Il prof. Hobson illustra il passaggio dall’arte alla scienza dei sogni

Dagli angeli ai neuroni: l’arte e la scienza dei sogni è il titolo della conferenza del professor Allan J. Hobson della Harvard Medical School di Boston, ospitata giovedì 23 marzo dal Centro Congressi della Federico II. 
Con quest’incontro si è chiusa la seconda edizione del corso sul tema Gli stati della coscienza e l’anestesia, organizzato dalle Facoltà di Veterinaria e di Medicina in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli studi filosofici. Proprio una ricerca del professor Hobson su sonno, coscienza e memoria in relazione alla narcosi è stata lo spunto del corso rivolto a dottorandi, specializzandi e laureati. Il professore Giancarlo Vesce, ha notato come il corso da lui promosso, abbia destato l’interesse di numerosi studenti e professori mentre invece “la risposta delle scuole di dottorato sia stata inadeguata ad un evento che vantava un cast di relatori di respiro internazionale”. 
“Avrei gradito una maggiore partecipazione al dialogo da parte degli intervenuti al seminario”, ha affermato il prof. Hobson, che invece si è dichiarato soddisfatto delle domande intelligenti che gli sono state poste al termine della conferenza.
Grande, infatti, è stata “Alla Corte di Federico II” la curiosità suscitata dal tema del sogno che, sin dal mondo antico, ha stimolato interrogativi generati dal bisogno di attribuire loro un significato, di fargli assumere un valore divinatorio e terapeutico o di interpretarlo come specchio di speranze e paure.
“Quasi tutti gli artisti hanno rappresentato il sogno come ponte tra cielo e terra” ha affermato il professor Hobson, ripercorrendo la storia della rappresentazione della fantasia onirica nel corso degli ultimi 2500 anni. “Le scoperte scientifiche sulla natura del sogno risalgono, però, soltanto all’ultimo cinquantennio – prosegue il professore – per cui solo ora stiamo cominciando a capire come operi il cervello in quanto sede delle creazioni oniriche.”
“L’attività cerebrale comincia a essere studiata per la prima volta nella storia umana e questa ricerca rivoluziona tutti i nostri dei”: Hobson sottolinea lo stretto rapporto che la neurobiologia ha con la fisiologia, la filosofia e la religione per lo straordinario potere che hanno le nuove scoperte sul funzionamento neuronale di trasformare il nostro modo di concepire noi stessi ed il mondo.  
“Come la scoperta del microscopio di Galileo ha costituito il primo passo per la conoscenza dello spazio esterno, – afferma Hobson – così gli studi di neurobiologia rappresentano il primo passo per la comprensione dello spazio interno.”
Durante la fase REM, che costituisce la cornice all’interno della quale è possibile alle visioni notturne organizzarsi per essere narrate, alcune aree del cervello, come i centri visivi e dell’udito, sono molto attive, mentre altre, come quelle che presiedono alla logica, alla consapevolezza e alla memoria, rimangono completamente inattive. E’ per questo che i sogni sono ricchi di immagini, che la sequenza degli eventi risulta spesso bizzarra e che al risveglio il ricordo svanisce, a meno che non ci si desti proprio mentre si sta svolgendo il sogno.
La fonte dei sogni, per il professor Hobson, è una scarica di impulsi nervosi che attiva le cellule della corteccia cerebrale provocando immagini e sensazioni che poi il cervello elabora secondo un significato fortuito.
Il professore americano, dunque, critica aspramente la convinzione di Freud che i sogni siano messaggi dell’inconscio dettati dal desiderio, ma la casualità delle immagini prodotte dagli impulsi elettrici consente comunque a Hobson di riconoscere il sogno come attività creativa che permette all’uomo di immaginare il paradossale, l’incongruente, il non realizzabile e, soprattutto, di vedere con occhi diversi se stesso.
Manuela Pitterà
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