Francese, “una lingua ricca di cultura”

È stata la patria della “famosa rivoluzione”. La sua lingua, l’idioma di personaggi come Molière, Rousseau e Prévert. Ovviamente stiamo parlando della Francia e del francese. I tanti studenti che hanno scelto (o sceglieranno) di studiare questa lingua dovranno affrontare un percorso che va dalla grammatica e dalla fonetica per arrivare ad una competenza linguistica che consente di produrre testi ben articolati dal punto di vista lessicale e sintattico. Il livello di partenza non può essere lo stesso per tutti. C’è chi ha già una conoscenza base del francese e chi invece non l’ha mai studiato. Ma questo la prof.ssa Paola Coia, docente di Lingua francese I e II alla Facoltà di Lettere, lo sa bene. “Mentre per chi parte da zero all’inizio è un po’ difficile, gli studenti che già conoscono il francese vorrebbero andare avanti. Per gestire questa situazione, all’inizio dell’anno divido i frequentanti in due gruppi che poi, verso la fine del primo semestre, rimetto insieme. Certo, anche a questo punto vedo alcune facce un po’ disorientate”, racconta la docente che ha anche ideato un blog (www.paolacoia.unblog.fr) per poter fornire ai suoi studenti tutte le informazioni necessarie (esercitazioni svolte in classe, programmi, dettagli sugli esami) ma anche per comunicare più agevolmente. Purtroppo, uno dei problemi con cui i futuri francofoni devono fare i conti è il ristretto numero di ore dedicate ai corsi. “I ragazzi iscritti al primo e al secondo anno seguono tre ore a settimana con me e due con il lettore, il che non è affatto sufficiente – asserisce la docente – Per questo chiedo loro un lavoro a casa abbastanza consistente. Fino all’anno scorso c’erano quattro ore di lettorato ed il sistema era perfetto”. Ma come è strutturato l’esame del primo anno? “Lo scritto è articolato in due parti: comprensione orale (si tratta di un servizio giornalistico con supporto video) e grammatica. Poi, l’orale: quest’anno verterà sullo studio del francese nel mondo e la lettura di un testo in lingua”, spiega la prof.ssa Coia. Al secondo anno, la difficoltà maggiore dell’esame sta nel riassunto in lingua. “Gli studenti non hanno confidenza con i riassunti, per questo abituarsi alle tecniche in francese è un problema – sostiene la docente – Infatti, la percentuale di chi supera gli esami è più bassa rispetto al primo anno”. Però non ci si deve preoccupare: chi supera il primo anno non incontrerà più grandi difficoltà con la grammatica. Il consiglio della docente: “informarsi perché quando si impara una lingua bisogna anche capire con quale cultura ci si confronta. Questo è un aspetto che i miei studenti sottovalutano”. Ma perché studiare il francese? “Perché è ancora una lingua ricca di cultura”.
La parola agli studenti. “L’esame del primo anno è passabile. Le difficoltà? Soprattutto fonetiche, superate quelle si va avanti. Le differenze tra primo e secondo anno non sono molte. Diciamo che sono diversi gli obiettivi dell’esame”, afferma Francesca, studentessa al secondo anno, che ha scelto il francese “perché è la lingua dei rapporti diplomatici”.  Simona, al secondo anno, che ha frequentato un’annualità in un liceo belga, dice: “volevo perfezionare la conoscenza della lingua. Purtroppo le ore di lezione settimanali sono scarse e non riusciamo a fare molto”. Gli ostacoli che si incontrano nello studio del francese “sono soprattutto di natura ortografica, per questo motivo all’esame del primo anno i voti non sono stati molto alti. Bisogna fare tante esercitazioni”. Anche due studentesse del primo anno, che preferiscono restare anonime, si lamentano delle poche ore di lezione. Grammatica a parte, ritengono “l’esame fattibile” anche se avrebbero puntato “su uno studio un po’ più pratico”. Le differenze rispetto al liceo? “Manca la guida costante dei professori, qui devi fare tutto da te”.
Marilena Passaretti
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