Il prof. Vittorio Betta, grande “con-duttore” di conoscenza

Il martedì mattina alle 10.30  nell’aula detta di Leonardo Da Vinci per il ritratto che ci osserva dalla parete, il prof. Vittorio Betta, 72 anni compiuti a febbraio, fa lezione di Fisica Tecnica 2 ai futuri ingegneri meccanici. L’argomento di oggi è la conduzione termica, ossia “la trasmissione di calore attraverso un corpo, come conseguenza della differenza di temperatura”. Il professore così esordisce per introdurre con chiarezza la relazione tra conducibilità termica ed elettrica, e si avverte,  piacevole sensazione, che per seguirlo non occorra per forza essere padroni delle nozioni base della disciplina. Per far capire come l’irraggiamento, ovvero l’emissione di radiazione elettromagnetica, sia osservabile e dipenda dallo strato superficiale dei materiali, ricorre ad esempi comuni e quotidiani: “lo specchio davanti al quale faccio la barba la mattina riflette il mio viso, ma se ho appena fatto la doccia e si è appannato, è sufficiente uno strato di pochi micron di vapore acqueo per non riflettere più. Allo stesso modo una posata d’argento – prosegue – ha un elevato coefficiente di riflessione, ma se l’impugno vi lascerò delle impronte grasse che impediranno alla luce di riflettersi”.
Dagli specchi e le posate si passa poi alla cottura degli spaghetti per esemplificare il moto convettivo naturale. “Per risparmiare gas, l’acqua salata dovrebbe essere riscaldata su una fiammella centrale in modo che l’acqua calda salga dal centro e ridiscenda sulle pareti della pentola.” E per fissare nella memoria lo scambio di potenza termica che avviene per convezione, afferma: “poichè l’acqua bolle a 100°, il liquido deve superare almeno di sei volte il peso della pasta per mantenere il bollore quando si calano gli spaghetti”.
Il prof. Betta invita gli studenti ad offrirsi a turno per esercitarsi alla lavagna e per incoraggiare i più timidi, dichiara “l’esercizietto da svolgere è di una banalità estrema, ma serve a richiamare nozioni che dovrebbero diventare automatiche.”
“Amo fare molti esempi” dice il professore durante la pausa tra un’ora e l’altra. Ed aggiunge: “le lezioni non dovrebbero durare più di 45 minuti per evitare il calo dell’attenzione. Ci sono docenti anche molto bravi che ritengono i ragazzi capaci di assimilare più concetti se bombardati per  ore”.
La spiegazione riprende, la lavagna si riempie di grafici, formule, sezioni di muro e resistenze finchè, quando all’orologio scoccano le 12.30, abbiamo modo di avvicinarlo. 
Lei  si è laureato con lode e dignità di stampa all’età di 24 anni, 70 le pubblicazioni nazionali ed internazionali, membro e Presidente di Associazioni scientifiche e di collane editoriali, è titolare di cattedra dal 1970: che differenza nota tra l’università di quegli anni e quella di oggi?, gli chiediamo passeggiando per i corridoi.
“Lo studio universitario è diventato più complesso perchè c’è stata un’esplosione delle conoscenze scientifiche. I docenti di Ingegneria oggi hanno raggiunto livelli di competenza confrontabili a livello internazionale, cosa che non accadeva 40 anni fa.” Il prof. Betta non ritiene, però, che sia necessario trasferire l’intero bagaglio di nozioni agli studenti e denunzia “l’incapacità di alcuni docenti di semplificare rimuovendo una parte del sapere”.
Continuiamo a trotterellargli intorno e nell’ascensore asserisce che “per come è strutturato il mercato del lavoro in Italia, vengono premiate le lauree ad ampio spettro rispetto a quelle più specialistiche. L’ingegneria aeronautica, la navale, la chimica, sono condizionate da uno sbocco in un settore limitato. Ma ciò accade per l’ignoranza degli imprenditori che, preferendo assumere un ingegnere meccanico, elettronico o informatico,  non considerano che un aeronautico è comunque un ingegnere.” 
Nel frattempo siamo giunti nel suo studio ed un incredibile panorama appare dalla finestra dell’undicesimo piano del D.E.T.E.C., il Dipartimento di Energetica, Termofluidodinamica applicata e Condizionamenti ambientali di cui Betta è professore Decano: oltre i cantieri di piazzale Tecchio, oltre la stazione della Cumana e l’edificio della Mostra, si dischiude una visuale strepitosa su Coroglio. Lo sguardo spazia da Nisida a Procida e Ischia, e viene in mente che quasi quasi varrebbe la pena approfittare dell’ora di ricevimento anche solo per dare ogni tanto una sbirciatina da quassù…
Il corso di quest’anno prevede anche uno studio sul benessere ambientale ed, in particolare, sul risparmio energetico. Cosa consiglia agli studenti per ottenere con il minimo dispendio di energia il massimo dell’efficienza agli esami? – “I ragazzi devono impegnarsi con costanza dal primo giorno dell’anno e non è facile rinunciare alle vacanze lunghe per seguire i corsi che nella nostra Facoltà iniziano già a settembre”.
“Uomo simbolo
e talent – scout”
Passa a salutarlo il prof. Mariano Cannaviello che tra il serio e l’ironico, si complimenta per aver scelto “di intervistare l’uomo-simbolo del Dipartimento”. 
Il prof. Betta si schermisce con modestia mentre ci accingiamo a chiedergli cosa significhi essere un caposcuola, un maestro riconosciuto.
Risponde di esser stato fortunato nella scelta dei collaboratori a cui ha “sempre cercato di insegnare che il modo di comportarsi è più importante del modo di fare didattica”. Non è certo un caso, però, che tra i suoi ex- allievi vi siano l’ex- Preside della Facoltà di Ingegneria Enzo Naso, l’ex-Preside di Architettura Arcangelo Cesarano, il Rettore dell’Università di Cassino Paolo Vigo e Raffaele Vanoli, il coordinatore nazionale di Fisica Tecnica. E che goda di una grandissima stima.
Il prof. Betta  non ama che si parli di lui in tono encomiastico, ma è felice di esaltare il successo della Scuola di Fisica napoletana. “Abbiamo avuto tecnici di altissimo livello” dice compiaciuto e recalcitra quando gli facciamo notare che quantomeno suo è il merito di averli scelti…
L’essere definito un talent-scout strappa un sorriso al professore che, anche a dire dei suoi studenti, “ha la capacità di mettere a proprio agio”, rivolgendosi loro con il gradito plurale di “noi ingegneri”. 
Il segreto del consenso suscitato è presto svelato: prima che una lezione sulla conduzione del calore, quella di oggi è stata una lezione su come “ducere cum se” gli studenti verso la scoperta del sapere. 
Manuela Pitterà
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