Il dibattito ad Ingegneria e Scienze

Le parole del Rettore suscitano ovviamente delle reazioni. Il dibattito ad Ingegneria. “Cosa succede facendo delle simulazioni a quattro o cinque anni, includendo anche i pensionamenti?”, domanda il prof. Emilio Esposito. “Dite che non chiederete più tasse, ma se volete applicare davvero un sistema statunitense, dovreste aumentarle di tre volte. Se non possiamo fallire, allora seguiamo la corrente. Volete dare tutto all’esterno, allora prima che arrivi qualcun altro vendete voi tutto, così scoprirete cosa significa lavorare per una Fondazione”, dice provocatoriamente nel suo intervento il prof. Carlo Meola. “Abbiamo fatto tre anni di politica di rigore, ce ne aspettano altri tre. Che cosa succederà ancora? Qualche spiraglio si comincia ad intravedere. Abbiamo giocato al meglio con le regole che c’erano, forse potremmo abbattere qualche tabù come quello delle tasse, se no qual è il senso? Siamo consegnati agli eventi e basta”, interviene il prof.Franco Garofalo. “Attraverso il CINECA, stiamo costruendo un sistema di controllo di gestione. Il punto è che non ci sono dati certi sul Fondo Finanziamento Ordinario, i cui modelli di calcolo sono in via di revisione. Fino a qualche anno fa era ancora possibile fare delle previsioni, che ora diventano fragili e non solo per quanto riguarda la spesa dello Stato. Se chiudono le grandi aziende del Paese, chi ci fa le convenzioni? Dobbiamo migliorare i processi, abolire gli sprechi, incentivare la ricerca applicata e stressare la valutazione. Potrebbe essere utile aumentare le tasse e vendere i palazzi, ma dobbiamo superare il momento facendo scelte oculate e finanziando solo esigenze reali”, risponde il Rettore il quale, prima di abbandonare l’aula, lancia un ammonimento: “l’Università non è una sfera di raggio infinito; oltre questi numeri non possiamo andare”.
Nella sua Facoltà, Scienze, dove insegna ed è stato Preside, il Rettore incontra un fronte un po’ meno indulgente. “Speriamo che non si taglino i dottorati. A costo di essere impopolare, suggerirei di tagliare quei settori che conducono ancora una ricerca vecchia e presentano sacche di improduttività”, afferma nel suo intervento una giovane ricercatrice. Sulla stessa linea è l’intervento del ricercatore Ulderico Dardano: “i tagli dei dottorati forse sono necessari, ma a Scienze sono sempre stati fatti bene. Forse potremmo cambiare le regole della sopravvivenza del dottorando in Facoltà con meno precariato, maggiore partecipazione e più onestà”. “Che fine hanno fatto i concorsi. Sono stati banditi?”, domanda il prof. Renato Musto. “Le tabelle mostrano che l’Università non ha i mezzi minimi per fare il suo dovere, per funzionare, visto che la più virtuosa è quella che spende meno, dopo aver avuto meno di quello che dovrebbe ricevere in un paese civile. Prendiamo coscienza che questo è un piano di distruzione, perché l’Università dà fastidio a qualunque tipo di regime. Anche Mussolini pretese il giuramento dei professori universitari. È facile individuare i punti in cui effettuare dei tagli. Basta ridurre le enormi sacche di uso personalistico dell’Università, sviluppato soprattutto nelle Facoltà con vocazione professionale e tra quelli molto vicini alla politica di questo governo”, dichiara nel suo intervento il prof. Gustavo Avitabile. 
La replica del Rettore è puntuale. “Gli interventi sui dottorati sono molto romantici, ma non dicono cosa bisognerebbe togliere dal bilancio per trovare i soldi. Tra l’altro il numero dei dottori di ricerca può essere considerato esorbitante, visto che la maggior parte se ne va perché non può partecipare a concorsi e fare colloqui che prevedano questo titolo”. Per quello che riguarda i concorsi “il Ministero ha fatto due ipotesi di meccanismo elettivo di sorteggio. Una che prevede una sola lista per ricercatori e docenti ed una che prevede due liste distinte. Ho letto il provvedimento, è macchinoso e poco chiaro e per ora è fermo presso l’Avvocatura dello Stato. Credo che entro l’anno si faranno nuovi concorsi, ma la decisione di svolgere ad aprile le suppletive dei vecchi concorsi implica che il sistema è davvero complesso”. L’ultima risposta è per Avitabile. “La politica di aggressione e di non finanziamento dell’Università non l’ha iniziata Berlusconi. Non è vero che le sacche di inefficienza esistono solo dove c’è il massimo della professionalità. Sono un po’ dovunque. Nei due anni in cui sono stato Presidente della CRUI, ho sentito spirare un terribile vento del Nord fortemente antimeridionale, che si percepisce nei rapporti interpersonali tra esponenti di Governo e di Confindustria. Conti alla mano, siamo quelli con il maggior numero di persone, dobbiamo reagire, stanando le sacche di non eticità e improduttività, perché se entriamo in un sistema controllato dalla politica è un disastro”. L’applauso finale è a richiesta.
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