Erasmus, fiore all’occhiello della Facoltà

Un’esperienza di studio – e di vita – all’estero grazie al progetto Socrates-Erasmus. Alla Facoltà di Medicina della Federico II la mobilità studentesca internazionale è una realtà che va avanti dal 1989, anno di nascita dell’Erasmus, con la Facoltà napoletana che ha avuto un ruolo di primo piano nella realizzazione dell’Ects, il sistema europeo di trasferimento dei crediti. Da allora ogni anno decine e decine di studenti partono dal Policlinico di via Pansini alla volta dei Paesi dell’Unione Europea, così come altrettanti ragazzi giungono dall’estero per studiare a Napoli. Oggi il progetto Erasmus è il fiore all’occhiello di questa Facoltà, un punto di eccellenza che è risaltato anche nei rapporti scaturiti dalle recenti “site visit” ad opera dei docenti delle altre Facoltà italiane di Medicina. Un modello che funziona alla perfezione e che, da qualche tempo, è stato esteso a tutte le tredici Facoltà dell’Ateneo federiciano.
“Nel 1989 la Facoltà di Medicina della Federico II ha preso parte ad un progetto pilota che avrebbe dovuto affinare il sistema dell’Ects. Sono quindi sedici anni che lavoriamo in modo tale che il trasferimento degli studenti all’estero avvenga con criteri ben definiti”, spiega la prof.ssa Bianca Maria Veneziani, delegato d’Ateneo agli scambi internazionali insieme al prof. Sabino De Placido, entrambi membri della Commissione Socrates-Erasmus della Facoltà, cui fanno parte anche i docenti Guido Rossi, Armido Rubino, Guglielmo Borgia, Roberto Martina, Stefano Bonatti, Marinella D’Aniello e Raffaella Vecchione. 
L’Ects è l’unico sistema di crediti che sia stato testato ed usato con successo in Europa. Concepito per il trasferimento dei crediti universitari, il meccanismo ha facilitato il riconoscimento di periodi di studio all’estero, aumentando così la qualità ed il volume della mobilità studentesca nell’attuale Unione Europea. “Attraverso l’Ects – afferma la Veneziani – gli studenti Erasmus ottengono l’equiparazione dei voti tra le varie Università europee. Ciò accade perché agli studenti Erasmus vengono redatti piani di studi identici a quelli delle Facoltà straniere”. 
Belgio, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Olanda, Portogallo, Spagna e da poco anche la Turchia, i Paesi in cui gli studenti di Medicina possono studiare per sei o dodici mesi,  nessuno dei quali di lingua anglofona. In totale, cinquantasei borse Erasmus, tutte assegnate in ogni anno accademico. Va all’estero, infatti, il 20% degli iscritti alla Facoltà, siano essi studenti dei Corsi di Laurea di Medicina e/o di Odontoiatria. La Facoltà sta meditando anche l’opportunità di estendere l’Erasmus agli universitari delle Professioni sanitarie, “per adesso esclusi perché il loro è un ciclo di studi triennale”. Riferisce la prof.ssa Veneziani: “Quest’anno ci sono pervenute ottantasei domande; diciannove ragazzi risultano idonei, ma non hanno ancora ottenuto la borsa. Sedici gli studenti arrivati a Napoli lo scorso anno, venti nel 2003, dodici le richieste per il 2005”. La Spagna, lo Stato più gettonato dai futuri medici napoletani, con l’Italia che è il Paese più richiesto dagli spagnoli. “Non ci sono accordi con le Università del Regno Unito perché sono private”, chiosa la docente. 
Tra le altre peculiarità del Secondo Policlinico di Napoli, le modalità di selezione. “Da noi si effettua una selezione unica dei candidati, a prescindere dal CdL e dai promotori, cui segue un’unica graduatoria, che sostanzialmente è una graduatoria di merito”. Media degli esami, anno di corso e numero di esami sono infatti i parametri per ambire ad una borsa di studio Erasmus. “Tendiamo a privilegiare gli studenti più anziani per offrire a tutti la chance di partire”, chiarisce la Veneziani. Di marginale influenza, quindi, eventuali conoscenze linguistiche: “Considerato il rapporto con i pazienti, per uno studente di Medicina dovrebbe essere importante farsi capire. In ogni caso, dopo un paio di mesi i ragazzi riescono agevolmente a dialogare, anche in Paesi come la Finlandia. Il vantaggio accessorio è che tornano in Italia con la conoscenza di una lingua straniera”.
A sentire gli ex studenti Erasmus, studiare all’estero è un’esperienza formativa, divertente ed irripetibile. “In genere – racconta la prof.ssa Veneziani – i ragazzi sono sempre motivati a partire. Molti riescono a prendere una serie di contatti che poi sfruttano in seguito, magari andando a specializzarsi all’estero, il che non so se sia un bene o un male. In ogni caso, lasciano Napoli tranquilli, perché sanno che alle loro spalle c’è sempre un gruppo di persone che da qui li seguono, li sostengono, li aiutano per qualsiasi difficoltà. Anche a distanza”.
Paola Mantovano
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