I progetti di Mazzocca, neo delegato del Rettore per il trasferimento tecnologico

“Dobbiamo armonizzare tante voci soliste in un unico coro per essere davvero visibili all’esterno e diventare un modello di crescita per il territorio”. Così il prof. Nicola Mazzocca, già assessore all’Università e Ricerca Scientifica della Regione Campania e docente di Ingegneria, sintetizza lo spirito con cui vuole portare avanti il compito affidatogli dal Rettore Massimo Marrelli attraverso la delega al Trasferimento tecnologico, Rapporti con Enti e Istituzioni e Risultati della ricerca.
“Bisogna lavorare su diversi piani: sul sistema informativo, con il trattamento dei dati, su quello dei servizi innovativi e sulla valorizzazione dei risultati della ricerca”, spiega Mazzocca, illustrando un progetto che vuole portare la Federico II, in sinergia con gli altri Atenei campani, a diventare un esempio ed uno stimolo per il tessuto imprenditoriale regionale, creando dei punti di raccordo tra i risultati della ricerca e le necessità del mondo del lavoro. “In un momento così difficile bisogna agire con proposte concrete e rivedere quello che è il rapporto del nostro Ateneo con le strutture consortili di cui questo fa parte, con gli oltre cento centri di ricerca sparsi sul territorio, con le aziende e con gli Enti locali. Questo per far conoscere all’esterno quelle che sono le nostre competenze e, in un rapporto di vantaggio reciproco, creare uno scambio di saperi che possa portare anche occupazione”.
Tra i piani messi subito in pratica, rientra l’accordo quadro, firmato a dicembre, con il progetto per la gestione della sicurezza delle strutture napoletane del Ministero di Giustizia da parte della Facoltà di Ingegneria: “E’ un passo molto importante, perché questo accordo che ha in sé una parte attuativa, oltre a quella di programmazione generale, può servire da riferimento per ‘n’ accordi successivi. Inoltre, sul progetto appena partito, che metterà a frutto varie ricerche portate avanti in Ateneo, lavoreranno tre Dipartimenti di Ingegneria, uno dei quali coordinato da una ricercatrice, a testimoniare quanto sia essenziale dare compiti di responsabilità ai giovani e non fare solo chiacchiere”.
Un altro punto su cui la Federico II può essere un esempio virtuoso è quello della informatizzazione: “presto verrà completata la digitalizzazione della macchina amministrativa di Ateneo. Questa potrà rappresentare un esempio di innovazione per tutta la Pubblica Amministrazione. Bisogna, inoltre, migliorare il sistema informativo interno perché solo con l’utilizzo di dati precisi possiamo avere elementi necessari per valutare noi stessi e quindi migliorare”. Tra le innovazioni che l’Università può mettere a disposizione del territorio c’è la competenza sull’e-learning, utile, ad esempio, “agli ordini professionali per andare ad incidere sulla formazione continua con tecnologie innovative”.
Nei prossimi mesi, inoltre, si partirà con il progetto di un’anagrafe della conoscenza che renderà maggiormente visibili all’esterno i risultati della ricerca: ‘l’open innovative’, una rete digitale attraverso la quale si evidenziano le competenze presenti in Ateneo e i punti in cui è arrivato lo sviluppo della ricerca nei vari settori. “Un sistema per scambiarsi informazioni sull’innovazione in modo da diventare punto di riferimento per chi vuole usufruire di queste ricerche per fare impresa e, nello stesso tempo, offrire degli spunti ai giovani che vogliono sviluppare studi in settori innovativi”.
“Dobbiamo far capire tutto quello che è in grado di offrire l’Università, con i suoi 100 mila studenti e oltre 3000 docenti, e che tagliare la ricerca significa danneggiare non solo la formazione, ma tutta la produttività del territorio”, conclude Mazzocca.
Valentina Orellana
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