L’Economia Politica e lo spettro della matematica

Dipartimento di Teoria Economica ed Applicazioni. Orario di ricevimento della cattedra di Economia Politica del prof. Antonio Murolo. Nel corridoio gruppi di studenti (ognuno composto da dieci studenti al massimo) aspettano il proprio turno confrontandosi con gli altri e scambiandosi appunti. Sperano di superare l’esame e di acquisire una buona conoscenza del mondo economico. “Il professore – racconta Maddalena, studentessa di Scienze Giuridiche- durante il corso è molto chiaro. Il problema si pone quando si devono collegare tutti i temi trattati. Chi non studia tutti gli argomenti, difficilmente comprenderà la relazione che li lega. Così non potendo confrontare le diverse teorie e i diversi percorsi storici, l’esame risulterà ostico e prevalente di contenuti matematici. Il prima e il dopo di una teoria, invece, rappresentano gli elementi base”. 
“Occorre capire
il concetto economico”
“Questi ragazzi formano dei gruppi perché hanno voglia di studiare. Recepire in modo passivo non serve a nessuno – spiega il prof. Murolo- Il problema principale dell’esame è capire il concetto economico, la formulazione matematica o grafica diventa lo strumento per meglio interpretarlo. Il grafico non è il fine a cui bisogna arrivare, si possono dimostrare le stesse cose senza l’uso di formule”. Sentenzia: “lo studente che lamenta l’uso eccessivo della matematica non vuole mettersi in gioco”. 
“ll pensare che l’economia politica sia strettamente collegata alla matematica nella realtà non ha un riscontro pratico -conferma Marta-. Io ho frequentato il liceo classico e all’inizio ero spaventata. I dubbi sono spariti con il corso e la frequentazione del dipartimento. Mi è rimasta una gran voglia di apprendere. Ci sono termini come tasso d’interesse, bilancia dei pagamenti, spesa pubblica, che hanno una forte influenza nel mondo in cui viviamo. Non possiamo evitare di affrontare questi argomenti rimandando l’esame senza prendere coscienza della sua importanza”. Anche per quest’esame il riscontro con l’attualità ha un peso rilevante. “L’attualità aiuta a capire come posizionare nella realtà le varie teorie che si studiano- ribatte la dottoressa Ylenia Savarese che collabora alla cattedra del prof Murolo- Non ci sono argomenti che definirei ostici, ogni programma presenta i suoi paletti, tutto può essere affrontato attraverso il colloquio ed il confronto con il docente e con gli altri”. 
Consiglio:
“frequentate i corsi”
“Consiglio agli studenti di frequentare i corsi, i seminari ed i gruppi del dipartimento che si formano attraverso la frequenza assidua- continua il professore- Chi resta a casa poi si lamenta di non capire il programma. Ribadisco: c’è una grossa distinzione tra l’imparare passivamente e in modo mnemonico e lo studiare per amore della conoscenza. Lo studio aiuta ad agire nel mondo concreto senza richiedere l’intervento di formule e diagrammi”. 
Insomma, più che farsi spaventare dalla matematica, chi intende studiare l’esame deve avere in mente un percorso delineato: in primis bisogna capire il concetto economico, com’è nato e cosa ci vuole dire e solo in seconda analisi bisogna spiegare il concetto attraverso l’uso di formule matematiche e grafici. Non si può partire dai grafici per cercare il fondamento della teoria ma è la teoria che deve essere spiegata con l’utilizzo di questi mezzi. 
“La matematica necessaria per capire il libro di testo – afferma il prof. Bruno Iossa- è elementare, quindi anche lo studente proveniente da studi classici è perfettamente in grado di superare l’esame. Lo spavento che viene manifestato da molti studenti è infondato, la stessa esposizione dei diagrammi è solo uno dei tanti metodi con cui si può spiegare la teoria. Se si capisce il concetto, il diagramma viene da se”. Ma gli studenti non la pensano così. “A lezione cerco di far capire ai ragazzi qual è l’approccio giusto, individuo i punti fondamentali da cui non si può prescindere anche se il libro va studiato tutto. Io do molto peso all’attualità, all’economia internazionale, all’economia aperta agli scambi con l’estero, alla moneta unica europea. In sede d’esame, una volta stabilito il testo su cui si è studiato, si pongono domande sulla parte generale”, spiega il docente. E se l’esame fosse anche scritto? “Per ora i miei studenti non hanno manifestato consensi per un eventuale test scritto. Se me lo chiedessero, si potrebbe provare. Sono sempre pronto a recepire nuovi stimoli. L’economia è una materia ricca di argomenti complessi, ma gli studenti che frequentando il dipartimento e studiano con i miei collaboratori, affrontano l’esame con più consapevolezza e con uno spirito diverso. Bisogna avere più fiducia nelle proprie potenzialità senza lasciarsi ostacolare da ciò che si reputa ostico e difficile”.  
Susy Lubrano
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