C’è chi, come la Parthenope, ha già inviato il testo definitivo al Ministero dell’Università ed attende che sia restituito con le osservazioni eventuali. C’è poi chi, è il caso della Federico II, ha per ora soltanto licenziato una bozza. Certo è che i prossimi mesi, in seno a tutti gli Atenei della Campania, saranno caratterizzati dal lavoro necessario ad approvare definitivamente e ad attuare gli Statuti, le nuove “Costituzioni” delle Università, sulla base dei criteri generali dettati dalla legge Gelmini, la 240 del 2010, che è entrata in vigore il 29 gennaio. Fissa i paletti, quest’ultima, entro cui gli Atenei possono ritagliarsi margini di autonomia relativa, per definire gli Statuti che regoleranno la loro vita nei prossimi anni. Tra l’altro, prevede la scomparsa delle Facoltà e l’attribuzione di un ruolo centrale ai Dipartimenti. Riconfigura inoltre gli organi di governo degli Atenei – Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione in particolare – che vedono significativamente modificate competenze e composizione.
La Parthenope, si diceva, attende notizie da Roma. Il 20 luglio il Rettore Claudio Quintano ha infatti scritto al Miur: “Si rende noto che il Senato Accademico, nell’adunanza del 12 luglio, ha disposto le modifiche dello Statuto. Si invita pertanto codesto Dicastero ad effettuare i controlli di competenza”. La Commissione per elaborare la Carta fondamentale dell’Ateneo era stata istituita dal Rettore il 31 gennaio. Ne facevano parte sei componenti designati dal Senato Accademico ed altrettanti scelti dal Consiglio di Amministrazione. C’erano poi due rappresentanti studenteschi. Tante le novità del nuovo Statuto. La composizione del Senato Accademico è stata fissata a 21 membri, con la presenza di tutte le componenti dell’Ateneo. I Direttori di Dipartimento entrano di diritto in Senato Accademico. L’elettorato per il Rettore spetta a tutti gli ordinari ed associati, a tutti i ricercatori (compresi quelli a tempo determinato al secondo triennio) ed a tutto il personale tecnico amministrativo. Le preferenze espresse dai ricercatori e dal personale, peraltro, hanno un peso inferiore, valgono meno. E’ il sistema del cosiddetto voto ponderato, in uso anche in assemblee elettive europee ed oggetto di molte critiche. Il Rettore, come peraltro impone la normativa, dura in carica sei anni e non è rinnovabile. Nove i membri del nuovo Consiglio di Amministrazione (CdA), con il Rettore ed uno studente componenti di diritto, due esterni (il minimo di legge) e 5 interni che saranno scelti dal Senato Accademico in una rosa di 10 candidati predisposta dal Rettore. L’articolo 22 si sofferma sui Dipartimenti, “strutture didattiche e di ricerca dell’Ateneo”. La costituzione di un Dipartimento è deliberata dal CdiA, previo parere obbligatorio del Senato Accademico. A ciascun Dipartimento afferiscono almeno 40 persone tra professori e ricercatori a tempo determinato o indeterminato. Quaranta è appunto il numero minimo imposto dalla legge Gelmini. Sono organi del Dipartimento: il Direttore, il Consiglio, la Giunta. Al Consiglio di Dipartimento lo Statuto attribuisce importanti compiti relativi alla didattica. Per esempio: la programmazione didattica annuale e la copertura di tutti gli insegnamenti attivati, la definizione delle attività di tutorato. I Consigli di Dipartimento svolgono inoltre attività essenziali nell’ambito della ricerca. Due o più Dipartimenti, recita lo Statuto della Parthenope, “possono istituire una Scuola Interdipartimentale”. Si tratta, in sostanza, di una struttura di coordinamento delle comuni attività didattiche. Ciascuna Scuola Interdipartimentale ha un Presidente ed un Consiglio. Rettore, Prorettore e Direttori di dipartimento percepiscono una indennità annuale. Lo Statuto non la quantifica e ne rimette la determinazione al CdiA dell’Ateneo. L’articolo 17 individua tre organismi consultivi: il Consiglio degli Studenti, il Comitato per lo sport universitario e il Comitato unico di garanzia. Quest’ultimo, garantisce lo Statuto, esercita compiti consultivi e di verifica su questioni quali le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni. Un punto già oggetto di dibattito e di critiche, da chi teme lo svilimento del ruolo pubblico delle università, è l’istituzione delle Fondazioni di Ateneo. La Parthenope può dare vita ad esse – istituzioni di diritto privato – “anche con la partecipazione di enti, associazioni ed imprese”. Ciascuna Fondazione sarà disciplinata da un apposito Statuto. Il CdiA della Parthenope individua i beni dell’Ateneo la cui gestione può essere trasferita alle Fondazioni.
Alla Federico II la Commissione per l’elaborazione del nuovo Statuto ha licenziato una bozza di documento a fine luglio. Bruno Catalanotti, ricercatore a Farmacia, uno dei membri del gruppo impegnato nella redazione della ‘Carta’, fornisce alcune anticipazioni. “Per la prima volta”, dice, “si inserisce tra le finalità dell’Ateneo il principio dell’ecosostenibilità. La Federico II si impegna ad operare rispettando criteri di riduzione e risparmio energetico, di riciclo dei materiali, di riduzione dei rifiuti prodotti”. Riguardo ai Dipartimenti, che secondo la legge Gelmini saranno il fulcro delle nuove Università, “la Federico II è orientata a stabilire il principio per cui occorreranno almeno 50 tra professori e ricercatori affinché sia possibile costituirne uno. La legge Gelmini fissa invece il tetto minimo a quota 40”.
La Seconda Università ha inviato il suo Statuto lo scorso 27 luglio al Ministero. Il documento è stato approvato il 22 luglio in Consiglio di Amministrazione ed il 25 luglio in Senato Accademico. “Se non ci saranno stravolgimenti da Roma”, dice il Rettore prof. Francesco Rossi, “partiremo con la costituzione degli organi di Ateneo, sulla base di quanto previsto dal nuovo Statuto, a gennaio”. Tra le novità c’è la diminuzione dei Dipartimenti, che passano da 32 a 19. Il Consiglio di Amministrazione sarà costituito da 11 membri: il Rettore, due studenti, un ricercatore, un tecnico amministrativo, tre tra professori di prima e di seconda fascia, tre esterni. Questi ultimi saranno scelti nell’ambito di una rosa di nove nomi designata dal Senato Accademico. Scompaiono le Facoltà, come previsto dalla normativa nazionale, e nascono le Scuole Interdipartimentali, su proposta dei Dipartimenti. Quante? “Certamente Medicina ed Ingegneria – risponde il Rettore – per il resto è ancora tutto in discussione. Lo Statuto infatti non prevede quali e quante Scuole siano in programma. Semplicemente stabilisce che ci saranno le Scuole Interdipartimentali”. La Scuola di Medicina programmerà anche l’attività assistenziale con il Policlinico.
Anche a L’Orientale l’elaborazione del nuovo Statuto è terminata. “Ora il testo è all’esame del Miur”, dice il Prorettore Giuseppe Cataldi. “I Dipartimenti – aggiunge – scendono da 9 a 3. Uno di essi raggrupperà tutto il comparto linguistico. Ad un altro faranno capo tutte le discipline sociali e filosofiche. Nel terzo confluiranno insegnamenti e docenti relativi all’arte ed all’archeologia”. I rappresentanti degli studenti in CdiA saranno due.
Fabrizio Geremicca
La Parthenope, si diceva, attende notizie da Roma. Il 20 luglio il Rettore Claudio Quintano ha infatti scritto al Miur: “Si rende noto che il Senato Accademico, nell’adunanza del 12 luglio, ha disposto le modifiche dello Statuto. Si invita pertanto codesto Dicastero ad effettuare i controlli di competenza”. La Commissione per elaborare la Carta fondamentale dell’Ateneo era stata istituita dal Rettore il 31 gennaio. Ne facevano parte sei componenti designati dal Senato Accademico ed altrettanti scelti dal Consiglio di Amministrazione. C’erano poi due rappresentanti studenteschi. Tante le novità del nuovo Statuto. La composizione del Senato Accademico è stata fissata a 21 membri, con la presenza di tutte le componenti dell’Ateneo. I Direttori di Dipartimento entrano di diritto in Senato Accademico. L’elettorato per il Rettore spetta a tutti gli ordinari ed associati, a tutti i ricercatori (compresi quelli a tempo determinato al secondo triennio) ed a tutto il personale tecnico amministrativo. Le preferenze espresse dai ricercatori e dal personale, peraltro, hanno un peso inferiore, valgono meno. E’ il sistema del cosiddetto voto ponderato, in uso anche in assemblee elettive europee ed oggetto di molte critiche. Il Rettore, come peraltro impone la normativa, dura in carica sei anni e non è rinnovabile. Nove i membri del nuovo Consiglio di Amministrazione (CdA), con il Rettore ed uno studente componenti di diritto, due esterni (il minimo di legge) e 5 interni che saranno scelti dal Senato Accademico in una rosa di 10 candidati predisposta dal Rettore. L’articolo 22 si sofferma sui Dipartimenti, “strutture didattiche e di ricerca dell’Ateneo”. La costituzione di un Dipartimento è deliberata dal CdiA, previo parere obbligatorio del Senato Accademico. A ciascun Dipartimento afferiscono almeno 40 persone tra professori e ricercatori a tempo determinato o indeterminato. Quaranta è appunto il numero minimo imposto dalla legge Gelmini. Sono organi del Dipartimento: il Direttore, il Consiglio, la Giunta. Al Consiglio di Dipartimento lo Statuto attribuisce importanti compiti relativi alla didattica. Per esempio: la programmazione didattica annuale e la copertura di tutti gli insegnamenti attivati, la definizione delle attività di tutorato. I Consigli di Dipartimento svolgono inoltre attività essenziali nell’ambito della ricerca. Due o più Dipartimenti, recita lo Statuto della Parthenope, “possono istituire una Scuola Interdipartimentale”. Si tratta, in sostanza, di una struttura di coordinamento delle comuni attività didattiche. Ciascuna Scuola Interdipartimentale ha un Presidente ed un Consiglio. Rettore, Prorettore e Direttori di dipartimento percepiscono una indennità annuale. Lo Statuto non la quantifica e ne rimette la determinazione al CdiA dell’Ateneo. L’articolo 17 individua tre organismi consultivi: il Consiglio degli Studenti, il Comitato per lo sport universitario e il Comitato unico di garanzia. Quest’ultimo, garantisce lo Statuto, esercita compiti consultivi e di verifica su questioni quali le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni. Un punto già oggetto di dibattito e di critiche, da chi teme lo svilimento del ruolo pubblico delle università, è l’istituzione delle Fondazioni di Ateneo. La Parthenope può dare vita ad esse – istituzioni di diritto privato – “anche con la partecipazione di enti, associazioni ed imprese”. Ciascuna Fondazione sarà disciplinata da un apposito Statuto. Il CdiA della Parthenope individua i beni dell’Ateneo la cui gestione può essere trasferita alle Fondazioni.
Alla Federico II la Commissione per l’elaborazione del nuovo Statuto ha licenziato una bozza di documento a fine luglio. Bruno Catalanotti, ricercatore a Farmacia, uno dei membri del gruppo impegnato nella redazione della ‘Carta’, fornisce alcune anticipazioni. “Per la prima volta”, dice, “si inserisce tra le finalità dell’Ateneo il principio dell’ecosostenibilità. La Federico II si impegna ad operare rispettando criteri di riduzione e risparmio energetico, di riciclo dei materiali, di riduzione dei rifiuti prodotti”. Riguardo ai Dipartimenti, che secondo la legge Gelmini saranno il fulcro delle nuove Università, “la Federico II è orientata a stabilire il principio per cui occorreranno almeno 50 tra professori e ricercatori affinché sia possibile costituirne uno. La legge Gelmini fissa invece il tetto minimo a quota 40”.
La Seconda Università ha inviato il suo Statuto lo scorso 27 luglio al Ministero. Il documento è stato approvato il 22 luglio in Consiglio di Amministrazione ed il 25 luglio in Senato Accademico. “Se non ci saranno stravolgimenti da Roma”, dice il Rettore prof. Francesco Rossi, “partiremo con la costituzione degli organi di Ateneo, sulla base di quanto previsto dal nuovo Statuto, a gennaio”. Tra le novità c’è la diminuzione dei Dipartimenti, che passano da 32 a 19. Il Consiglio di Amministrazione sarà costituito da 11 membri: il Rettore, due studenti, un ricercatore, un tecnico amministrativo, tre tra professori di prima e di seconda fascia, tre esterni. Questi ultimi saranno scelti nell’ambito di una rosa di nove nomi designata dal Senato Accademico. Scompaiono le Facoltà, come previsto dalla normativa nazionale, e nascono le Scuole Interdipartimentali, su proposta dei Dipartimenti. Quante? “Certamente Medicina ed Ingegneria – risponde il Rettore – per il resto è ancora tutto in discussione. Lo Statuto infatti non prevede quali e quante Scuole siano in programma. Semplicemente stabilisce che ci saranno le Scuole Interdipartimentali”. La Scuola di Medicina programmerà anche l’attività assistenziale con il Policlinico.
Anche a L’Orientale l’elaborazione del nuovo Statuto è terminata. “Ora il testo è all’esame del Miur”, dice il Prorettore Giuseppe Cataldi. “I Dipartimenti – aggiunge – scendono da 9 a 3. Uno di essi raggrupperà tutto il comparto linguistico. Ad un altro faranno capo tutte le discipline sociali e filosofiche. Nel terzo confluiranno insegnamenti e docenti relativi all’arte ed all’archeologia”. I rappresentanti degli studenti in CdiA saranno due.
Fabrizio Geremicca







