I saloni dell’università “presentano scelte precostituite, come se si fosse in un supermercato”

Guardiamoci dal cadere nei tranelli di un certo modo di intendere l’orientamento. E’ il messaggio che uno dei più autorevoli esperti in materia, il prof. Andrea Messeri dell’Università di Siena, ha portato ai partecipanti al convegno che si è tenuto il 6 aprile nel Centro Congressi di via Partenope. ‘L’Orientamento: un ponte tra scuola e università’, questo il titolo dell’incontro rivolto ai presidi delle scuole superiori e ai docenti referenti dell’orientamento. Un dibattito moderato dal presidente del Sof-Tel Luciano De Menna, attraverso il quale è stato possibile dare voce alle diverse esperienze che i docenti, sia universitari che della scuola superiore, hanno realizzato negli ultimi anni in tema di orientamento. Le riflessioni di ciascuno hanno preso spunto dalla testimonianza del prof. Messeri, il quale ha disegnato un quadro non positivo del modo in cui viene svolta l’attività di orientamento in Italia. In molti casi si diffondono abitudini che rischiano di consolidarsi con conseguenze negative per i giovani. Le immagini che il professore evoca sono quelle delle grandi fiere con offerta di scelte precostituite, i saloni dell’università e dell’orientamento. “Il salone distorce il significato dell’orientamento – ha detto Messeri- si esaurisce in un solo periodo, come se si trattasse di una gita a Gardaland per i ragazzi. Inoltre è pericoloso anche perché presenta delle scelte già fatte, come se si fosse in un supermercato. Dà l’idea che l’oggetto della scelta sia già costituito e vi si debba solo aderire”. Saloni, video, marketing e pubblicità sembrano rispondere semplicemente ad una logica di raccolta degli studenti. Ma bisogna stare bene attenti pure all’intreccio dei ruoli di università e scuola poiché si rischia di restare travolti da quello che Messeri definisce un “gioco perverso”. “Durante il triennio spesso non riusciamo a compiere tutti gli studi che avevamo previsto perché sono troppi- ha detto- e allora chiediamo alle scuole di anticipare qualcosa. Si può anche arrivare all’estremo per cui quei docenti delle superiori che continuano a seguire i loro ragazzi nel primo anno di università diventano come sotto-assistenti. Ecco, questo è un gioco perverso”. Il professore di Siena ha parlato dell’urgenza di una fase che si sta sviluppando, come dire che si è ancora in tempo per fare in modo che certe tendenze non diventino realtà consolidate. In questo scenario l’Università Federico II di Napoli appare come un’isola quasi felice, con la sua grande manifestazione Porte Aperte ma soprattutto con i progetti Prof e Ius. Porte Aperte ha ben poco a che fare con i saloni di cui Messeri ha parlato, poiché accanto al momento della raccolta di materiale presso punti informativi in esposizione, prevede tutta una serie di occasioni di approccio diretto con l’università: visite guidate a laboratori e musei, alle aule delle diverse facoltà, alle biblioteche. L’edizione di Porte Aperte che si è chiusa lo scorso 9 aprile è la terza, il bilancio è stato più che positivo. “Abbiamo avuto più di ventimila contatti” dice il prof. De Menna, che in qualità di presidente del Sof-Tel, il Centro di Ateneo per l’Orientamento e la Teledidattica, ha un ruolo da protagonista nell’organizzazione dell’evento. Anche il prof. Luigi Verolino, referente dell’orientamento per la facoltà di Ingegneria, si dice soddisfatto: “soltanto nei primi due giorni sono venuti ben 400 ragazzi a visitare la nostra facoltà. Se ci manteniamo su cifre analoghe e pensiamo che le facoltà dell’Ateneo Federico II sono tredici…”. Un cruccio però Verolino ce l’ha: “visto che riusciamo a ottenere questi risultati la Direzione regionale scolastica dovrebbe girarsi come un Giano bifronte verso di noi, invece niente, non riscontriamo alcun interessamento da parte loro”. Ma orientamento alla Federico II è anche interazione con le ultime classi della scuola superiore, grazie a programmi, quali il Prof e lo Ius, basati su un dialogo formativo relativamente a temi scelti nell’ambito di determinate materie. Anche quest’anno circa venti scuole di Napoli e provincia vi hanno preso parte e ne hanno sperimentato i benefici. “Questi sono tutti modi per sollecitare gli studenti e i professori a intraprendere l’orientamento vero e proprio”, ha detto il prof. De Menna. E sono attività di cui va orgoglioso il Rettore Guido Trombetti, che nel suo saluto ha sottolineato ancora una volta l’importanza di proseguire lungo questa strada. L’ultima parola però spetta al prof. Messeri: “c’è un processo di trasformazione in corso e non si sa se andrà nella direzione auspicata. Occorre trovare delle soluzioni valide al problema dell’orientamento e stavolta pare che queste soluzioni possano venire proprio da Napoli”. 
Sara Pepe
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