Insegnare al primo anno? “Stimolante”

Insegnare al primo anno in una facoltà dai grandi numeri come quella di Economia, è sicuramente molto stimolante, sebbene, per certi aspetti, complicato. Ne parlano gli insegnanti che insegnano Metodologia al primo semestre. “Di solito i ragazzi al primo anno sono molto turbolenti ma quest’anno le cose stanno andando bene. Gli studenti sono attenti anche alle esercitazioni e molto attivi in Dipartimento. Ho istituito degli orari di ricevimento supplementari, con l’aiuto anche ai miei collaboratori, il pomeriggio e nei giorni in cui non hanno lezione all’università. Sono molto contenta” afferma la prof.ssa Adele Caldarelli. “La settimana scorsa, c’è stata la prima prova intercorso, alla quale si è iscritta praticamente tutta l’aula e una buona parte l’ha anche superata. Certo le ore sono ridotte rispetto al passato, però le cose funzionano abbastanza bene” sostiene il prof. Riccardo Viganò. “Ai primi di novembre, si è tenuta la prima prova dell’anno, alla quale hanno partecipato circa 310 studenti, con risultati mediamente buoni, in alcuni casi ottimi, e non è facile arrivare a questi risultati in così poco tempo. E’ indice di buone capacità” afferma il prof. Roberto Maglio. Il metodo migliore, per aiutare i ragazzi ad entrare in una materia ed evitare loro delle brutte sorprese agli esami, a detta dei docenti, richiede molti esempi e molte esercitazioni. “La riforma ci costringe a spiegare in tre mesi quello che prima richiedeva un anno o due. Correre non avrebbe senso. Preferisco rinunciare ad un argomento, piuttosto che lasciarli con tante lampadine cui non sanno dare un senso” sostiene la professoressa Caldarelli. “Utilizzo moltissimo il sito docenti. Settimana per settimana, sono disponibili in rete degli esercizi che ripercorrono le lezioni e dei questionari con domande relative agli argomenti trattati in aula. Facciamo anche molto ricevimento studenti, ma questo sistema è capillare e arriva a tutti” spiega Viganò.
Insegnare è una passione. “Al primo anno, si devono insegnare anche le regole dell’università e bisogna aiutare i ragazzi a crescere gradualmente. I grandi numeri, le idee non sempre chiare e la scarsa conoscenza dell’organizzazione universitaria, sono certamente degli aspetti negativi. Si tratta però, di ragazzi  che hanno molto entusiasmo ed è gratificante lavorare con loro” dice il prof. Maglio. “E’ come insegnare a un bambino a leggere e scrivere, è molto più stimolante, si hanno molte più soddisfazioni”, l’opinione della prof.ssa Caldarelli. “Mi piace molto insegnare al primo anno, perché si può offrire agli studenti l’inquadramento generale e accompagnarli per mano in qualcosa che ancora non conoscono. Secondo me è molto affascinante e, a mio avviso, il tasso di successo negli anni è cresciuto”  afferma  il prof. Viganò il quale non è l’unico a credere che, sebbene l’entrata in vigore della riforma universitaria abbia creato molti problemi, l’intero sistema sembra essersi ormai incamminato verso un sostanziale equilibrio.
 Simona Pasquale
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