Il ramo trasporti, “un buon serbatoio occupazionale”

Quanto vale oggi una laurea in Ingegneria in termini di opportunità lavorative? Molto ancora, a patto però di azzeccare il settore giusto. Guido Cangiano, ingegnere ventinovenne da quasi quattro anni al servizio del Consorzio Unico Campania, c’è riuscito. Grazie anche ad un pizzico di fortuna. “Nel febbraio del 2001 mi sono laureato in Ingegneria Edile-Trasporti  alla Federico II e nel giro di pochi mesi, assolti gli obblighi di leva, facevo già parte della squadra del Consorzio Unico Campania – dichiara Cangiano – La fortuna è che a Napoli il campo dei trasporti è in grande crescita”.
“Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto – prosegue l’ingegnere – All’epoca, infatti, il Consorzio chiese una lista di laureati alla Facoltà e tra quei nomi il mio relatore, il prof. Bruno Montella, segnalò anche il mio. Feci un colloquio ed eccomi qui, ad occuparmi del settore tecnico del Consorzio, sia nell’ambito della controlleria consortile che nella gestione del sistema di bigliettazione”. Un lavoro che a Cangiano piace e che è “perfettamente in linea col tipo di studi intrapresi all’università. L’ing. Antonietta Sannino, direttore del Consorzio Unico Campania, ha contribuito poi ad arricchire il mio profilo sia sul piano professionale che caratteriale”. 
“Ritengo che la formazione ricevuta nelle aule di piazzale Tecchio sia stata fondamentale per la mia realizzazione lavorativa – aggiunge – perché ho acquisito una certa capacità di problem solving nell’ambito dei trasporti. Un’attitudine che, grazie alla forma mentis che questa Facoltà dà, può essere sfruttata in settori anche diversi da quelli in cui si è specializzati”. L’ing. Cangiano, dunque, è per una formazione teorica, a dispetto delle tante critiche spesso mosse da altri laureati della Facoltà d’Ingegneria di Napoli. “La pratica si acquista sul posto di lavoro. È una salda conoscenza teorica quella che, al contrario, consente di affermarsi in qualsiasi campo”, la sua opinione. Tuttavia, per Cangiano c’è ancora qualcosa da migliorare in questa direzione. “Secondo me la Facoltà dovrebbe ampliare i programmi degli studenti del nuovo ordinamento e sfoltire quelli del vecchio, evitando continue ripetizioni (non so quante volte ci hanno fatto studiare i muri di sostegno…)”. 
I professori Montella, Ennio Cascetta, Marino De Luca, i docenti che hanno contato di più nella carriera universitaria di Cangiano. “Mi piacevano le loro materie – racconta – E poi sono persone che lavorano attivamente a Napoli sulla problematica dei trasporti”. La conoscenza dell’inglese, altro requisito indispensabile per un ingegnere del terzo millennio. “Oramai abbiamo continui rapporti col mondo professionale internazionale, a cominciare dai fornitori, che sempre più spesso sono stranieri”, afferma Cangiano e riferisce: “nel 2000 all’università c’era una semplice prova d’idoneità d’inglese, sarebbe più opportuno equipararla ad un vero e proprio esame. Quanto a me, ho preferito frequentare corsi privati per approfondire la mia preparazione”.
Cangiano è stato due volte fortunato, perché oltre a non dover darsi troppo da fare per la ricerca del suo primo impiego, ha anche trovato lavoro a Napoli, città dove è nato e cresciuto. “Il gruppo di amici con cui ho vissuto i miei sei anni di studio universitario lavora tra Napoli e provincia. Ciò significa che, fortuna a parte, bisogna puntare a quei settori in crescita, come il ramo dei trasporti che in Campania si sta evolvendo, diventando un buon serbatoio occupazionale per i giovani”. Il segnale alle future matricole di Ingegneria è chiaro. Per loro un altro consiglio: “la mia tecnica per laurearmi presto è stata quella di studiare con continuità, un po’ tutti i giorni. Non ho mai fatto mezzanotte sui libri, né ho rinunciato alle uscite con gli amici, allo sport, alle vacanze estive. Poi, una volta laureati, bisogna avere un atteggiamento dinamico nei confronti del lavoro, secondo l’adagio  ‘presto e bene’”.
- Advertisement -





Articoli Correlati