Il docente difenderà gli studenti

“Io farei mille ore di lezione, seicento ore di ricevimento studenti e mezz’ora di esami. Le lezioni sono stimolanti, perché inducono a prepararsi e ad approfondire. L’incontro con lo studente serve per capire meglio, per spiegare le cose. L’esame è una tragedia: teoricamente il professore dovrebbe scovare quello che l’allievo non sa e lo studente dovrebbe cercare di non darlo a vedere. Una sorta di gioco del gatto con il topo. Per questo io agli esami ho sempre iniziato così: di che vogliamo parlare? Lo studente sceglie l’argomento e si comincia. Poi, se è preparato od impreparato, lo si capisce comunque, nell’ambito di un colloquio che dura tra i quindici ed i venti minuti”. Le parole del professor Gilberto Antonio Marselli spiegano bene l’alto indice di gradimento del quale gode tra gli studenti della facoltà di Economia. Un consenso che ha indotto il preside Massimo Marrelli a nominarlo difensore civico degli iscritti alla facoltà. I suoi compiti? “Per la verità ancora non li conosco. Ho ricevuto la notizia della nomina in occasione dell’ultimo Consiglio di facoltà ed ho scritto una lettera al preside per capire bene quali attività dovrò svolgere”. Una battuta: ”mi pare di aver capito che sarò la buca dei reclami per tutti i ragazzi i quali avranno di che lamentarsi per qualcosa in facoltà”!. Se lo si interroga circa i motivi per i quali la scelta di Marrelli è caduta su di lui, Marselli risponde così: ”credo sia perché sono sempre stato molto umano. Non mi sono mai dato arie ed ho sempre ricordato di essere stato studente anche io”. 
Dal prossimo primo novembre il docente di Sociologia andrà fuori ruolo, in pratica non svolgerà più lezioni ed esami. Tuttavia la facoltà gli ha chiesto di tenere un ciclo di seminari, su argomenti e problematiche da lui stesso indicate. ”Sono contento, anche se mi sembra strano che debba essere io ad indicare quali seminari svolgere. Sarebbe più logico che fosse la facoltà a chiedermi di trattare alcune tematiche specifiche. Il mio campo di ricerca è noto: sono stato meridionalista con Manlio Rossi Doria ed ho svolto il mio primo lavoro sulla Riforma agraria del 1950”. Laureatosi nel 1951, ha iniziato ad insegnare nello stesso anno ad Agraria di Portici, poi è passato ad Economia di Ancona, quindi è rientrato a Napoli nel 1969, quando ha iniziato i corsi nella vecchia sede di Economia, in via Partenope. Un anno cruciale, che lui ricorda così: ”facevamo gruppi di lavoro, seminari, l’attività era molto intensa. Si discuteva molto, sia pure nell’ambito di contestazioni talvolta molto accese”. L’università che lascia, quella del Duemila, la vede in questo modo. ”Innanzitutto direi che non è una università di massa, come molti erroneamente continuano a ripetere. Ancora adesso esistono fasce sociali escluse, per motivi socioeconomici, dall’istruzione universitaria. Quella attuale è una università sovraffollata, che è cosa diversa. Ricordo che una volta mi trovavo negli USA per tenere un ciclo di lezioni. Alla seconda i responsabili dell’Università si scusarono con me, perché – dicevano – c’era troppa gente in aula. Mi affacciai a guardare e trovai trenta studenti. Nello stesso periodo io facevo lezione a Napoli a trecento persone alla volta, in due aule diverse collegate con un sistema di telecamere interne. Praticamente erano comizi”.
Gli studenti di oggi? “Attualmente frequenta un 15% di persone di altissimo livello ed un 20 % che ancora non ha realizzato di stare all’Università. Il rimanente 65% è rappresentato da un 40% di persone che si sforza per laurearsi bene ed un 25% che va avanti per inerzia”.
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