GIURISPRUDENZA IN PILLOLE In arrivo nuovi docenti

Nuova linfa vitale per la Facoltà. Così il prof. Michele Scudiero, Preside di Giurisprudenza, definisce i recenti ingressi di giovani studiosi tra le fila del personale docente. Nel Consiglio di Facoltà dello scorso 25 settembre ci sono state nuove chiamate, tra cui quelle dei professori Salvatore Boccagna e Lucia Picardi, che all’esito di procedure di valutazione comparativa sono divenuti docenti di seconda fascia nelle aree, rispettivamente, del Diritto processuale civile e del Diritto commerciale. Boccagna, brillante allievo del prof. Renato Oriani, insegnerà Diritto degli arbitrati. “E’ un giovane studioso già maturo”, dice di lui il prof. Mario Rusciano, che dirige il Dipartimento di Rapporti civili ed economico sociali, da cui il prof. Boccagna proviene, “la chiamata alla docenza di studiosi come lui vale a confermare ancora una volta il prestigio della nostra Facoltà”. Aria di novità nell’area del Diritto costituzionale, dove la cattedra retta dal prof. Paolo Tesauro viene affidata, per raggiunti limiti di età di quest’ultimo, al prof. Antonio D’Aloia, docente formatosi nella scuola napoletana che però negli ultimi anni ha insegnato all’Università di Parma. Chiamato per trasferimento anche il professore associato Gaetano Stornaiuolo, che insegnerà Scienze delle Finanze 2 e che fino ad oggi ha prestato servizio presso la Facoltà di Giurisprudenza della Seconda Università.
6 mila passaggi all’1+4
La Guida della Facoltà di Giurisprudenza, quella completa dei programmi di insegnamento, è disponibile on-line. I nuovi programmi sono già nel mirino dei rappresentanti degli studenti, che vigilano sulla loro congruità rispetto al numero di crediti attribuiti a ciascun insegnamento. “E’ normale che alcuni programmi siano diventati più consistenti in relazione all’aumento del numero dei crediti – spiega Alessia Giaccari, presidente del Consiglio degli Studenti- Comunque li stiamo controllando anche sulla base delle segnalazioni degli studenti. In linea di massima non ci sono particolari problemi. Qualche difficoltà in più sorge per valutare la corretta entità delle integrazioni, che in alcuni casi consistono in piccoli esami, come ad esempio per quella di Diritto penale che vale solo 5 crediti, mentre in altri sono degli esami più corposi. Le integrazioni di Procedura civile e di Procedura penale valgono 9 crediti ciascuna”. Gli iscritti all’ordinamento 3+2 che hanno optato per il passaggio al corso di laurea magistrale di durata quinquennale sono circa 6.000. Nel passaggio non hanno perso nulla, a parte la necessità di integrare i programmi degli insegnamenti che presentavano una disparità superiore a 4 crediti tra il vecchio e il nuovo ordinamento. Gli unici a subire una privazione, sia pure minima, sono stati coloro che hanno già sostenuto esami a scelta non più attivi o in numero superiore a quello consentito. “Non si possono convalidare più di tre esami a scelta perché nel nuovo ordinamento ne sono previsti solo tre – spiega la Giaccari- in particolare, con l’1+4 è considerato a scelta anche l’esame di inglese. Dunque, chi ha fatto il passaggio ha dovuto valutare quali degli esami già sostenuti far convalidare come ‘a scelta’. Alcuni di essi sono divenuti caratterizzanti, e in questo caso sarebbe possibile fare altri esami a scelta nell’1+4. Altrimenti, se quelli considerati ‘a scelta’ superano il numero di tre, si finisce col perdere qualcosa”. 
Una sentenza
del TAR
Una recente sentenza del TAR Lazio rileva dei vizi nella tabella nazionale del percorso quinquennale, che violerebbe l’autonomia universitaria laddove pone alle facoltà vincoli troppo serrati per la scelta degli insegnamenti da attivare. Nulla cambia per nessuno, dato che i presidi delle facoltà di Giurisprudenza di tutta Italia, insieme ad alcuni rettori, hanno già impugnato la sentenza davanti al Consiglio di Stato. 
Dibattito
Si tiene il 20 ottobre nell’Aula Pessina alle ore 11.00 l’incontro dal titolo “Differenziazione ed asimmetria negli ordinamenti regionali”. Saranno presenti due relatori d’eccezione, il giudice costituzionale Ugo De Siervo e lo studioso spagnolo Luis Marìa Dìes-Picazo Gimènez.
Sara Pepe
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