Giovanni, un lottatore d’oro

Si sono svolti questo mese a Dortmund i Campionati Europei di lotta greco romana. Una disciplina antichissima eppure poco conosciuta. Gli italiani, purtroppo, non sono andati affatto bene portando a casa un solo incontro vinto in tutto il torneo, quello di Tiziano Corriga nei 66 chilogrammi sull’olandese Carl Frederik Ekstrom. Ma, anche se a livello internazionale non è ancora competitivo, il movimento in Italia esiste e ha voglia di crescere. Giovanni Cortese è uno dei campioni napoletani agli scorsi Campionati nazionali universitari. Studente 23enne di Ingegneria Gestionale alla Federico II, ha conquistato la medaglia d’oro nella categoria 120 kg. Della squadra messa in piedi da Franco Patria (il selezionatore del Cus) sul podio più alto sono saliti lui e Giuseppe Cristiano. Cortese ha iniziato a sei anni facendo judo e lotta libera. “Sono ormai 17 anni che mi alleno con costanza”. La lotta si divide in libera e greco romana, la differenza essenziale sta nel fatto che nella seconda, la più antica, non si può attaccare l’avversario sotto la cintura. “È uno sport che richiede grossi sforzi – spiega il campione – I ragazzi, anche della mia età, non sanno cosa significa alzarsi alle 6 di mattina per andare a correre, poi tornare a casa a studiare, poi in palestra a mezzogiorno e, infine, fare un’ultima seduta di allenamenti serale. Questo sport ti insegna l’importanza dei sacrifici, una mentalità che poi porti anche nella vita”. Cortese si allena nella palestra Asd Kdk Mario Palermo di Afragola con i maestri Palmieri e Liuzzi: “In questo momento sono un po’ a riposo, diciamo, a causa di un infortunio alla spalla che ho rimediato in un combattimento. Alla lotta dedico, però, comunque due ore al giorno. Ma non so se riuscirò a mettermi in sesto per i Cnu di quest’anno. Il maestro Mauro Iodice si sta occupando della fisioterapia della mia spalla”.
A questo sport è stato inizialmente spinto dai genitori: “Quando sei piccolo ti portano in palestra e scelgono loro per te. Ma col passar del tempo ci si affeziona e ora per me è difficile stare lontano dalla materassina, quando vedo un incontro ho subito voglia di combattere. La passione, però, devi averla dentro, e tanta, altrimenti certi sforzi non riesci a reggerli e abbandoni. Anche perché gli sbocchi, diciamo così professionali, sono pochi e non è facile entrare in un gruppo delle forze armate. E’ pura passione”. Le sue soddisfazioni, però, se l’è prese girando l’Italia grazie alle gare a cui ha preso parte: “Ho partecipato a tantissimi campionati italiani dagli esordienti ai cadetti fino agli juniores. Sono stato anche agli assoluti, il migliore è stato quello del 2007, ma mi è mancata la medaglia purtroppo. Non sono mai stato molto fortunato, anche a causa di infortuni che mi hanno accompagnato in tutta la mia carriera. Ma ho preso parte anche a trofei internazionali come il Sardinia in Sardegna, dove mi sono confrontato con atleti ungheresi, dei paesi dell’ex Unione sovietica e tedeschi, che sono i più forti”. L’oro finalmente è arrivato nei Cnu dello scorso anno: “È stata un’esperienza bellissima, sono molto grato al Maestro Patria per avermi portato in Molise. Ho disputato tre incontri perfetti, mentalmente ero davvero carico, sentivo di non poter perdere”. La lotta è uno sport individuale, il combattimento avviene uno contro uno, eppure Cortese spiega che è anche una disciplina in cui il collettivo è fondamentale: “La cosa più bella è proprio lo spirito di gruppo. Le persone che ti sostengono fin da quando sei piccolo. Le persone che ti aiutano a crescere, come il maestro Palmieri, che mi ha dato tanto e a cui devo altrettanto, se non di più. I suoi insegnamenti mi hanno formato anche caratterialmente. Quando sei parte di un gruppo, questo ti aiuta a raggiungere un obiettivo, ti rende forte. Se non hai un gruppo solido alle spalle non ce la farai mai. Sulla materassina poi è vero, sei solo, e quando prendi alle gambe un avversario e lo sollevi in cielo per poi buttarlo a terra provi una sensazione meravigliosa. Ti senti davvero bene”.
Nella lotta, la tecnica è una cosa molto individuale, “dipende dal tuo fisico, col passare del tempo i movimenti ti vengono naturali e maturi un tuo stile personale. Io ho aggiunto al free style le tecniche del judo e questo mi permette di avere maggiori possibilità di attacco e difesa. Ho una gamma di colpi più ampia”. 
All’università frequenta il terzo anno: “Mi mancano 12 esami. Ho scelto Ingegneria perché già quando ero al liceo scientifico ero appassionato di matematica. Quello in cui mi piacerebbe specializzarmi è la gestione dei sistemi energetici fotovoltaici. Vorrei puntare, insomma, sulle energie solari e le rinnovabili, sia perché credo che siano quelle a cui dovremmo affidarci nel futuro, sia, più pragmaticamente, perché è un settore in espansione e dove credo ci saranno possibilità di lavoro”. L’esame più duro fino ad ora è stato il ‘classico’ Analisi. Fisica tecnica è il prossimo scoglio da superare. “Ai voti non ci penso molto, perché allenandomi qualcosa devo pur sacrificare, ma faccio del mio meglio e ho una buona media. All’inizio seguivo i corsi ma poi non ce l’ho fatta più. I primi anni avevo tantissima voglia di fare, la mattina andavo a correre e poi in Facoltà mi portavo la doppia borsa: coi libri e con la tuta. Così a mezzogiorno mi recavo nella palestra del San Paolo per la seconda sessione di allenamenti. Quando sei sotto gara non puoi rinunciare a farlo. Ma ora non ci riesco più e quindi ho rinunciato a seguire e studio da solo”. Il suo futuro lo vede a Napoli e non ha intenzione di lasciare la città: “Anche da noi dobbiamo far sviluppare le rinnovabili perché sono il futuro dell’energia. Andare fuori per chi come me è legato a questa terra non è facile, ho paura che non durerei tanto per la malinconia. Ma se sarà necessario certamente farò un sacrificio. Però non sopporto l’idea di incontrare quelle persone che vivono lontano da Napoli e giudicano male questa città, vengano loro piuttosto qui a conoscerla e poi ne riparliamo”. 
Alfonso Bianchi
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