Il Preside: occorre “un impegno quotidiano di almeno otto ore”

Inaugurazione dell’anno accademico alla Facoltà di Medicina. La cerimonia si è svolta il 2 ottobre, presso la sede napoletana del Rettorato in via Costantinopoli. A dare il benvenuto alle matricole il Rettore Francesco Rossi, il quale, dopo essersi complimentato con i ragazzi che hanno superato il concorso, dice: “spesso mi capita di andare in giro e incontrare giovani medici che si sono laureati presso il nostro Ateneo. Riferiscono che la preparazione ricevuta ha permesso loro di essere dei buoni medici….”. Con il prof. Mario De Rosa, Pro-Rettore vicario, si entra nel vivo della vita della Facoltà. “Medicina – dice De Rosa – non si può vivere a distanza. La Facoltà sarà, per voi, una seconda casa per i prossimi sei o sette anni. Vi auguro una buona permanenza nel nostro Ateneo”.  Poi il messaggio del Preside Giovanni Delrio: “solitamente le matricole si confrontano con gli studenti peggiori, quelli che sono indietro con gli esami e non hanno una buona considerazione della Facoltà e dello studio in generale. Allora, vi dò un consiglio: prima di iniziare un discorso, chiedete ai ragazzi più avanti a che anno sono iscritti, quanti esami hanno sostenuto e che media hanno…”. A Medicina si studia forse anche un po’ in più che in altre Facoltà. “E’ importante – continua Delrio – non studiare a macchia di leopardo, perché i medici non si possono permettere di avere lacune. C’è bisogno di un impegno quotidiano di almeno otto ore, tra lezioni e studio individuale. Il segreto sta anche nell’essere attenti e partecipi in aula”. Dall’anno scorso, è attivo un sistema per il controllo delle presenze: “ad ogni studente verrà consegnato un badge. Le sanzioni scatteranno per chi cercherà di imbrogliare: ad esempio, lo scorso anno, gli studenti che avevano fatto marcare il badge ai loro colleghi, e poi non erano realmente presenti in aula, sono stati puniti con il salto di una sessione d’esame”. 
Da quest’anno, a Medicina entra in vigore il decreto ministeriale 270. Il prof. Bartolomeo Farzati, Presidente del Corso di Laurea napoletano, spiega le novità e i cambiamenti apportati al piano di studi. “Il numero degli esami –illustra – è stato ridotto da quaranta a trentadue, più quattro verifiche di profitto professionalizzanti da svolgersi dal terzo anno in avanti. Al quarto, quinto e sesto anno, abbiamo accorpato le discipline in maniera più organica”. Ai primi due anni, c’è lo studio delle materie di base, dal terzo, invece, un’impronta clinica che, andando avanti, diventa sempre più marcata. “Al terzo anno, abbiamo inserito un esame di Metodologia clinica  e attività professionalizzanti sul campo che mirano all’acquisizione di alcune competenze quali: accogliere un paziente in reparto, raccogliere l’anamnesi, misurare la pressione e il polso periferico, fare iniezioni e prelievi”. 
La cerimonia è proseguita con una lezione magistrale su “Le cellule staminali e le loro applicazioni in Medicina: alcune certezze, molte speranze”, tenuta dal prof. Gianpaolo Papaccio, docente di Istologia e Embriologia umana (esame del secondo semestre). Papaccio inizia il suo intervento sulle note de ‘La gazza ladra’ di Rossini, per festeggiare in maniera trionfale i ragazzi che hanno superato le prove di ammissione al Corso di Laurea. “Le cellule staminali – dice Papaccio – sono il futuro di molte terapie, in quanto sono state definite un vero e proprio farmaco dalla Food and Drug Administration”. Con parole semplici, il docente spiega il ruolo delle cellule staminali adulte all’interno dell’organismo, mostrando anche le sperimentazioni compiute. “Abbiamo lavorato sulle cellule staminali adulte umane di 450 polpe dentali…”. E mentre in Italia la sperimentazione è in itinere, negli Stati Uniti è già in vendita l’Adistem, “una sostanza – spiega il professore – che separa le cellule staminali da quelle adipose”. 
La maggioranza dei ragazzi presenti in aula sembra pronta ad affrontare l’inizio dell’anno accademico in maniera serena. “Non vedo l’ora che comincino i corsi, – dice Valeria, vent’anni, di Napoli – Sono consapevole che a Medicina si studia molto, ma sono pronta. Il mio obiettivo è specializzarmi in Cardiologia; non so se poi, durante gli studi, cambierò idea…”. “La lezione del prof. Papaccio mi è piaciuta molto – dice Elena, diciannove anni – perché è riuscito a spiegare in parole semplici un argomento molto complicato come quello delle staminali. In alcune slides, ho notato scritte in Inglese e questo mi ha un po’ intimorita perché si tratta di un Inglese tecnico che dovremo studiare. A breve inizieranno i corsi. Mi assenterò il meno possibile per non restare indietro con gli esami”. Claudio coltiva il sogno di diventare medico fin dal quarto anno delle superiori, “quando ho conseguito il diploma, ho subito cominciato a ripetere le materie per superare i test d’ingresso”. Luca Buonaiuto, rappresentante degli studenti, commenta l’entrata in vigore del nuovo ordinamento: “direi che sono tutti abbastanza contenti perché il numero degli esami è diminuito, inoltre sono stati acquistati due manichini per non limitare le attività di reparto. Siamo ottimisti, anche se penso che sarà un anno di transizione”. 
Maddalena Esposito
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