Forum sulla didattica ad Architettura

Più docenti che studenti hanno partecipato il 25 maggio al Forum sulla didattica di Architettura, che si è svolto a Palazzo Gravina. In aula 21 si sono ritrovati in circa cinquanta persone, per gli stati generali della Facoltà. C’erano il Preside Benedetto Gravagnuolo, i Presidenti dei Corsi di Laurea, altri docenti, soprattutto i coordinatori delle commissioni. C’era anche una pattuglia di rappresentanti degli studenti nel Consiglio di Ateneo e nel Consiglio di Facoltà.  Assenti, o quasi, tutti gli altri iscritti, le ragazze ed i ragazzi che frequentano ogni giorno Architettura. Un cattivo segnale, anche se il dato va ponderato con quanto riferito dai rappresentanti: non tutti i professori hanno sospeso l’attività didattica, come invece era stato chiesto loro esplicitamente dal Preside, in concomitanza con il Forum. 
I temi affrontati: l’esigenza di un più stretto coordinamento tra settori ed aree disciplinari, che sicuramente migliorerebbe anche la qualità complessiva della didattica ed eviterebbe di complicare irragionevolmente la vita agli studenti; numero e frequenza degli appelli; corsi di recupero per gli iscritti al vecchio ordinamento; spazi ed attrezzature.
GLI STUDENTI
Maggiore pulizia 
e aule studio
I rappresentanti degli studenti hanno letto un documento di 6 pagine, che fa il punto in maniera molto dettagliata sulle questioni che stanno loro a cuore. 
Orario dei corsi. “Nel momento in cui i docenti comunicano le disponibilità per l’orario sarebbe ottima cosa se si coordinassero e non pretendessero determinate aule, se i corsi assegnati loro sono frequentati da un numero di persone che eccede la capienza massima dell’aula. Mostrino flessibilità, insomma, per evitare quella gran confusione che caratterizza ogni inizio semestre ed è dovuta all’accavallamento di alcuni corsi”. 
Sedi. “Chiediamo una maggiore pulizia. La ditta incaricata lascia spesso i bagni senza sapone e carta igienica. Spesso sono anche chiusi. Alcune delle aule di palazzo Gravina, in particolare la 23 e la 25, sono inadeguate, per dimensioni, ad ospitare gli studenti. L’aula 26, per l’insufficiente sistema di condizionamento e per la scarsa ventilazione, in estate è un forno. In inverno, in compenso, un frigo. Problemi pure nella nuova bella sede, allo Spirito Santo. I corridoi ampi e luminosi sono sprovvisti di brise – soleil e quindi, col caldo, diventano serre, specie nella parte dell’edificio più esposta ai raggi solari, quella che guarda su via Forno Vecchio. Chiediamo che i lavori di ristrutturazione del cortile di via Forno Vecchio prevedano l’installazione di tavoli, tendoni e quant’altro realizzi un minimo di accoglienza per chi voglia consumare un panino. Oggi le aule studio e quelle per i corsi fungono da impropria mensa”.  
Aule studio. “I posti a sedere sono irrisori, rispetto al numero di studenti che frequentano l’edificio dello Spirito Santo. Chiediamo che nei progetti di ristrutturazione delle sedi di via Tarsia, di palazzo Gravina, di via Mezzocannone siano previste altre e più capienti aule studio, con un numero decoroso di prese per i computer portatili. Nelle attuali aule studio sono 6, per 30 posti a sedere. Lo studente deve portarsi da casa doppie spine, ciabatte, per mitigare il disagio. Auspichiamo inoltre una più efficiente manutenzione e la sostituzione, se irrecuperabili, delle sedie e dei tavoli che stanno nei corridoi di palazzo Gravina. Rappresentano l’unico posto dove studiare, oltre alla biblioteca. Poiché Palazzo Gravina ospita ancora lezioni, servirebbe una verifica generale delle condizioni delle prese elettriche, utilizzate per la proiezione di lucidi e per lo studio con i portatili”. 
Frequenza obbligatoria. “La firma di frequenza deve essere scritta sul libretto alla fine del corso, non all’esame. Molti docenti non rispettano questa elementare norma e capita che non pochi studenti non possano sostenere gli esami o perché sono stati smarriti i registri con le presenze o perché non sono riusciti a sostenere l’esame prima che il docente si dimenticasse di loro o cambiasse cattedra. In questi due sciagurati casi bisogna seguire di nuovo il corso. Riteniamo inoltre che sia ridicolo pretendere la frequenza obbligatoria ai corsi che non sono laboratori. La presenza degli studenti non dovrebbe essere pretesa, ma incentivata attraverso lezioni interessanti”. 
Biblioteca. “Chiediamo di prolungare, come una volta, l’orario di apertura alle 19”.  
Tutoraggio. “E’ stata un’esperienza fallimentare, perché i docenti – tutor sono fantasmi, non si fanno trovare mai”. 
Plotter. “I soldi per acquistarli sono stanziati da tempo e ci chiediamo che cosa aspetti la facoltà ad aprire il bando di gara per acquistarli, insieme ai nuovi computer. Poiché i docenti pretendono la stampa di tavole a colori, sia per le correzioni, sia per gli esami, e poiché la stampa di un A 1 a colori varia dai 5 ai 15 euro di costo, a secondo della quantità di colore impiegata e del tipo di carta utilizzata, la spesa che affrontiamo è alta. Ogni esame richiede la stampa di almeno 5 tavole a colori”. 
Corsi. “Alcuni sono veramente sovraffollati. Sollecitiamo, se necessario, lo sdoppiamento o il cambio di aula”. 
Fin qui le problematiche sollevate dal documento degli studenti, presentato nel Forum sulla didattica, rivestono un carattere generale. I rappresentanti affrontano poi i punti critici che accomunano i corsi di laurea del nuovo ordinamento.
Ulteriori sessioni 
di esame
Sessioni di esame. “Si possono sostenere esami solo in due sessioni: invernale (febbraio – marzo) ed estiva (giugno – ottobre). Per gli studenti significa  che devono affrontare almeno 4 esami nell’arco di 15 – 20 giorni, il periodo di sospensione dei corsi. Proponiamo di inserire ulteriori sessioni di esame un sabato di ogni mese (aprile escluso), nel corso dell’anno accademico”.
Laboratori integrati. “Invece che Estimo, sarebbe utile si sviluppassero moduli integrati di autocad, archicad, photoshop e programmi analoghi, indispensabili ad una buona realizzazione grafica del progetto”.
Crediti per stage e tirocini; crediti per le attività formative a scelta. “Nonostante manchi poco meno di un anno alla conclusione del primo ciclo di studi dei nuovi ordinamenti, regna ancora una sostanziale confusione riguardo alla differenza tra crediti per le attività formative a scelta e crediti per stage e tirocini. La confusione è soprattutto sul come, sul dove e sul quando tali crediti sono assegnati e poi registrati. Bisogna che si faccia chiarezza”. 
Il documento studentesco si sofferma, poi, sulle questioni interne ai singoli Corsi di laurea.
Gli sbarramenti 
non sono obbligatori
Architettura quinquennale. “Chiediamo maggiore e più efficace sinergia tra la segreteria studenti, il Consiglio di Corso di Laurea e la segreteria didattica, per quanto concerne gli studenti iscritti a contratto. I laboratori con corsi integrati, poi, di integrato hanno solo il nome ed il voto finale. Ogni corso adotta programmi e modalità di svolgimento diversi, spesso addirittura in contrasto con gli altri. E’ assurdo, perché questi corsi integrati dovrebbero contribuire all’elaborazione di un progetto unitario e di ampio respiro. Ripetiamo nuovamente con forza che la legge 509 sui nuovi corsi di laurea  non prevede l’obbligatorietà degli sbarramenti  in questo corso di laurea. Se è comprensibile uno sbarramento tra il quarto ed il quinto anno, in vista della tesi, non lo è tra gli altri anni del corso di laurea. Proponiamo dunque che la questione sia esaminata di nuovo, in collaborazione tra il corso di laurea  ed i rappresentanti degli studenti”. 
Scienze dell’Architettura. “Per le tesi, i laureandi lavorano quanto i loro colleghi del vecchio ordinamento e questo non rispetta lo spirito del corso triennale. Riguardo poi alla specialistica, ci dicono che i laboratori integrati non funzionano come tali  e che alcuni docenti non concedono l’idoneità nei moduli integrati, facendo sì che lo studente non possa sostenere l’esame.  Non è chiaro, poi, quali siano gli enti che ospiteranno i tirocinanti neolaureati di I livello. Chiediamo una nota informativa per gli studenti. Quanto allo sbarramento, sia quantitativo, non qualitativo! Si basi, cioè, sul numero dei crediti, non sul tipo di corso e sull’annualità di appartenenza. E’ inoltre evidente  che c’è un forte squilibrio  nella suddivisione dei corsi tra i tre anni del CdL di I livello.  Non è affrontabile un terzo anno con 11 corsi da seguire e altrettanti esami, considerando pure che è l’anno della tesi. Al secondo anno, invece, i corsi e gli esami sono solo 7. Ricordiamo poi a questa facoltà  che i laureandi di I livello devono conseguire conoscenze che permettano loro di disegnare per un cantiere. Per come è strutturato oggi il corso di laurea, non accade”. 
Tabella XXX. “Se  è comprensibile la soppressione di alcuni corsi, non è assolutamente concepibile  l’ostinazione di taluni docenti  a non organizzare gli esami. Costringono così noi studenti a chiedere corsi magari non necessari, per avere un docente con il quale sostenere gli esami, soprattutto quando la frequenza a tali corsi è certificata. Sollecitiamo i docenti di Teoria delle strutture a rispettare i termini per il superamento degli esami, decisi di comune accordo. Chiediamo chiarezza riguardo alle norme per passare ai nuovi corsi di laurea, sui corsi che saranno mantenuti in vita nei prossimi anni  e su come sostenere gli esami  di quelli soppressi. Auspichiamo, ancora, che professori e amministrativi siano informati dell’abolizione di tutti gli sbarramenti interni a questo corso di laurea e che quindi siano comunicate agli studenti le variazioni alle procedure burocratiche di iscrizione e di pagamento delle tasse, oltre che di cambio degli esami complementari”. 
I DOCENTI
Plotter: “gli studenti
hanno ragione”
Il Preside Benedetto Gravagnuolo: “Sui plotter gli studenti hanno perfettamente ragione. Chiedo al manager didattico di portare a termine ogni adempimento necessario affinché le attrezzature, nel più breve tempo possibile, possano essere acquistate. Tra l’altro, c’è anche l’aula dove metterli. Accolgo anche l’invito a vigilare sulla programmazione degli esami. Se c’è qualche docente ancora refrattario a comunicare per tempo e con anticipo le sue disponibilità, la presidenza lo richiamerà al rispetto degli impegni. Personalmente concordo anche sulla necessità di permettere agli studenti di sostenere esami  oltre la sospensione dei corsi di fine I e II semestre”. 
Roberta Amirante: “C’è idiosincrasia alla collaborazione, in molti docenti di questa facoltà. Ritengono che l’insegnamento dell’Architettura non sia un processo unitario, tra aree e settori disciplinari diversi, che richiede un coordinamento, un confronto, una collaborazione, nell’interesse dello studente. Un altro problema è la scarsa attenzione verso la proiezione internazionale dei nostri ragazzi, verso il progetto Erasmus. Non si può lasciare tutto all’iniziativa individuale. La consulta didattica stabilisca una buona volta le tabelle di equivalenza, che diano agli studenti la certezza del riconoscimento dei crediti conseguiti in Europa”.
Iossa: “Alla facoltà di Giurisprudenza sostengono 21 esami in 4 anni, nel vecchio ordinamento. Ad Architettura gli anni sono 5 e gli esami, perciò, dovrebbero essere 30. Ne conto invece ben 44, un’assurdità. Non è pensabile che si trattengano gli studenti in facoltà fino  ad orari tali che non consentano loro di tornare a casa in tempo per studiare. Dobbiamo metterci in testa, una volta per tutte, che Architettura oggi, come altre facoltà, è frequentata da moltissime ragazze e altrettanti ragazzi i quali non abitano a Napoli, in centro. Vengono dalla periferia o da altri comuni. Considerando gli spostamenti, se vanno via da qui alle 18 arrivano a casa, nella migliore delle ipotesi, per cena. Quando studiano? L’insegnamento delle materie strutturali deve essere orientato il più possibile a garantire agli studenti gli strumenti per progettare. Non può essere fine a se stesso”.  
Claudio Claudi. “”A partire dall’anno accademico 2006/2007 non ci sarà più un’offerta formativa relativa al terzo anno del vecchio ordinamento di Architettura. Chiedo al preside ed alla facoltà tutta di esporre al Rettore la necessità di stanziare fondo per organizzare  corsi di recupero e tutoraggio. In caso contrario, rischiamo di consegnare  tra i 600 ed i 700 allievi al mercato delle lezioni private”. 
Fabrizio Geremicca
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