Finiscono i corsi, cominciano gli esami

E’ da poco iniziata la sessione estiva di esami. Alcuni docenti del primo anno, tentano di individuare le criticità dell’anno che si è appena concluso e danno dei consigli alle matricole. “L’organizzazione che la facoltà si è data è pessima, specialmente al primo anno. Gruppi enormi di studenti hanno l’orario spezzettato e le perdite di tempo sono notevoli”, dice il prof. Vincenzo Aversa, docente di Metodi Matematici, che ha curato personalmente l’orario delle lezioni, “non so se dipenda da me o dalla facoltà che non mi ha messo a disposizione i mezzi”. Manca l’abitudine al colloquio didattico -afferma il professore-,  gli studenti parlano poco e non vanno al ricevimento e i risultati si vedono, all’ultima sessione hanno superato l’esame quindici persone su un totale di circa duecento studenti. “Sono cose delle quali discutiamo quotidianamente con i colleghi, i problemi sono di didattica, di accoglienza e apprendimento” afferma Aversa, che condivide l’idea di avere un primo anno uguale per tutti con un numero ridotto di crediti. Un suggerimento pratico? “Parlare con i colleghi degli anni precedenti che hanno più esperienza”. 
“Gli studenti sono un po’ penalizzati dalla scelta della facoltà, di spezzare il programma in due moduli, uno solo dei quali, il primo, è comune sia agli economisti che agli aziendalisti. Al termine di questo modulo, gli aziendalisti non incontrano più questa materia”, afferma il professore di Storia Economica, Nicola de Ianni. Le scelte per affrontare il corso organizzato in questo modo possono essere di due tipi. Si possono affrontare gli argomenti in ordine cronologico, “ed io questo non lo voglio perché altrimenti gli studenti conoscono solo la storia economica dell’800 o solo quella del ‘900” puntualizza il professore, oppure si possono dividere i moduli per argomenti, “ho dedicato il primo modulo ai temi ed il secondo, più snello, ai paesi”. Dall’anno prossimo il prof. de Ianni tenterà una sperimentazione: invertire i due moduli, anche perché, dice, i corsi iniziano a settembre e le iscrizioni si chiudono a novembre, per cui, molti studenti che siedono in aula non sanno ancora se si iscriveranno. Il consiglio resta quello di iniziare al meglio possibile, “bisogna studiare come al liceo, se si comincia bene il primo anno si riesce anche a completare gli studi. E poi bisogna approfittare di tutte le opportunità che la facoltà mette a disposizione in termini di orientamento, è cruciale”. 
“Non ho riscontrato particolari problemi, abbiamo anche svolto diverse attività integrative su tematiche un po’ di frontiera insieme alla Facoltà di Scienze e i ragazzi hanno seguito con interesse” dice il prof. Riccardo Vona docente di Economia e Gestione delle Imprese, il quale insiste su un aspetto:  “l’università è diventata, per certi versi, una sorta di scuola media superiore in cui si deve studiare e seguire”. 
“La mia materia è di inquadramento generale ed i veri risultati si vedono, quando, via via che ci si avvicina all’esame, il numero degli studenti in aula tende a ridursi. Il nucleo ridotto di persone che restano fino alla fine, sono quelle che, oggettivamente, renderanno meglio all’esame” afferma un altro docente di Economia e Gestione, il prof. Mauro Sciarelli. Si dice contento del corso svolto, durante il quale ha avuto modo di sperimentare, con gli studenti superstiti, delle presentazioni di studi di casi aziendali, con risultati che definisce sorprendenti, grazie al supporto dei mezzi informatici che permettono, attraverso il sito e la posta elettronica, di scambiare materiale didattico, lucidi, articoli di giornale o eserciziari. “La logica del nuovo ordinamento è proprio quella di verificare continuamente il lavoro svolto” aggiunge Sciarelli che sottolinea alcuni aspetti importanti da valutare quando si affronta questo campo di studi. Si tratta di scienze umane e sociali quindi imperfette, occorre studiare con raziocinio, conoscere i metodi, gli obiettivi ma, soprattutto, i limiti della disciplina. Porsi delle domande e cercare delle soluzioni e se queste non si trovano vuol dire che c’è un dubbio, un’incertezza. E’, importante, poi, sviluppare i collegamenti tra le varie parti del programma che ha come tema centrale l’azienda.
(Si.Pa.)
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