ragion per cui abbiamo potuto seguire tanti laboratori, imparando ad usare strumenti complessi. Per qualcuno di noi, queste conoscenze hanno poi rappresentato una discriminante ai fini dell’assunzione in azienda. Non credo che si potranno raggiungere gli stessi risultati con una classe più ampia: cosa faranno i docenti quando dovranno gestire cento e più studenti?”.
Tuttavia, a sentir parlare i ragazzi uno dei punti cardini del percorso di studi riformato è venuto meno, e cioè l’accesso al mondo del lavoro già col titolo triennale. “Un paio d’anni fa – raccontano – le aziende ancora non conoscevano i laureati di primo livello e, quindi, non c’era lavoro per noi”. Di qui la scelta di proseguire con la Specialistica, i cui esami si differenziano da quelli del percorso triennale per il loro aspetto pratico. “Veniamo valutati per la nostra capacità di elaborare progetti concreti”, fa sapere Vito, che prova a infondere fiducia ai prossimi laureati triennali: “Le cose stanno cambiando. Conosco diversi colleghi che hanno trovato lavoro anche col titolo di primo livello, guadagnando un discreto stipendio”.
Già, perché una laurea in Ingegneria paga ancora bene in termini occupazionali, in particolar modo se conseguita nei tempi giusti e con buoni voti. Parola di Vincenzo, che a 24 anni vanta già un’assunzione a tempo indeterminato in un’importante società informatica napoletana. “Sono stato contattato prima ancora che mi laureassi”, confessa. In questo momento di precarietà occupazionale, Salvatore è addirittura conteso da più aziende. “Mi vogliono Accenture e STMicro. Parlano tutte di assunzioni definitive, la Stm mi ha offerto 1.350 euro al mese come salario d’ingresso. Valuterò le proposte in base alle possibilità di carriera, alla dinamicità del lavoro e, perché no, ai guadagni”. Dal canto suo, Vito spera di entrare nella grande famiglia della Micron Technology Italia, una grossa multinazionale americana che produce componenti elettronici con sede all’Aquila e presso cui ha svolto la sua tesi. “Non ho problemi a fare le valigie e a muovermi dalla Campania, magari anche all’estero. Il mio sogno, però, è di lavorare in qualche città italiana del centro-sud perché, non me ne voglia nessuno, al Sud c’è un modo di vivere in comunità che non ha paragoni”.
Paola Mantovano
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