I progetti imprenditoriali di tre giovani laureati

Tre progetti ambiziosi e legati allo sviluppo del territorio campano. Ci stanno lavorando i giovani laureati del Parthenope, selezionati nella seconda fase del progetto Fixo finalizzata all’ingresso nel mercato del lavoro, che desiderano sviluppare idee imprenditoriali. Si tratta di un ulteriore percorso formativo di durata semestrale (i progetti dovrebbero essere conclusi e presentati entro luglio) rivolti a coloro che hanno volontà di intraprendere un’attività autonoma. “Spesso i ragazzi sono demotivati, vedono l’Università come un luogo dove si erogano esclusivamente corsi – afferma il prof. Alessandro Scaletti, responsabile dell’Ufficio Placement dell’Ateneo – e, allo stesso tempo, non conoscono né il mercato del lavoro né i canali per accedervi. E, invece, oggi, l’Università è cambiata: è aperta al mondo esterno. Uno degli obiettivi del nostro Ateneo è proprio quello di informare i nostri studenti e laureati sulle molteplici attività di orientamento in entrata ed in uscita messe in atto”.
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Ferdinando Flagiello ha conseguito la laurea in Management e Controllo nell’ottobre 2010, con il massimo dei voti. Attualmente lavora presso uno studio di consulenza aziendale, ma sogna di diventare un imprenditore e di “riuscire ad aprire un’azienda in Campania”. Originario di Grumo Nevano, sta lavorando alla realizzazione di un’azienda che si occupi del riciclaggio dei pneumatici fuori uso. “Dai pneumatici – spiega – è possibile ricavare tre elementi: fibre, ferro e granulo con cui si possono produrre materiali per l’edilizia, suole per le scarpe, mattonelle di vari tipi, ecc. Ad oggi, le aziende che lo fanno sono pochissime e, qui al Sud, gli imprenditori difficilmente investono in innovazione”. Sotto la guida del prof. Marco Ferretti, docente del Dipartimento di Studi Aziendali, “sto procedendo con le dovute ricerche di mercato, lo studio delle leggi di riferimento per il recupero dei pneumatici e il business plan, anche se mi rendo conto che, quando il progetto diventerà pratico, ci saranno spese non indifferenti da affrontare (il solo impianto di riciclaggio costa circa due milioni di euro)”. In ogni caso, Ferdinando è ottimista. “Non voglio scappare come fa la maggior parte dei laureati con voti alti che preferisce trasferirsi al Nord. Voglio puntare sulla Campania e creare qualcosa che porti sviluppo”. 
Pensa al capoluogo partenopeo anche Annarita Sorrentino, laureata da un anno e mezzo in Management del settore turistico, oggi docente presso una cooperativa sociale. “Avendo visitato varie regioni d’Italia, – dice Annarita – mi sono resa conto che, in Campania, non c’è una forma mentis orientata al turismo”. In pratica, “esiste solo il classico infopoint, presso il quale vengono distribuite le mappe della città”. Il progetto di Annarita, 27enne di Torre del Greco, consiste nella realizzazione di una rete di uffici, localizzati in punti strategici della città, che possano offrire svariati servizi. “L’ufficio deve accogliere, dialogare e orientare il turista, oltre ad erogare molteplici servizi che vanno dalla prenotazione dell’albergo ai consigli sui ristoranti”. Secondo Annarita, “a Napoli manca una pianificazione strategica, per la quale non c’è bisogno di investimenti immediati. Piuttosto, il primo passo sarebbe instaurare un dialogo tra enti pubblici e privati”. Le basi affinché il progetto diventi realtà ci sono. “Sto contattando il Comune di Napoli e ho già individuato uno spazio al porto, nelle vicinanze della biglietteria del molo Beverello, dove potrebbe esserci un primo ufficio”. Si divide, invece, tra ricerca e sogni di imprenditorialità Sergio Bellantonio, 28 anni, di S. Giorgio a Cremano, dottorando in Scienze del movimento umano e della salute. “Il mio lavoro – spiega Sergio nel settembre 2009 – è partito da uno studio del rapporto Censis del 2010 sull’influenza che la mafia ha sulla società e i giovani in particolare”. Dunque, dopo un’analisi dei bisogni del territorio, “ho orientato il mio progetto verso la realizzazione di un ipotetico centro sportivo, che non abbia solo una funzione di addestramento piuttosto una valenza educativa. A mio avviso, il territorio ne avrebbe davvero bisogno”. Le difficoltà economiche non sembrano spaventare Sergio che afferma: “Credo fortemente nell’avvio di un’attività del genere, magari in collaborazione con figure professionali con competenze specifiche in determinati settori, in cui mi sento poco preparato”. 
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