Il futuro incute timore

Sono tante le storie che si intrecciano tra le aule del Dipartimento di Filologia Classica,  tutte unite da un unico filo conduttore: la passione per il passato e l’incertezza per il futuro. Tra una lezione e l’altra, inseguendo un esame o soffermandosi su un libro, le vite di questi studenti passano lente tra corridoi che sembrano fuori dal tempo, dove il vociare del mondo è filtrato dai vetroni chiusi delle finestre. Ma quando si avvicina la fine del percorso, le paure iniziano a frantumare l’universo classico nel quale i giovani si sono immersi durante gli anni di studio. “Adesso che mi sto avvicinando alla tesi magistrale, l’inquietudine per quello che farò dopo si inizia a far sentire”, racconta Sabrina, al secondo anno di Archeologia e Storia dell’Arte. Sabrina, che ha scelto un percorso di studi rivolto ad un indirizzo molto specifico, racconta: “riceviamo un’ottima formazione, sono innamorata di alcuni docenti, però non ci preparano al dopo”. La parte applicativa è limitata “ma i cantieri sono aperti durante il periodo degli appelli: bisogna operare una scelta tra l’esame o lo scavo. Inoltre, questa esperienza non prepara al lavoro in senso stretto. I docenti non ci spiegano come funziona il mondo dell’archeologia, come prendere contatto con associazioni o quali posizioni sono aperte negli Enti Pubblici. Ad esempio, lo scorso anno il Comune di Roma ha bandito un concorso per archeologi, io l’ho saputo per puro caso: qui nessuno ci informa, non si fa orientamento. Io sto cercando di stringere un rapporto più stretto con il relatore della mia tesi, per cercare di carpire da lui qualche segreto!”. L’amore per l’archeologia, che Sabrina nutre fin da piccola, non sembra bastare. “Se tornassi indietro mi iscriverei a Lingue, perché almeno con quel titolo si hanno più possibilità di lavorare”, afferma con amarezza.   
L’angolo buio in cui è stata isolata la cultura umanistica nella società contemporanea sembra essere anche il cruccio di chi come Antonio, al terzo anno di Lettere Classiche, definisce la sua una scelta da “feticista della cultura. In questo Paese non si dà spazio alla cultura, a quella classica in particolare, per cui iscriversi a Lettere Classiche significa avere problemi futuri con il lavoro e noie a casa con i genitori che ti vogliono spingere a studiare qualcosa di più concreto”. Nonostante tutto, per Antonio pensare ad un’alternativa è impossibile. Il suo obiettivo è coniugare l’amore per il sassofono a quello per l’antichità e l’insegnamento: “Divido il mio tempo tra i corsi al Conservatorio e quelli a Lettere; sto lavorando, a conclusione del percorso triennale, ad una tesi su dei papiri musicali. Per fortuna, grazie all’organizzazione dei corsi, riesco a barcamenarmi bene. I docenti sono tutti molto preparati e riescono a trasmetterti una grande passione, anche se a volte i contenuti sono un po’ troppo nozionistici”. Una lamentela sulle date d’esame: “si accalcano nell’ultima settimana di gennaio e la prima di febbraio, poi, per più di venti giorni, non c’è nulla da fare”.
Coniugare l’amore per il mondo classico con il desiderio di entrare nel mondo giornalistico, la ragione che ha spinto Francesca, di Caserta, a scegliere Lettere Classiche, Corso al quale è iscritta al terzo anno. “Con questo titolo di studio, penso di avere la possibilità di un’alternativa, nel caso non riuscissi ad inserirmi nel mondo della comunicazione. Certo mi sento un po’ scoraggiata – confessa – perché sono stati in tanti a dirmi che non troverò mai lavoro, dai professori del liceo ai conoscenti, ma io credo che questo sia un momento difficile per tutti i giovani e che l’unica possibilità che si ha di riuscire è nel seguire il proprio cuore. Qui, inoltre, ci viene offerta la possibilità di una grande crescita personale: i docenti sono molto disponibili, anche perché non siamo in molti, e agli esami si arriva sempre preparati, perché si sa che è inutile tentare la fortuna!”.
Studiare, studiare, studiare è anche il pensiero fisso di Valeria, iscritta al III anno sempre di Lettere Classiche, che afferma: “è un periodo di crisi generale ed è richiesto a tutti un maggiore impegno per un risultato minore, ma qualcosa dovrà cambiare prima o poi! Io credo che la mia sia stata una scelta giusta”. La sua iscrizione a Lettere è stata motivata dalle prospettive occupazionali: “credo che un laureato in Lettere Classiche abbia una marcia in più, che sia un titolo più spendibile di altri del settore umanistico. Io sogno l’insegnamento, sono cresciuta con una madre ed una zia insegnanti. E’ sempre stato un lavoro che mi ha affascinato. So che oggi la situazione normativa sulla scuola è molto incerta e, come seconda chance, so che potrei 
trovare impiego nelle biblioteche, nei musei, nelle librerie o nell’organizzazione di eventi culturali. Insomma, il panorama è ampio, anche se adesso sembra molto scuro e incerto!”. Intanto, Valeria si attrezza integrando la sua formazione con corsi di lingua straniera ed informatica, “ma avrei ancora bisogno di qualche informazione in più sulla didattica. Ho sostenuto quattro esami di didattica, ma non mi hanno fatto capire veramente cos’è l’insegnamento. Spero che durante la Magistrale in Filologia, Letteratura e Civiltà del Mondo Antico possa approfondire questo aspetto per me molto importante”.
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