Giustizia e sistema carcerario

Un ciclo di seminari sul ruolo della giustizia, sul sistema carcerario e la sua funzione rieducativa e di reinserimento del condannato nella società. Anche quando i delitti sono assai gravi, tali da suscitare rabbia ed indignazione. Un dibattito attuale soprattutto dopo gli ultimi tragici fatti di cronaca: l’uccisione assurda del piccolo Tommaso. Interrogativi a cui intende dare una risposta il prof. Pasquale Troncone, docente di Diritto Penale, al Corso di Laurea in Scienze del Servizio Sociale. Molti gli appuntamenti in calendario che coinvolgono giudici, avvocati, psicologi, assistenti sociali per leggere il problema in tutte le sue sfumature. Mentre andiamo in stampa, il 20 aprile, si tiene un incontro con gli operatori del diritto, incentrato sulla ex leggi Cirielli, in merito all’inasprimento delle pene per i recidivi, cioè per coloro che sono stati già condannati per un reato grave. “Questa legge si riferisce sia alla fase di accertamento della responsabilità del processo, sia alla fase dell’esecuzione della pena in carcere”. “Un secondo appuntamento – aggiunge Troncone – avrà come oggetto la struttura dei centri Uepe (Ufficio Esecuzione Penale Esterna). Ho esteso l’invito al dott. Turrini Di Vita, direttore generale del Ministero di Giustizia per affrontare il sistema carcerario e tutte le sue carenze: il sovraffollamento delle carceri e la riorganizzazione dei servizi esterni, ossia la possibilità di scontare la pena anche presso enti territoriali, in particolare comuni, province e regioni, attraverso lavori di pubblica utilità, devoluti gratuitamente alla società”. “L’ho già detto e lo ripeto ancora io sono per il recupero dell’individuo, a prescindere da qualsiasi colpa abbia commesso; del resto – annota il professore – l’articolo 27 della Costituzione impone, come regola di democrazia e di civiltà, la rieducazione e la risocializzazione; o, quanto meno, il giudice e quanti cooperano con la giustizia devono tendere al recupero del condannato, soprattutto in un territorio difficile e degradato come il nostro, dal punto di vista economico, sociale, culturale”.
Gli studenti, probabilmente a fine maggio, visiteranno il carcere di Poggioreale. “Sarà un momento importante per toccare con mano uno spaccato di vita. Il carcere è proprio all’interno della città. Per questo è utile comprendere in che modo questi soggetti interagiscano con il tessuto urbano o, comunque, con la comunità cittadina entro cui vivono”. 
Elviro Di Meo
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