La città nuova di Franco Purini

“Si tratta di uno dei massimi esperti dell’architettura del secondo ‘900. Il suo studio sulla città nuova è uno straordinario esempio di architettura moderna. La città nuova dà nuova luce, forza ed identità alla città. E’ l’essenza di quella che dovrebbe essere la città ideale, quasi utopistica. Una città che rappresenta la configurazione perfetta di un aspetto spaziale in un determinato contesto sociale. Un progetto molto interessante in cui gli elementi fondamentali sono racchiusi in quattro prerogative: una città chiusa, chiara, regolare, ma soprattutto conclusa”, ha detto la Preside della Facoltà di Architettura prof.ssa Cettina Lenza nel presentare, il 16 ottobre, ad una affollata platea studentesca, il prof. Franco Purini, conosciuto internazionalmente soprattutto per essere stato il campione della cosiddetta architettura disegnata.
Purini, 65 anni, nato a Isola del Liri, professore di Composizione Architettonica e Urbana a La Sapienza,  ha presentato il suo ultimo studio, in qualità di curatore del nuovo Padiglione Italiano allestito alla Biennale di Venezia, dal titolo: “Vema, la città nuova”. 
“L’architettura è un continuo invito a creare scenari nuovi” ha esordito Purini. Il suo è stato un racconto vibrante, ricco di aneddoti e storie sulla Biennale e sui modi di allestire una mostra. “Si può creare, ponendosi un problema e presentando una serie di risposte o stando attenti a presentare nuove ricerche che sappiano rompere gli schemi del passato. Uno dei miei obiettivi è sempre stato quello di sperimentare, proprio per questo abbiamo ideato la città nuova”. Vema è una città ideale progettata da venti giovani architetti situata tra Verona e Mantova. Una città che apre le porte alla nuova architettura italiana e che ipotizza le trasformazioni che il nostro paese potrà avere tra una ventina di anni. “Il tema della città è oggi attualissimo. Riuscire a capire, a vedere se oggi la città appartiene ancora ai suoi abitanti o se è sfuggita ad ogni forma di controllo. Gli architetti hanno la responsabilità di rifiutare quest’ultima ipotesi, riaffidando le città ai legittimi proprietari, cioè a tutti i suoi cittadini”. Dalle sue parole si intuiscono pensieri e riflessioni di un uomo che, oltre a cercare nuovi scenari, è riuscito con la sua passione e la sua professionalità a far varcare al nostro paese i confini della propria territorialità ed a proiettarlo in un contesto internazionale. “Quando abbiamo attivato il padiglione Italiano alla Biennale – ha affermato Purini- abbiamo subito inaugurato una mostra dal titolo, Italia-Italy, proprio per ribadire con forza il concetto di internazionalizzazione. L’errore più grande che si può commettere, infatti, è quello di permettere alla cultura italiana di non rinnovarsi, di non modernizzarsi. Rinnovarsi, però, non vuol dire perdere la propria identità, come spesso si è fatto in questi anni”. Dopo aver parlato del ruolo dell’architetto e dell’architettura italiana nel mondo, Purini ha introdotto l’argomento sulla città nuova. “Vema è una città ideale perché respinge lo stereotipo di città dormitorio, di città abbandonate al degrado. Città solo ricche di cemento e prive di ogni forma di verde, di colore e di luce. Città che hanno snaturato la loro natura e che ora non appartengono più a nessuno, restando sommerse da una diffusione urbana senza senso. Prima la vostra Preside ha parlato di quattro prerogative, io ne aggiungo un’altra, che poi le rappresenta tutte, quella dell’innovazione. Una città chiara, regolare e conclusa, è una città che sa proiettarsi al futuro è appunto una città nuova progettata e destinata ai giovani”. Purini si è soffermato molto su questa posizione, affidando ai giovani non solo la realizzazione del progetto, ma anche le chiavi per un futuro migliore. “Abbiamo scelto venti giovani architetti per questo progetto, perché non essendo già affermati, non sono già logori di schemi, pensieri e logiche precostituite”. “Vedete – ha concluso- voi siete in una fase importante della futura carriera. Nella vita le idee migliori, quelle realmente importanti si concepiscono tra i 20 e i 30 anni. Subito dopo, si possono perfezionare, ma non si scopre più nulla”. 
Gianluca Tantillo
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