I mille volti dell’ingegnere dell’Informazione

Seminario sulla figura dell’ingegnere dell’Informazione il 6 aprile nell’ambito delle manifestazioni per il Bicentenario della Facoltà. Un’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte e sulle possibilità di crescita per questo settore giovane ed in rapida evoluzione. A fare gli onori di casa il Preside prof. Piero Salatino ed il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli Luigi Vinci. Organizzatore dell’evento Giovanni Manco, Consigliere dell’Ordine: “viviamo nella società della conoscenza nella quale il trattamento dei dati senza vincoli di tempo e spazio acquista un ruolo sempre più importante. Un ‘Infospazio’ che cambia le nostre città, il modo di fare impresa, la medicina”. Seguono le testimonianze di testimonial che raccontano la professione da diverse angolazioni. Antonio De Rosa, manager della società di consulenza Between, illustra la situazione italiana: “siamo agli ultimi posti nel campo dell’innovazione, nonostante il traino delle vendite di beni. Internet continua a crescere, ma nemmeno lontanamente a livelli nord europei anche per lo sviluppo della banda larga”. Paolo Mesano, consulente della multinazionale francese Altran, spiega: “la nostra attività è trasversale a tutti i settori, per un ingegnere le possibilità sono molte”. Pasquale Del Sorbo è un libero professionista progettista di reti di trasmissione anche su banda larga, centri di elaborazione dati e software specifici: “è un ambito interdisciplinare, che richiede la conoscenza delle norme, del mercato e dell’innovazione”. Francesco Castagna è un imprenditore, cofondatore, con altri due colleghi, della SMS Engineering, piccola società di consulenza che nel 2007 è stata premiata come azienda di eccellenza, mentre nel 2010 ha ricevuto, unica impresa italiana, la candidatura al premio internazionale Down Jones Innovation Award. “Un ingegnere ha tutti gli strumenti per intuire il potenziale commerciale di un prodotto di laboratorio e se sa coniugare la propria cultura, con le altre, può diventare un buon imprenditore”. Il Direttore del Dipartimento di Informatica e Sistemistica, prof. Nino Mazzeo, parla della figura del ricercatore in azienda: “il dottore di ricerca può sperimentare il proprio talento presso le imprese, ma queste devono riconoscere come esperienza quei tre anni di lavoro. Stiamo intensificando i rapporti con alcune aziende perché finanzino borse di dottorato”. Enrico Mariani, Presidente del Comitato Nazionale per l’Ingegneria dell’Informazione, tocca un tema delicato: “il nostro settore è esposto alla concorrenza non qualificata da quando è nata l’Informatica di massa. Questo ha abbassato i costi e la qualità e oggi i sistemi sono meno sicuri”. Alfredo Cafasso Vitale, vice presidente del Comitato Nazionale per l’Ingegneria dell’Informazione, parla della certificazione delle competenze: “per la quale è nata l‘EUCIP, struttura per la formazione permanente, con una organizzazione che ricalca quella universitaria”. 
“I nostri laureati 
sono troppo bravi per le aziende”
Segue la tavola rotonda moderata dal prof. Marcello Bracale, Presidente del Corso di Laurea in Ingegneria Biomedica: “l’informatica e la telemedicina tardano ad arrivare negli ospedali perché non abbiamo contribuito a reingegnerizzare il sistema ed il rapporto con la ricerca, soprattutto da quando le aziende hanno dismesso i settori ricerca e sviluppo, è diventato complicato”. “Siamo all’assurdo che i nostri laureati sono troppo bravi per le industrie. Per fare soldi bastano dieci persone, che fanno uno spin-off fregandosene del mercato italiano. Una buona progettazione trova sempre qualcuno che la prende”, sottolinea Mazzeo. “L’Ordine tutela la figura professionale?”, chiede Ottavio Gallo, studente di Ingegneria Biomedica. “È un lavoro impegnativo per il quale è stato fatto molto ed ancora continuiamo”, risponde Manco. “Negli Stati Uniti ci sono mille postazioni di chirurgia robotica, in Italia una decina e utilizzate pochissimo, perché?”, la domanda di Antonio De Lucia, studente magistrale di Ingegneria Biomedica. “Perché non vengono valutati costi e benefici”, dice Bracale. “Ogni intervento ha i suoi costi. Dove si abusa dei robot, i costi sono coperti da assicurazioni private. Non confondiamo l’esercizio iniziale con quello maturo”, aggiunge Mazzeo. “Le industrie sono indifferenti al dottore di ricerca, ma forse c’è bisogno di un interlocutore”, interviene il dott. Leandro Pecchia. “I dottori di ricerca possono diventare figure interessanti per le aziende” (Manco). Molti gli studenti intervenuti, quasi tutti iscritti a Biomedica. “Il nostro settore è recente, abbiamo poche certezze e questi incontri sono utili”, dice Erica. “La nostra figura è diversa da quella dell’ingegnere tradizionale. Il nostro è un profilo innovativo. L’incontro di oggi ha chiarito dei punti, altri chiarimenti verranno col tempo”, afferma con entusiasmo Pierluigi Giangrande. “Un quadro interessante delle aziende che guardano ai nostri profili e delle possibilità che ci sono anche nella pubblica amministrazione ed in campi dai risvolti innovativi anche in ambito sociale, come l’introduzione delle tecnologie nel campo sanitario. Un modo per fare sempre meglio”, conclude Nicola Di Caprio. 
Per scambiare informazioni e mettere a fattor comune le esperienze, l’Ordine degli Ingegneri ha creato una Community. Per informazioni: segreteria@ordineingegnerinapoli.it.
Simona Pasquale
- Advertisement -





Articoli Correlati