Facoltà di Medicina a rischio per lo scorporo della componente pre-clinica

La conferenza permanente dei Presidi di Medicina ha stilato un documento ufficiale in cui si sottolinea la necessità di trasformare le Facoltà nelle Strutture di Raccordo di cui parla la legge Gelmini. Se ciò si realizzerà, i Presidi potranno mantenere la funzione di coordinamento dell’offerta didattica e delle attività dei Dipartimenti, la responsabilità dei rapporti con il sistema sanitario nazionale e della gestione dei fondi. I Presidi campani stanno partecipando attivamente al dibattito. Giuseppe Paolisso della SUN, ad esempio, in una lettera a “Il Mattino” ha messo in evidenza l’urgenza di riconoscere la peculiarità delle Facoltà dell’area medico-chirurgica, il cui sistema organizzativo è “uno dei migliori d’Europa ed è ben differenziato dal modello Usa, a cui si ispira la legge Gelmini, in cui viene riconosciuta la centralità dei singoli Dipartimenti ed una netta divisione tra discipline di base e discipline cliniche. Riportare il modello Usa nelle università italiane determinerebbe un depotenziamento della Facoltà di Medicina e la sicura involuzione del “prodotto” che essa è in grado di offrire alla comunità internazionale”. Secondo Paolisso bisogna scongiurare il rischio che i costituendi statuti consentano la nascita di una Scuola per le discipline di base ed una per le discipline cliniche all’interno dello stesso Ateneo. Lo scorporo della componente pre-clinica “determinerebbe una forte penalizzazione per le attività assistenziali dell’area clinica, che si vedrebbe così privata del supporto fondamentale fornito ad esempio dalle attività dei laboratori di analisi. Tale situazione potrebbe impattare negativamente anche dal punto di vista salariale sulla componente biologica che decidesse di afferire alla eventuale Facoltà di Medicina-pre clinica”. Il Preside ritiene che soltanto una Facoltà unita e coesa garantisca la qualità della formazione poiché: “il percorso dello studente di Medicina è basato da sempre sull’unitarietà e condivisione di saperi tra discipline di base e discipline cliniche”.
Preoccupazioni condivise dal Preside Giovanni Persico della Federico II: “Sono perfettamente d’accordo con tutte le argomentazioni di Paolisso ma dobbiamo sperare che qualcuno ci ascolti. Occorre trovare gli interlocutori nelle istituzioni per portare avanti questa istanza. La Conferenza dei Presidi ha ribadito che le Facoltà di Medicina conserveranno alcune particolarità. La legge Gelmini lo consente”. Anche Persico è del parere che le Facoltà debbano trasformarsi nelle Strutture di Raccordo di cui parla la legge: “Non si potranno chiamare Scuole, le chiameremo in un altro modo. Tutti i Presidi di Medicina faranno approvare una mozione al riguardo nel prossimo Consiglio di Facoltà”. A questa struttura intermedia dell’area sanitaria potrebbero aggregarsi filoni di ricerca che oggi afferiscono ad altre Facoltà federiciane? “Si vedrà ma io non credo. Non ne abbiamo bisogno. Il numero minimo per costituire un Dipartimento è di 40 ricercatori: noi abbiamo più di 400 professori, di Dipartimenti ne possiamo fare 10”.
Tutti gli ospedali si trovano in un momento di enorme difficoltà ma la condizione dei Policlinici è particolarmente delicata, come dichiara l’Assessore regionale all’Università Guido Trombetti: “La deriva a cui bisogna opporsi è il trascinamento delle attività della Facoltà in ambito esclusivamente sanitario. Invece, devono rimanere saldamente ancorate alla didattica. E’ un rischio reale da scongiurare. Nel nuovo Statuto bisogna incardinare con chiodi e martello la Facoltà di Medicina considerando che è un unicum per l’attività sanitaria”. Trombetti sottolinea che i problemi vadano affrontati senza remore di carattere ideologico: “Il nuovo assetto della Facoltà passa attraverso la sottoscrizione del Protocollo di Intesa con la Regione. Tutti, anche i medici, sono chiamati alle loro responsabilità. Molti di noi hanno remato per portare la Facoltà verso il sistema sanitario quando sembrava vantaggioso”.
Dai risultati dell’indagine del Censis 2010, Medicina della Federico II si colloca al quinto posto in Italia con un punteggio medio di 96,3, dopo Padova, Perugia, Bicocca di Milano e Udine. Le voci valutate sono: ricerca, didattica, rapporti internazionali, produttività, servizi e strutture. “Per la ricerca scientifica la nostra Facoltà è al terzo posto – afferma Trombetti – E’ motivo di onore e mi conferma la necessità di difenderla. Deve rimanere un elemento trainante del nostro Ateneo. La ricerca scientifica di area medica è al contempo un pezzo del sistema sanitario ed un fiore all’occhiello della Federico II”. La crisi in Campania ha effetti devastanti in ambito sanitario, sia dal punto di vista finanziario sia da quello organizzativo. E’ il momento di fare fronte comune e stringere la cinghia: “Bisogna imparare a rinunciare ad alcune cose ma non si dovrebbe mai rinunciare alla ricerca scientifica – conclude Persico – Se vogliamo progredire, dobbiamo mangiare meno prosciutto ma fare più ricerca”.
Manuela Pitterà
- Advertisement -





Articoli Correlati