L’efficacia delle simulazione nella formazione dei laureati in Professioni Sanitarie

Dell’efficacia didattica della simulazione ad alta fedeltà nei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie si è parlato il 5 maggio in un workshop organizzato dal Presidente del Corso in Infermieristica prof. Nicola Scarpato in collaborazione con la Laerdal, l’azienda produttrice di prodotti didattici e terapeutici. “Prepariamo giovani laureati che devono avere competenze adeguate al ruolo che assegna loro l’Europa”, afferma Scarpato, sottolineando quanto siano importanti nella formazione di un professionista della salute le conoscenze teoriche, pratiche e di almeno una lingua straniera. Ha poi aggiunto: “Oggi mostriamo ai coordinatori infermieristici le attività che dovrebbero diventare routine nella didattica”. Il professore ritiene che anche l’esame di Stato dovrebbe essere basato su un esercizio di simulazione. Ma ci sarebbe bisogno: “di molto più personale e di un Centro di Simulazione come si deve a cui afferiscano i corsi di Medicina e Professioni Sanitarie. Sarebbe un investimento produttivo e di qualificazione”. Perché la simulazione sia efficace occorre il massimo realismo, vale a dire locali attrezzati, divise ed una telecamera per analizzare ciò che è avvenuto durante l’esercitazione. “Lo studente deve avere conoscenze appropriate, acquisire dimestichezza con il simulatore, seguire il protocollo”, sostiene Giuseppe De Marco. E  Fausta del Deo aggiunge: “Per diventare infermieri bisogna essere in grado di decidere quali sono le tecniche migliori da utilizzare. Dunque, non si può prescindere dalle esercitazioni pratiche”. La prof.ssa Anna Maria Staiano si sofferma sull’importanza della simulazione per ridurre il rischio clinico nell’infermeria pediatrica ed invita a provare i vari tipi di simulatori, compreso quello in realtà virtuale per accesso venoso. “Siamo passati all’infermiere di buona volontà all’infermiere professionale: questo obbliga a requisiti etici e professionali di livello europeo che si raggiungono con le esercitazioni pratiche. La simulazione permette di riflettere anche sull’aspetto comportamentale”, sottolinea il prof. Luigi Greco il quale ritiene che utilizzare dei manichini sia una priorità ma anche una scelta etica. Tant’è che quando ha attivato la Facoltà di Medicina in Uganda ha subito acquistato dei manichini su cui far esercitare gli studenti. “Sono stato obbligato ad acquistare anche 40 cadaveri”, aggiunge. “In Italia non è più consentito operare sul cadavere. Inoltre, a differenza del cadavere, il simulatore dà delle risposte, è interattivo e consente di lavorare in sicurezza e tranquillità”, precisa Luigi Danesi della Laerdal.
Manuela Pitterà
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