Insegnamento, strada negata ai laureati in Scienze Politiche

Nessuna possibilità d’insegnamento nelle scuole per i laureati in Scienze Politiche che hanno conseguito il titolo dopo il 2001. A stabilirlo, un decreto ministeriale del 2003. “Una vergogna – tuona Amedeo Di Maio, preside della Facoltà di Scienze Politiche de L’Orientale – dal momento che le scuole di tutta Italia sono piene di professori di Storia, Economia e Diritto laureatisi proprio in Scienze Politiche”.
Stando al decreto attualmente in vigore, non esistono più classi d’insegnamento per i laureati in Scienze Politiche dopo il 2001, i quali, pertanto, non possono in alcun modo accedere alle scuole di specializzazione per l’insegnamento (nessun divieto, invece, per quanti ce l’hanno fatta prima di questa data). Quel che è più grave è che molti tra gli addetti ai lavori hanno ignorato la questione per lungo tempo. Adesso finalmente la svolta, con la presa di coscienza della Conferenza dei Presidi di Scienze Politiche, che a settembre ha votato all’unanimità una mozione indirizzata al Ministero dell’Università e Ricerca con l’invito a correggere la normativa.
Un errore materiale del legislatore, è così che si spiegano la vicenda i Presidi riuniti in Conferenza. “Quella dell’errore – commenta Amedeo Di Maio – è l’unica chiave di lettura possibile, visto che non esiste motivo alcuno per cui un laureato in Scienze Politiche non possa più insegnare”. Anzi, secondo il Preside de L’Orientale, “ci sono svariate ragioni che impongono un immediato ripristino della situazione ante legem”. Nulla osta, infatti, ad laureato in Scienze Politiche di insegnare considerate le caratteristiche intrinseche dei Corsi di Laurea di Scienze Politiche, “all’interno dei quali si studiano materie come la Storia, la Geografia, il Diritto, l’Economia”; il contenuto culturale della laurea in Scienze Politiche, “per nulla inferiore a quello di altre Facoltà come Sociologia, Economia e Giurisprudenza”; la modernità che contraddistingue i suoi Corsi, “dal momento che ultimamente nelle scuole si richiede una preparazione moderna”. 
Per Di Maio, inoltre, “poiché a questo laureato viene negato l’accesso alle libere professioni, a maggior ragione bisogna garantirgli l’ingresso nel pubblico impiego”. Tra le altre questioni aperte, infatti, resta quella relativa all’iscrizione dei laureati in Scienze Politiche all’albo dei dottori commercialisti, possibilità che, dopo la riforma Moratti, pare sia riservata esclusivamente ai laureati in Economia.
Quale futuro, dunque, per un laureato in Scienze Politiche, alla luce delle già magre possibilità d’impiego che garantisce questo titolo? “Il Miur dovrà darci delle risposte; speriamo di averle già nella Conferenza dell’11 novembre”, riferisce Di Maio. Un dato di fatto, però, resta: “Anche se si riuscirà a rimediare all’errore prodotto, una generazione di laureati ne pagherà irrimediabilmente le conseguenze”.  
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