Il Decreto sul riordino della docenza è legge!

Il Decreto Moratti è legge. Al termine di due anni di elaborazione, modifiche e polemiche, la legge Delega sul riordino giuridico della docenza è stata approvata da entrambi i rami del Parlamento della Repubblica, facendo ricorso al voto di fiducia. Il mondo accademico e quello della scuola, non sono rimasti a guardare e, martedì 25 ottobre, giorno dell’ultima discussione alla Camera, si sono fatti sentire, con una manifestazione cui hanno partecipato centomila persone, ragazzi delle scuole e universitari, ricercatori, precari, docenti e i rettori di molte università italiane. I manifestanti si sono assiepati davanti Palazzo Montecitorio, sotto le transenne, nelle strade laterali e davanti Palazzo Chigi. “Finché in piazza ci siamo stati solo noi docenti e ricercatori, la situazione è stata tranquilla. Quando sono arrivati gli studenti, una frangia di 300/400 persone si è unita al presidio e ha forzato  il cordone. Allora è aumentato il nervosismo, ma i ragazzi hanno mantenuto la calma, nonostante le offese e non si è mai prodotta alcuna situazione pericolosa” racconta il prof. Aniello Buonocore del Dipartimento di Matematica e Applicazione della Federico II, che ha partecipato alla manifestazione insieme ad altre circa centocinquanta persone degli atenei napoletani. “È stata una manifestazione riuscita, abbiamo, democraticamente, espresso il dissenso di una parte del mondo accademico e sono stato proprio contento di vedere degli studenti attivi, dei giovani che pensano con la loro testa”, ha concluso il docente. 
Benché in aula non siano mancati i toni duri, al termine di una lunghissima giornata, la legge è stata approvata con 259 voti e l’opposizione ha abbandonato l’aula. 
UN LUNGO PERIODO DI AGITAZIONI. La manifestazione di Roma è stata l’ultima di un lungo periodo di agitazioni, occupazioni e manifestazioni che si sono svolte, in tutti i principali atenei della penisola. La CRUI, in un documento del 13 ottobre, ha manifestato tutto la sua preoccupazione per la ricaduta degli oneri finanziari aggiuntivi indispensabili per  dare effettivo seguito alle norme introdotte dal decreto. Pur apprezzando alcuni provvedimenti introdotti, quali la deducibilità fiscale delle donazioni, l’abrogazione della tassa sui brevetti e l’esclusione dell’imposta sui redditi provenienti da proventi commerciali, la Conferenza dei Rettori, ritiene inaccettabile che la legge finanziaria continui a lasciare a carico degli atenei gli oneri derivanti dagli adeguamenti stipendiali del personale docente e tecnico-amministrativo a fronte di una riduzione dell’FFO di 55 milioni di euro. 
Anche a Napoli e in Campania, le assemblee e le proteste non sono mancate. In un documento ufficiale, redatto il 10 ottobre, il Consiglio di Facoltà di Lingue  de L’Orientale, ha espresso ferma condanna e totale dissenso riguardo al merito che, di fatto, annulla per moltissimi aspetti l’autonomia degli Atenei, ricondotta ai propri, sempre più magri, bilanci e non sostenuta, in sede centrale, da un’adeguata programmazione finanziaria. La Federico II ha indetto una settimana di sospensione delle lezioni, dal 10 al 15 ottobre. Benché non tutti i corsi di laurea abbiano aderito, il provvedimento ha comunque creato dei disagi. Per tutta la settimana, le facoltà si sono riunite per discutere le proposte da portare all’assemblea di Ateneo che si è svolta venerdì 14 ottobre. All’assemblea, hanno attivamente partecipato anche gli studenti del collettivo cittadino interfacoltà. Il calendario delle iniziative studentesche è fitto. Si comincia con mercoledì 19 ottobre, alla Facoltà di Ingegneria, i ragazzi iscritti all’UDU, hanno indetto una giornata di mobilitazione. Grazie all’appoggio dei ricercatori, hanno tenuto una lezione autogestita in strada e, per protestare contro la mancanza di una mensa in facoltà, hanno organizzato la mensa sociale. Lo stesso giorno la Facoltà di Scienze della Federico II, ha approvato una mozione di rifiuto alla riforma Moratti. Il 21 ottobre gli studenti dei collettivi di  Scienze, hanno bloccato l’ingresso del complesso di Monte Sant’Angelo, creando  forti disagi alla circolazione e poi, in 200, hanno fatto un sit in di protesta davanti alla presidenza di Scienze, per protestare contro le carenze dell’università. Le residenze, la mensa, le borse di studio, le finestre d’esame, sono solo alcuni degli argomenti affrontati dai manifestanti. Il Preside prof. Alberto Di Donato, si è impegnato a perorare la posizione degli studenti all’interno dei Consigli di Facoltà e li ha invitati a presentare delle proposte concrete. Per avviare un confronto, i ragazzi si sono riuniti, mercoledì 26 ottobre, per iniziare a formulare le proposte. “Anche l’anno scorso abbiamo presentato un documento ma le nostre proposte sono state bloccate. Continueremo la nostra battaglia per i servizi e a chiedere le dimissioni degli organi collegiali quale forma di protesta contro il decreto Moratti” dice Daniele del Collettivo di Fisica. Gli studenti si interrogano anche sulle infrastrutture previste e mai realizzate, “era stato stanziato un milione di euro per la realizzazione, qui a Monte Sant’Angelo, di un centro polivalente ma, al suo posto, stanno costruendo degli uffici”, prosegue Daniele. Alla Facoltà di Lettere, invece, un’aula occupata, diventerà un osservatorio sul  precariato, mentre il 27 ottobre a L’Orientale, un’assemblea autoconvocata dagli studenti  contro la chiusura della mensa, è sfociata nell’occupazione degli uffici e della presidenza dell’ A.Di.Su. 
L’8 NOVEMBRE UNA RIUNIONE. Intanto l’università si avvia verso un periodo di riflessione, in primo luogo per valutare gli effetti della riforma. A questo scopo, una commissione di più di cinquanta persone, provenienti da tutte le facoltà, ne valuterà i risultati. Parallelamente, in seguito all’approvazione del decreto, resta da stabilire come proseguire la protesta per tenere viva l’attenzione. “Forse si può intervenire sui decreti attuativi” suggerisce Daniele, “l’8 novembre i sindacati hanno indetto una riunione per iniziare a discutere le forme con le quali continuare la protesta” dice Ulderico Dardano, ricercatore neo eletto al Senato Accademico.
Simona Pasquale
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